giovedì, Dicembre 1, 2022

Marco Bellavia dimostra che la depressione in Italia è ancora un tabù

La vicenda del concorrente del GFV, Marco Bellavia, ha dimostrato che gli italiani non sono pronti a parlare di malattia mentale. Ma perché la depressione resta ancora un tabù?

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

La depressione in Italia è ancora un tabù dominato dallo stigma sociale della paura e dell’ignoranza. La vicenda accaduta durante l’edizione attuale del GFV, ha nuovamente portato l’attenzione sulla pressione, sui giudizi e sulle critiche che puntualmente riceve chi soffre di questo disturbo.

Il tema della salute mentale ha dimostrato che in Italia vige ancora la solita morale del giudicare senza sapere.

La depressione deve essere curata, ma prima di farlo, è necessario scardinare tutti i pregiudizi mentali che gli si sono incollati addosso.

Depressione: il tabù del XXI secolo

Secondo il report di Eurodap, per l’81% dei soggetti, la depressione è una malattia mentale da nascondere, dal momento che non è ben vista dalla società.

La maggior parte delle patologie che colpiscono la mente subiscono la pressione fortissima di una stigmatizzazione incancrenita dalla vergogna immotivata della nostra società. Questo giustifica le persone depresse a nascondersi e a rintanarsi in se stesse per paura del giudizio esterno.

Molto spesso, i sintomi, pur essendo evidenti, vengono completamente ignorati per evitare diagnosi o trattamenti. I soggetti preferiscono essere dominati e controllati dallo stigma che questa malattia mentale riesce ancora ad incutere nel 2022.

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Depressione: perché in Italia è ancora un tabù

Nonostante lo sviluppo tecnologico abbia fatto passi in avanti, il pensiero autonomo subisce il potente influsso della vergogna. In Italia, è diffuso il pregiudizio che la psicologia sia per i matti.

Parlare di salute mentale è ancora impossibile, infatti, le persone, nell’ideologia comune, tendono a nascondere i propri sintomi, a ignorarli, mascherarli, sminuirli e confonderli pur di non riconoscere i famosi campanelli d’allarme.

Aprirsi alla conoscenza di questa patologia non solo è importante ai fini di una giusta sensibilizzazione, ma è necessario per rimodulare il pensiero comune riguardo alla malattia mentale.

Chi ne è affetto, non deve temere il giudizio delle persone intorno, ma deve essere aiutato e incoraggiato.

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Depressione: il caso Marco Bellavia

Il concorrente del GFV ha volontariamente deciso di abbandonare la trasmissione a causa della difficoltà degli altri partecipanti di digerire la sua malattia mentale.

Marco ha provato a parlare e ad aprirsi rispetto alla depressione. Non solo è stato ignorato e giudicato, ma è stato persino etichettato come pazzo, malato e problematico.

Nel corso dell’ultima puntata aveva detto: “É vero che non sto bene e che fuori avevo mio figlio come punto di riferimento. però starei ancora qui volentieri. Conto di riuscire ad andare avanti se mi date una mano, perché se una persona ha bisogno e gli altri 22 la aiutano, ce la farà. Da solo non ce la farà”. 

Gli altri partecipanti non si sono dimostrati empatici ed hanno messo in atto atteggiamenti ostili che hanno obbligato l’ex presentatore ad abbandonare il programma in seguito a dei veri e propri episodi di bullismo.

In difesa è arrivata subito l’ex moglie, Elena Travaglia, che ha commentato il trattamento riservato a Bellavia:

Sto leggendo tante cose, troppe, ricordate che dietro a tutto ciò c’è mio figlio, un ragazzino di 15 anni.

Marco è una brava persona, forse troppo sensibile, e ha chiesto aiuto varie volte nella casa ma nessuno l’ha aiutato. A me hanno insegnato di aiutare le persone in difficoltà, non di sotterrarle.

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Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

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