lunedì, Ottobre 18, 2021

Fukushima, 10 anni fa la tragedia. Quanto costa un disastro nucleare?

Dopo 10 anni la regione di Fukushima è ancora radioattiva ma la prefettura locale invita i turisti. Danni infiniti a persone e cose, vale la pena il nucleare?

Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

Sono passati 10 anni dalla tragedia di Fukushima, quando la centrale nucleare di Dai-chi subì una serie di esplosioni dopo essere stato inondata dallo tsunami provocato da un terremoto di magnitudo 9, il più forte di sempre. Era l’11 marzo 2011, le radiazioni emanate dai reattori nucleari in fiamme e le acque contaminate inquinarono vastissime aree e l’Oceano Pacifico fino alle coste americane. 

La perdita di vite umane e gli infiniti danni tuttavia avrebbero potuto essere molti ma molti di più se non fosse stato per l’altissimo livello di preparazione del Giappone ai disastri. Si tenta in tutti i modi di tornare alla normalità, ma la strada è ancora molto lunga.

Un disastro di proporzioni enormi

Quello di Fukushima Dai-chi è stato il secondo disastro nucleare più grave al mondo dopo quello di Chernobyl nel 1986. Migliaia di persone morirono, primi tra tutti gli operatori che si sacrificarono per fermare le fiamme e mettere in sicurezza la centrale. Mezzo milione di sfollati costretti a lasciare tutto quel che avevano, di cui decine di migliaia non sono tornati. I pescatori della zona, e non solo, furono messi in ginocchio dal blocco della pesca e successivamente dalla diminuzione degli incassi per via della ragionevole diffidenza dei compratori. La paura delle radiazioni persiste. Le sfide e gli sforzi per tornare alla normalità sono infiniti.

Sono passati 10 anni ma se ne prevedono 30 per completare le bonifiche con dei costi esorbitanti e nel frattempo il rischio che il disastro prenda proporzioni ancora più grandi è altissimo. Solo il 20 febbraio scorso una nuova scossa di terremoto ha fatto temere nuovi sversamenti di acque radioattive in mare e un nuovo tsunami che portasse via con sé i materiali contaminati.

Bonifiche infinite a Fukushima

In questi 10 anni le bonifiche procedono ma lentissime. Lo stoccaggio delle acque contaminate è arrivato al limite della capienza e si paventa la “soluzione” di sversarle nell’Oceano. La Tokyo Electric Power Company Holdings (TEPCO), la società proprietaria dell’impianto, sta lavorando a più non posso ma i tempi necessari a completare i lavori sono molto dilatati.

Per via della pericolosità delle manovre, ad oggi sono stati fatti passi da formica per lo smaltimento dei materiali fusi con gli incendi e delle barre di combustibile nelle piscine di raffreddamento attraverso l’uso di un braccio meccanico manovrato a distanza. Serviranno 30 anni e 76 miliardi di dollari per recuperare il combustibile nucleare inutilizzato, rimuovere i detriti fusi delle barre, demolire i reattori e sbarazzarsi dell’acqua di raffreddamento contaminata. 

L’acqua radioattiva aumenta di giorno in giorno

Sono 160 le tonnellate di acqua radioattiva in più al giorno per via dell’affluenza continua delle acque provenienti dalle falde. Il governo giapponese ha già speso 35,4 miliardi di yen (l’equivalente di 291 milioni di euro) per costruire una barriera ghiacciata sotterranea che impedisca all’acqua delle falde di entrare in contatto con quella contaminata ma il problema non è completamente risolto e il flusso è stato ridotto da 500 a 100 tonnellate giornaliere.

L’acqua viene depurata dagli elementi più pericolosi, ma non completamente, e raccolta in fusti. Ad oggi sono state stoccate 1,24 milioni di tonnellate di quell’acqua ma lo spazio a disposizione è limitato e si prevede che sarà esaurito nell’estate del 2022. A quel punto i fusti potrebbero venire interrati o l’acqua lasciata evaporare, o ancora bisognerà aspettare 123 anni perché ne diminuisca la radioattività. Ma la soluzione meno costosa e più facile è quella di “diluirla” disperdendola in mare, di fatto, tornando da capo a dodici. L’intero Oceano Pacifico ancora porta i segni del disastro che lo colpì in primis inquinandolo fino alle coste del continente americano.

Non è solo la “zona proibita” ad essere pericolosa

Morti, sfollati, scappati, la desolazione dell’area è immensa. Si stima che le vittime siano state molte di più dei circa 16.000 morti acclarati, calcolando anche le persone che in seguito al disastro si sono ammalate e che si continuano ad ammalare.

È stata circoscritta una zona off limits: la “Exclusion Zone”. Ma sebbene le autorità competenti continuino a dire che le radiazioni siano pericolose solo all’interno della zona invalicabile, ancora oggi i livelli di radioattività anche all’esterno sembrano superare le soglie massime raccomandate da 5 fino a oltre 100 volte. Si stima anche che questi livelli rimarranno così alti ancora per decenni.

La “pro-loco” di Fukushima invita i turisti

Nonostante l’altissimo pericolo dovuto alle radiazioni persistenti e ad un potenziale nuovo disastro causato da un altro terremoto, la Prefettura di Fukushima invita i turisti a visitare la regione, assicurando che è “perfectly safe”, poiché le radiazioni sono –ovviamente- diminuite dai livelli del 2011.

Il governo giapponese inoltre fa mostra di numerosi studi che dimostrerebbero che non sarebbe stato nemmeno necessario sfollare gli abitanti delle zone circostanti l’impianto. Nel frattempo però c’è stato un cambio di rotta nei confronti del nucleare e la paura è tanta.

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Il no al nucleare del Giappone

Nel 2011 il Giappone contava 56 centrali di produzione elettrica con reattori nucleari, inclusa quella di Fukushima. Dopo il disastro il governo decise di chiuderle quasi tutte riducendole ad oggi a 1/4. Anche l’opinione pubblica ha cambiato direzione nei confronti del nucleare: quasi il 70% della popolazione vorrebbe ridurre o azzerare la produzione di energia prodotta con questo metodo. E come dar loro torto.

In termini di vite umane, il bilancio di un disastro nucleare come quello di Fukushima è altissimo, sebbene di fatto avrebbe potuto essere ben peggiore. Oltre un milione di edifici sono stati distrutti e ci sono stati danni per circa 100 miliardi di dollari, per non parlare dei soldi che sono stati spesi e ancora si dovranno spendere per le bonifiche. La tragedia di Fukushima è stata la dimostrazione che una centrale nucleare non sarà mai sicura al 100%. Vale la pena rischiare? 

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Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

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