giovedì, Agosto 13, 2020

Ansia Sociale: la gente ti fa paura? Affrontala così

Tonia Samela
Tonia Samela
Tonia Samela, nata a Potenza nel 1994. Psicologa Clinica e Dottoranda di Psicopatologia del Comportamento, attualmente conduce la sua attività di ricerca a Roma. È attiva nella promozione della salute e nella divulgazione scientifica del sapere psicologico.

A gran parte di noi sicuramente è capitato di scambiare sguardi di intesa con una persona sconosciuta su un treno, di sorridere a un estraneo in fila davanti a noi alla cassa del supermercato, di iniziare una conversazione con una persona mai vista prima durante una festa. Anche a quelli un po’ timidi sarà comunque capitato qualche volta di rivolgersi con serenità a una conoscenza comune dopo un’iniziale e cauta diffidenza. Secondo il DSM-5, la Fobia Sociale è un disturbo d’ansia caratterizzato da ansia significativa quando ci trova in determinate situazioni interpersonali o di prestazione in pubblico, nelle quali l’individuo è esposto al possibile esame degli altri. Non stiamo parlando quindi di comune timidezza, ma di una condizione di sofferenza psicologica che porta le persone a sentirsi sistematicamente inadeguate e convinte che loro prestazioni o azioni appariranno ridicole agli occhi degli altri. In situazioni di convivialità la loro ansia sarà evidente: potrebbero sudare, arrossire, persino vomitare a causa della tensione, tremare o parlare con voce flebile. Saranno anche convinte che tutti si accorgeranno di questi loro problemi e li osserveranno e giudicheranno. Inoltre, potrebbero perdere il filo del discorso e non ricordare più nulla di ciò che avevano da dire o non riusciranno a trovare le parole per esprimersi. Oppure ancora potrebbero apparire come persone deboli di carattere, eccessivamente dipendenti dal giudizio degli altri, disposte alla sottomissione. La persona si impegna quindi sistematicamente ad evitare le brutte figure. Leggi anche: Giornata Mondiale della Salute Mentale, la situazione in Italia

Ansia sociale: ne soffre più di 1 persona su 10

Circa il 13% della popolazione soffre almeno una volta nella vita di episodi di questo tipo. Si tratta infatti di una condizione abbastanza comune anche se molto debilitante dal punto di vista dell’esperienza soggettiva. I sintomi sperimentati sono quindi soprattutto quelli relativi all’ansia e alla vergogna. La persona, durante la manifestazione di questo disturbo, oltre a pensare esclusivamente all’eventualità di fare brutta figura, sente aumentare il battito cardiaco, diventa rossa in volto, suda eccessivamente, ha la bocca secca, ha difficoltà a deglutire, contrae tutti i muscoli del corpo e spesso può sperimentare anche malesseri gastrointestinali. In condizioni normali, questi sintomi si manifestano in situazioni di pericolo o minaccia grave per la propria incolumità fisica o psichica. Chi soffre di fobia sociale, invece, li sperimenta nelle situazioni più disparate e neutre come parlare in pubblico, leggere in chiesa o suonare uno strumento musicale, mangiare insieme ad altre persone, firmare un documento davanti a degli osservatori, utilizzare un bagno pubblico, conoscere nuove persone, esprimere la propria opinione in gruppo, prendere la parola in una riunione. Per sfuggire a queste condizioni di sofferenza, chi soffre di fobia sociale tende, in quelle situazioni, a mettere in atto una serie di comportamenti per minimizzare o eliminare il disagio. Questi comportamenti prendono il nome di “condotte di evitamento” e di “condotte protettive”. Le condotte di evitamento consistono appunto nell’evitare situazioni, comportamenti, luoghi, contesti, persone che possono innescare le situazioni temute. Le condotte protettive, invece, sono tentativi di minimizzare o nascondere il proprio disagio e la propria ansia, al fine di non apparire inadeguati, anche se spesso non ci si riesce. Alle persone che soffrono di ansia sociale questi comportamenti sembrano delle ottime strategie di sopravvivenza. Tuttavia, se protratti nel tempo, minano la salute mentale delle persone che le mettono in atto, peggiorando la qualità delle loro relazioni e incidendo negativamente sul loro benessere percepito. Leggi anche: Ansia da prestazione, cos’è esattamente?

Ci sono situazioni che non si possono evitare, ecco come affrontarle

La Fobia Sociale comporta ansia e disagio stabili. Alle volte, affrontare delle situazioni in pubblico è inevitabile. Non ci si può assentare sistematicamente a tutte le riunioni, a tutti i pranzi d’azienda, i matrimoni, le cene di Natale e eventi simili. Evitare alcune situazioni temute può dare pesanti conseguenze negative in ambito sia lavorativo che sociale. Inoltre le persone con Fobia Sociale possono avere difficoltà a instaurare nuove conoscenze, sia intime che superficiali, e nelle situazioni di gruppo, rimanendo sempre più sole, con conseguente rabbia e depressione secondaria. Allo scopo di sensibilizzare le persone rispetto a questo disturbo, per fare in modo che le persone che ne sono affette lo riconoscano e possano quindi curarsi, sabato 1 febbraio 2020 sarà la Giornata mondiale dell’ansia sociale, istituita appositamente per aumentare la sensibilizzazione e accrescere la conoscenza di questa realtà di sofferenza psicologica non troppo rara nella popolazione generale. I sintomi e il disagio legati alla Fobia Sociale tendono a cronicizzarsi e a persistere nel tempo se non si interviene, inducendo chi ne soffre a evitare le attività sociali a cui invece si vorrebbe partecipare. La terapia di sostegno psicologico e la psicoterapia si sono dimostrate perfettamente efficaci per la cura di questo disturbo, con tassi di ricaduta molto bassi o comunque in gran parte scongiurati. Il fulcro del trattamento risiede nella graduale esposizione frequente e prolungata, opportunamente predisposta da paziente e terapeuta alle situazioni sgradevoli. La persona si troverà ad affrontare ciò che più teme, certo, ma lo farà finalmente con la sensazione di avere le spalle coperte, in completa sicurezza. Tale appoggio permette di affrontare le situazioni temute in modo progressivamente più agevole e soddisfacente. Contemporaneamente a ciò, la persona sarà stimolata e aiutata a riprendere in mano aspetti della vita dolorosamente messi da parte, a partire dai rapporti sociali, sentimentali e lavorativi, aumentando il benessere psicologico e liberando la persona dalla sofferenza. Leggi anche: Andare dallo psicologo è ancora un tabù: 5 miti da sfatare di Tonia Samela

Tonia Samela
Tonia Samela
Tonia Samela, nata a Potenza nel 1994. Psicologa Clinica e Dottoranda di Psicopatologia del Comportamento, attualmente conduce la sua attività di ricerca a Roma. È attiva nella promozione della salute e nella divulgazione scientifica del sapere psicologico.

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