domenica, Maggio 16, 2021

Diritto di voto alle donne: ecco come è andata

Tutto quello che c'è da sapere e alcune curiosità sulla storia delle battaglie per il diritto di voto alle donne in Italia e nel mondo

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

Ottenere il diritto di voto alle donne è stato in tutto il mondo il primo passo per raggiungere la parità di genere. Le donne italiane votarono per la prima volta il 2  e la mattina del 3 giugno 1946 al referendum per scegliere tra monarchia e repubblica, la prima votazione della storia del nostro paese a cui parteciparono tutti i cittadini e le cittadine italiane con suffragio universale. La raccomandazione alle donne allora fu di non mettere il rossetto, se non fuori dal seggio a votazione effettuata, per evitare il rischio di sporcare le schede e quindi di farle risultare nulle. 

Quel giorno le lunghe battaglie dei movimenti delle donne italiane finalmente aprirono la breccia nello spesso muro culturale, sociale e politico che le aveva volute senza voce, a casa, in cucina, solo madri, mogli, badanti o al massimo operaie e educatrici. Vi raccontiamo come è andata.

Suffragio universale e suffragio femminile

Prima di allora non erano solo le donne ad essere escluse dal voto ma anche alcune categorie di uomini. Il “suffragio” infatti era, sin dagli albori della sua storia, un diritto di cui godevano solo alcune classi e gruppi sociali. 

Via via nel tempo, a partire dal colpo secco che la Rivoluzione Francese aveva dato a quel sistema elitario, la cerchia ristretta di privilegiati si era allargata fino a includere i cittadini ordinari, ma ancora non tutti. Il voto era solo per uomini “retti” e istruiti, ne erano estromessi gli analfabeti, coloro che avevano guai con la giustizia e i portatori di disabilità intellettiva.

Le battaglie per il suffragio femminile, quindi quelle per ottenere il diritto di voto alle donne, erano portate avanti faticosamente dai movimenti femminili e venivano combattute con petizioni, con manifestazioni e nei parlamenti. Parallelamente, attivisti e parlamentari si battevano per il suffragio universale, che voleva tutti i cittadini, uomini e donne senza preclusioni di categorie, uguali di fronte al diritto di voto. Nonostante per alcuni irriducibili la parola “universale” si riferisse ai soli uomini, alla fine un colpo al cerchio e un colpo alla botte, le due cause si aiutarono a vicenda.

Il diritto di voto alle donne in Italia

• Il movimento per il diritto di voto femminile in Italia cominciò a fare i suoi primi passi alla fine dell’800. Il voto come sappiamo è di due tipi, amministrativo e politico, e prima dell’Unità d’Italia le donne potevano esercitare solo il primo in rarissimi casi e in particolari realtà locali. Per esempio in Lombardia, nel Granducato di Toscana ed in Veneto solo le donne di famiglia nobile o altolocata e in casi eccezionali, legati a singole votazioni locali, potevano esprimere preferenze elettorali per procura e addirittura potevano essere elette in alcuni comuni.

Con l’Unità d’Italia purtroppo questi primi progressi locali furono annullati, si tornò indietro azzerando il contachilometri della parità di genere: era tutto da rifare. I movimenti delle donne italiane non si arresero e continuarono a lottare per il loro diritto di voto iniziando da quello più abbordabile alle elezioni amministrative. Oltre a reclamarlo come diritto fondamentale, le loro argomentazioni venivano avvalorate dal fatto che le donne lavoravano nelle fabbriche, come insegnanti o infermiere e quindi, versando le tasse nelle casse dello Stato, erano contribuenti attive.

• Nel 1861 le donne della Lombardia portarono alla Camera una petizione rivendicando il loro diritto di voto perduto con l’Unificazione. Chiamarono se stesse “Cittadine italiane”, in opposizione alla formula giuridica “cittadini dello Stato” che in ogni situazione le escludeva dalla vita politica e giuridica a partire dal lessico.

• Nel 1866, con la sconfitta dell’Austria il Veneto fu annesso in un secondo momento e ci fu un plebiscito per approvarla. Le donne venete scrissero in massa al Re Vittorio Emanuele per protestare contro il fatto di essere escluse, mentre a Mantova riuscirono ad ottenere di votare, anche se i loro voti furono raccolti in urne separate. Quello fu considerato un caso eccezionale e l’insistenza e la determinazione delle donne italiane a voler votare fu confusa, volutamente o meno, con un sentimento di entusiasmo patriottico che dunque non si sarebbe più ripetuto. Infatti una delle ragioni che venivano tirate fuori spesso per escludere il genere femminile dalle consultazioni, era l’idea che le donne non fossero interessate per natura alla vita politica e civica, magari solo a fare la maglia e l’uncinetto – aggiungo io.

• Negli anni a seguire in parlamento furono fatti diversi tentativi di estendere il diritto di voto alle donne, almeno a quelle vedove e nubili, laddove quindi il matrimonio non annullava la persona femminile, lo scrivo con sarcasmo, assorbita dal marito anche nei suoi diritti. Ma la questione venne liquidata e le parole dell’onorevole Boncompagni in quella occasione mostrarono chiaramente come stavano le cose: “I nostri costumi non consentirebbero alla donna di frammettersi nel comizio degli elettori, per recare il suo voto”. La donna a casa dunque. E non si fermò lì, dichiarò anche che la donna era ineleggibile come lo erano gli analfabeti, i falliti e i condannati

• Più avanti, nuovi tentativi per concedere alle donne almeno di partecipare alle elezioni amministrative vennero ancora una volta stroncati dalle esternazioni di un parlamentare. Questa volta fu Zanardelli a ribadire che per suffragio universale si intende il voto dei soli uomini, magari tutti ma solo loro. Le donne per loro natura e da sempre si occupano di famiglia e di educazione, attività in antitesi con l’impegno civile e politico tipico degli uomini. 

• A fine secolo, almeno per quanto riguarda il voto amministrativo, cominciò ad esserci qualche apertura a livello locale, recuperando pian piano i traguardi raggiunti prima dell’Unità d’Italia, e finalmente nel 1890 le donne ottennero di poter votare nei consigli di amministrazione degli istituti di beneficenza. Questo fu il primo passo verso il suffragio femminile, un cammino tortuoso che però vide inanellare negli anni successivi altre nuove leggi che un po’ alla volta hanno aggiunto pezzi di diritto, fino ad arrivare alla conquista del suffragio universale al referendum del 3 giugno 1946, divenuto un diritto costituzionale l’anno successivo quando fu approvata la Costituzione italiana. Com’è andata nel resto del mondo?

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Il voto alle donne nel mondo

• 1792 – In Francia qualche anno dopo la Rivoluzione Francese viene introdotto per un breve periodo di tempo il suffragio universale ma ci vorranno ancora 150 anni per la reintroduzione del diritto di voto a tutte le donne e tutti gli uomini. 

• 1872  – Nel Regno Unito nasce il vero e proprio movimento delle “Suffragette”, le attiviste che per prime e con decisione si batterono per il diritto di voto alle donne. Movimento che ebbe eco in tutto il mondo.

Curiosità: Era una suffragetta la mamma della famiglia protagonista del film “Mary Poppins” di Walt Disney, ambientato nella Londra del 1906. Non è un caso che accanto all’immagine della donna che lotta per i propri diritti ci sia la donna “strega”, Mary Poppins, una strega buona. Una delle accuse più utilizzate nella storia per screditare il genere femminile è stata proprio quella di operare stregonerie e magie legate a forze del male. Mary Poppins rivoluziona questa immagine: fa solo magie a fin di bene, non cavalca una scopa ma vola con l’ombrello aperto.

• 1886  – Le donne del piccolo regno di Tavolara sono le prime al mondo ad avere il diritto di voto nel momento in cui diventa una repubblica.

• 1893  – La Nuova Zelanda è il primo paese della storia ad introdurre il suffragio universale, quindi anche quello femminile. Il voto alle donne arriva il 19 settmbre 1893 grazie alle battaglie delle suffragette neozelandesi “kiwi” con in testa Kate Sheppard. Oggi la sua immagine è sulle banconote da 10 dollari neozelandesi.

• 1906 – Il Granducato di Finlandia è il primo in Europa ad introurre il  voto alle donne e già nel 1907 ha delle donne elette in parlamento. 

• 1913 – In Norvegia viene approvata all’unanimità la proposta di introduzione del suffragio universale: anche le donne possono votare.

• 1917 – In Russia, dopo la rivoluzione di febbraio, viene introdotto il suffragio universale in seguito confermato dalla Costituzione Sovietica. Nello stesso anno le donne votano anche in Danimarca e Svezia.

• 1918 – Regno Unito e Irlanda introducono il diritto di voto alle donne solo per quelle sopra i 30 anni di età, condizione eliminata nel 1928. Mentre nello stesso anno viene introdotto senza restrizioni in Germania e Polonia.

• 1919  – In Olanda le donne possono votare grazie al suffragio universale.

• 1920 – Esattamente 100 anni fa votano le prime donne negli USA. Anche negli States c’è voluta una lunghissima battaglia per ottenere la parità. Il primo Stato americano a riconoscere parzialmente il suffragio femminile è il Wyoming nel 1869. Prima di allora, e prima ancora che fosse approvato il diciannovesimo emendamento nel 1920 con cui fu introdotto il suffragio universale, le donne potevano esercitare il loro voto solo in alcuni stati e solo in alcuni tipi di elezioni. Solo nel 1966 però verranno abolite quasi tutte le restrizioni al suffragio che diviene così universale a tutti gli effetti. Incredibile a dirsi, le ultime limitazioni al voto femminile come a quello maschile verranno eliminate solo negli anni ’70 del XX secolo. 

• 1921-  L’Ecuador è il primo paese dell’America Latina ad avere il suffragio femminile, grazie a Matilde Hidalgo Navarro de Procel, anche se ristretto solo a chi possiede alcuni requisiti.

• 1923 – La Turchia introduce il suffragio universale e dunque anche le donne possono votare. Sorprende particolarmente la precocità della Turchia se si pensa alla situazione dei diritti in questo paese ai giorni nostri.

• 1932 – In Brasile passa la legge sul voto alle donne ma con alcune limitazioni.

• 1945 – Sebbene i francesi siano stati i primi a picconare i privilegi delle élite, il voto alle donne arriva in Francia insieme al suffragio universale solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

• 1947 – In Argentina il suffragio femminile viene introdotto grazie alla proposta di Evita Peron.

• Anni ’50 – Le donne in America Latina possono finalmente votare in tutti i paesi. Chi prima chi dopo, il diritto viene esteso il voto a tutte le donne senza limitazioni.

I paesi ritardatari

• 1952 – La Grecia, la patria della democrazia, arriva ad introdurre il voto per le donne insieme al suffragio universale solo a metà del XX secolo D.C.

• 1959 – La Repubblica di San Marino, con una decina di anni di ritardo rispetto all’arrivo del suffragio femminile in Italia, introduce il voto anche alle donne. Le donne sammarinesi vincono la loro battaglia dopo aver lottato contro un sistema legislativo ed una mentalità che le equiparava ai minorenni, quindi sempre sotto tutela di un uomo adulto.

• 1971 – Il diritto di voto per le donne e per la loro eleggibilità arriva in Svizzera solo nel 1971 e non in tutto il paese. Cantone dopo cantone il suffragio femminile sarà in vigore in tutto il paese solo nel 1990.

• 1998 – L’Arabia Saudita introduce il suffragio femminile appena venti anni fa. Molti paesi musulmani sono arrivati in ritardo e molti ancora non ammettono che le donne possano votare. Le suffragette del nostro tempo sono le donne che lottano per i propri diritti in questi paesi ancora negli anni ’20 del XXI secolo. 

Perchè c’è voluto tanto per ottenere il suffragio femminile?

La resistenza degli uomini nel non voler concedere il diritto di voto alle donne è stata tale e tanto prolungata che ad una giovane donna che legga oggi per la prima volta la storia di questa difficile conquista può venire solo rabbia. Sì, rabbia, perchè per secoli circa la metà della popolazione mondiale non ha potuto godere dei diritti più basilari. Impedendole il voto si è impedito alle donne di avere una voce, di esistere, di dare potere a chi avrebbe difeso i loro diritti, tanto difficili da conquistare come dimostra la storia della parità di genere nel nostro paese.

Basti pensare a quanti anni sono passati dal momento in cui le donne hanno potuto votare in Italia, quindi dal 1946, all’ abrogazione del reato di adulterio nel 1968, all’introduzione del divorzio nel 1970, alla riforma del diritto di famiglia nel 1975 (che le vedeva pressappoco appendici del marito), all’introduzione dell’aborto nel 1978 e all’abolizione del delitto di onore solo nel 1981.

Questa era la condizione legalizzata della donna nel nostro passato recentissimo e lo è purtroppo ancora nel presente in troppi paesi. La donna solo a casa, possibilmente in cucina. La donna è fatta solo per partorire e crescere i figli. La donna al limite educa. La donna in silenzio, la donna picchiata, abusata, soprattutto all’interno delle mura domestiche. La donna di proprietà del marito, la donna può essere tradita – perchè l’uomo è cacciatore – ma se tradisce può morire ammazzata. Se viene violentata e resta incinta non può abortire. Se è in pericolo di vita ed è incinta deve rischiare di morire partorendo. Può essere ripudiata ma non può dividersi dal marito per sua iniziativa. La donna non deve uscire di casa se non per andare in chiesa o al mercato. La donna non si può recare alle urne, le prime concessioni di suffragio le permettevano di votare solo per posta. 

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Chi ha difeso i diritti delle donne?

Le donne hanno dovuto e devono ancora lottare per ottenere i propri diritti, ma non sono state sole. A sostenere la parità di genere e il suffragio femminile ci sono stati uomini sin dall’800, anche se sempre fortemente ostacolati. Le motivazioni del rifiuto delle loro proposte in parlamento sono state le più incredibili: “la donna è emotivamente instabile per via del ciclo e non è in grado di votare con equilibrio, la donna per sua natura non è incline all’impegno civico e politico, da sempre è così e per sempre così sarà”.

“Per natura” e “Da sempre” sono gli avverbi che accompagnano gli stereotipi più beceri sulle donne, quei paletti mentali che bloccano qualsiasi apertura, qualsiasi ragionamento di semplice buon senso. Potremmo dire che quel tempo per fortuna è passato ma sappiamo bene che la strada da fare è ancora tanta. La dice lunga il verbo utilizzato per indicare il processo di  acquisizione di diritti da parte della donna: emancipare.

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

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