martedì, Ottobre 27, 2020

Coronavirus, dall’Olanda il farmaco per sconfiggerlo

Sono passati meno di 3 mesi dal 31 dicembre 2019, il giorno in cui la Cina ha comunicato all’OMS l’esistenza del CoViD-19 che poi è stata identificato nell’agente patogeno SARS-CoV-2. Da quel momento la maggior parte dei centri di ricerca e dei virologi del mondo hanno fatto una corsa all’isolamento. Hanno in altre parole cercato di isolare il ceppo virale per poterlo studiare e quindi poter capire quanto resiste al di fuori del corpo umano, sulle superfici e come si riproduce.

Il virus si replica grazie al suo RNA

Al momento sappiamo che il virus si replica grazie al suo RNA e quindi ha una sola elica composta ovviamente di proteine. La ricerca si è orientata verso i vaccini ma si è avuto un forte impulso anche nella ricerca di farmaci antivirali. Dopo i successi ottenuti in Italia, dall’azienda Ospedaliera dei Colli Aminei di Napoli con il Tocilizumab un anticorpo umanizzato che ha effetti non contro il virus ma contro le sue complicanze a livello polmonare. Leggi anche: Coronavirus, l’analisi dei dati: l’Italia è davvero la più colpita dopo la Cina?

Al di là degli effetti, la ricerca di una soluzione definitiva

La scia che si sta seguendo in tutto il mondo è proprio la stessa seguita a Napoli, usare degli antivirali che sono efficaci contro altre patologie di origine virale, come ad esempio la sindrome da immunodeficienza acquisita e l’ebola, e cercare di modificarli. Per fare un ulteriore passo avanti l’università di Utrecht nei Paesi Bassi, ha pubblicato una ricerca sul sito BioRxiv. Tale notizia è stata ripresa dai media di tutto il mondo e in primis dalla BBC.

L’anticorpo che impedisce al virus di entrare nelle cellule

Anche in questo caso si tratta di un anticorpo Mab. Nella fattispecie di un anticorpo monoclonale così come il Tocilizumab. Per spiegare a chi legge, un anticorpo monoclonale è prodotto da una cellula e poi clonato e ha la capacità di legarsi a una specifica proteina intervenendo quindi sull’RNA e inibendo la capacità del virus di entrare nelle cellule e far sì che i ribosomi sintetizzino copie del virus. Il principio è quello di impedire la replicazione del virus. Leggi anche: Tocilizumab, l’anticorpo umanizzato che fa ben sperare

Per la nostra sicurezza, tempi lunghi

Fin qui le buone notizie ma dobbiamo fare i conti con la realtà e con la necessità di sincerarci che un eventuale farmaco antivirale possa essere efficace contro tutti gli eventuali ceppi presenti attualmente nei database medici. Inoltre ci sono dei rigidi protocolli che regolano le metodologie di sperimentazione in vitro, cioè all’interno della provetta, in vivo negli animali e successivamente su malati volontari. Si tratta di fasi che normalmente richiedono, in casi rapidi, almeno 18 mesi. Non è escluso che la sperimentazione umana possa durare più a lungo soprattutto per studiare eventuali effetti collaterali a breve e lungo termine.

Al momento di certo abbiamo solo la quarantena

A tutto questo va aggiunto il fatto che molti aspetti di questo virus sono ancora in corso di studio e che i virus tendono a mutare nel tempo. Possiamo solo usare la quarantena e sperare che l’ingegno di chi sta lavorando a questi principi attivi abbia ancora delle mosse efficaci da giocare in questa partita a scacchi, fino a quando, guardando il virus negli occhi, i ricercatori possano dire “scacco matto”. E questo ce lo auguriamo tutti. Leggi anche: Milano come Whuan, 700 nuovi posti di terapia intensiva in una settimana di Domenico di Sarno

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