domenica, Giugno 20, 2021

Coronavirus, a che punto siamo con contagi e piani vaccinali

Il punto della situazione tra diffusione dei contagi e piani vaccinali in Italia e in Europa.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Coronavirus, ogni tanto serve fare il punto della situazione. Si analizzano la diffusione della pandemia da una parte e il proseguire delle compagne vaccinali dall’altra.

La situazione oggi è di fatto ancora critica, tra virus e varianti che continuano a contagiare, riuscendo persino in alcuni casi a oltrepassare i dispositivi di protezione individuale, e dosi di vaccino costantemente in diminuzione e in ritardo.

Coronavirus, dati dei contagi in Italia e nel mondo

Secondo i dati dell’ultimo bollettino, pubblicati mercoledì 3 febbraio, si registrano in Italia 13.189 nuovi casi e 476 morti di Covid, con picchi soprattutto in Alto Adige dove in una sola giornata si sono raggiunti 747 nuovi casi e oltre 15mila persone in quarantena, dato record nella regione sin dall’inizio della pandemia.

Gli Stati più colpiti: gli USA ormai contano oltre 450mila decessi, il Brasile oltre 200mila, il Messico è a quota 161.250, l’India supera i 150mila e il Regno Unito è già sopra i 100mila.

Complessivamente, nel mondo sono 105 milioni contagi e 2,2 milioni i morti.

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Contro il Coronavirus, a che punto sono i piani vaccinali? La situazione in Italia

Contro il Coronavirus, a che punto sono i piani vaccinali? La situazione in Italia.

Piani vaccinali non fermi, ma comunque in estremo ritardo. In Italia, mentre entro aprile si attendono 14 milioni di dosi di Astrazeneca per gli under 55 e Moderna per i più anziani, 2.233.982 sono le dosi di vaccino somministrate e 867.237 le persone che hanno ottenuto la somministrazione anche della seconda dose.

Nella somministrazione dei suddetti farmaci si sta seguendo un piano ben preciso: prima soggetti più a rischio, operatori sanitari, ospiti di Rsa e anziani, poi, con il vaccino di Oxford, somministrazione a insegnanti e personale scolastico, detenuti, ospiti delle comunità e persone con comorbidità moderata più giovani.

Tuttavia, a ritardare l’iter, non sono solo forniture che arrivano a rallentatore, ma anche nuovi segnali di ripresa di rapida circolazione del coronavirus. Una ripresa “indubbiamente sottostimata”, come sostiene Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe.

L’Aifa dà il via libera a due anticorpi monoclonali nella lotta al coronavirus, di cosa si tratta?

L'Aifa dà il via libera a due anticorpi monoclonali, di cosa si tratta?

L’Aifa, molti dicono “finalmente”, acconsente all’impiego di alcuni anticorpi monoclonali come farmaco anti-Covid in Italia, seppure in determinate circostanze e solo per alcuni pazienti. Ad ottenere l’approvazione sono gli anticorpi prodotti dalle americane Regeneron e Eli Lilly, utili in fase precoce per pazienti ad alto rischio.

Buone notizie nella lotta al coronavirus, ma non mancano polemiche. Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, commenta:

Una vittoria, ma anche una terribile sconfitta per la credibilità di molte persone.

Prima di tutto di quelli che nell’ottobre scorso si sono opposti in modo durissimo a questa autorizzazione, così facendo perdere tempo prezioso a tutti.

E continua:

Sarebbe importante ora che questi personaggi spiegassero, una volta per tutte, cosa gli ha fatto cambiare idea circa la necessità di un’approvazione europea e l’efficacia clinica degli anticorpi nei pazienti con Covid-19.

Perché bisogna spiegare al Paese per quali motivi si approva a inizio febbraio una cosa che fu fatta fallire a ottobre.

All’Italia erano state offerte, gratuitamente, decine di migliaia di dosi di prodotto per uno studio clinico.

Contro il Coronavirus: piano vaccinale in Europa, a che punto siamo?

Il principale obiettivo dell’Unione Europea è raggiungere l’autosufficienza produttiva di vaccini contro il coronavirus entro 18-24 mesi.

Thierry Breton, il responsabile del gruppo impegnato ad individuare i siti produttivi del vaccino nonché chiamato a risolvere le varie problematiche relative ai piani vaccinali, i ritardi solo per far un esempio. Spiega:

Lavoriamo su più fronti. Innanzitutto siamo a disposizione delle aziende 24 ore su 24 per aiutarle in caso di problemi industriali. Abbiamo un team di esperti che possono essere dispiegati.

Inoltre, nessuna di queste aziende aveva esperienze di produzione su larga scala di vaccini con la tecnologia mRna, che richiede più di 400 componenti:

alcune case stanno affrontando problemi legati alle catene di approvvigionamento che vanno risolti.

C’è poi una questione legata agli intoppi che si possono creare nella fase di finitura dei vaccini, quella dell’imbottigliamento.

Secondo il commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton, i problemi non sono nella produzione, ma piuttosto nella fornitura. Si tratta di questioni che, tuttavia, si stanno lentamente risolvendo grazie al supporto di nuovi impianti come BioNTech.

Thierry Breton sembra ottimista, vede un Europa che ha già dimostrato di essere abile nell’ambito della ricerca e dello sviluppo e lo sarà presto nel migliorare la propria capacità produttiva.

Leggi anche: Farmacista negazionista distrugge 500 dosi di vaccino: “Il Covid è un’invenzione”

Asia Solfanelli
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Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

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