domenica, Maggio 16, 2021

Spreco alimentare, il 47% degli italiani ammette: “Dimenticanza”. Ammissibile?

In Italia ogni settimana mediamente circa mezzo chilo di cibo a persona finisce nella spazzatura. Stiamo migliorando, suggeriscono i dati, ma l'obiettivo è ancora lontana. Cosa fare?

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, perché ancora troppo cibo finisce nella spazzatura: si parla di almeno mezzo chilo a persona, ogni settimana.

Il ceto medio-basso, soprattutto al Sud, dimostra un maggiore disattenzione a limitare gli scarti e tende a ‘dimenticare’ spesso frutta e verdura nel frigo.

Oggi, 5 febbraio, la Giornata nazionale dello spreco alimentare arriva a rammentare che sprecare cibo è vergognoso, che è una fortuna averlo e che ‘la banale dimenticanza’ non è ammissibile.

Cibo sprecato per dimenticanza, la tragica realtà

Spreco alimentare per dimenticanza, ammissibile?

Seppur qualche dato positivo non manca, tra cui un segno negativo davanti alle stime dello spreco alimentare del 2020, a simboleggiare che magari esiste una nuova consapevolezza del problema e una maggiore accortezza, i dati sono tuttavia critici:

Ogni italiano continua a sprecare in media mezzo chilo di cibo ogni settimana, circa 27 chili in un anno.

Waste watchers international on food and sustainability, in occasione dell’8ª Giornata contro lo spreco alimentare, ha condotto un sondaggio con lo scopo di capire le effettive cause di suddetto spreco e il 47% degli italiani ammette: “dimenticanza”. Accettabile?

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Contro lo spreco alimentare, gli effetti positivi della pandemia

“Non tutti i mali vengono per nuocere”, fuori luogo. Tuttavia, proviamo “a guardare il bicchiere mezzo pieno”: non solo, almeno per un periodo, durante la quarantena siamo riusciti a ridurre l’inquinamento, ma abbiamo anche diminuito lo spreco di alimenti.

Nell’apatia e noia quotidiana, il momento del pranzo e della cena sono diventati veri e propri rituali. Si è mangiato molto più spesso in casa e la spesa, come unico momento di svago e ‘socialità’, ma anche di rischio contagio, si è fatta molto più ragionata.

Il Waste Watchers international in collaborazione con il Dipartimento di scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna offre numeri che lasciano, almeno un po’, ben sperare: l’11,78% di spreco di cibo in meno rispetto al 2019, 222.000 tonnellate di alimenti salvate, con un risparmio di 6 euro pro capite, cioè 376 milioni a livello nazionale.

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Contro lo spreco alimentare dati incoraggianti, ma non troppo: la spesa degli italiani

A livello familiare stiamo sicuramente facendo qualche passo in avanti, ma se consideriamo ristoranti, mense e ristorazione collettiva vediamo aprirsi una ripidissima e tortuosa strada in salita:

su base nazionale si contano 6 miliardi e 403 milioni di euro di costo economico legato allo spreco alimentare e si arriva a quasi 10 miliardi di euro se si considera l’intera filiera aggiungendo le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione, si parla di 3miliardi.284milioni e 280mila euro.

1milione e 661mila.107 tonnellate di cibo in casa, 3milioni 624mila 973 tonnellate tenendo da conto l’intera filiera: una montagna di cibo nella pattumiera.

L’Italia che butta cibo nella spazzatura

Analizzando i dati del nostro stivale, emerge la ‘sorpresa’ più triste: meno si guadagna, più si spreca. Il 38% degli italiani di ceto medio/medio-basso butta il 10/15% rispetto agli altri sottoposti al sondaggio.

Al Nord, con 8%, circa 489 grammi a settimana, e al Centro, con -7%, circa 496 grammi settimanali, si spreca meno che al Sud e nei piccoli centri dove 15% in più di cibo e avanzi, circa 600 grammi a settimana, finisce nella spazzatura.

Dal punto di vista sociale, meno sbalorditivo è che a sprecare sono soprattutto famiglie con figli, mentre i single, più attenti e avveduti riescono a salvare almeno il 15% in più di risorse alimentari.

A finire soprattutto nel secchio sono frutta fresca (37%), seguita da verdura fresca (28,1%), cipolle aglio e tuberi (5%), insalata (21%) e dal pane fresco (21%), insomma beni deperibili che ammuffiscono in fretta e vengono, appunto, ‘scordati’.

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Contro lo spreco alimentare, una nuova consapevolezza

Dati rassicuranti sono quelli che dimostrano che di fronte al problema, almeno, esiste consapevolezza: l’85% degli intervistati ha a cuore le conseguenze economiche dello spreco e l’83% è consapevole che gettare il cibo è moralmente sbagliato, non solo per ciò che concerne l’educazione dei figli (84%), ma anche per l’ambiente e l’inquinamento (77%).

L’85% vorrebbe che, per legge, aziende e supermercati fossero costretti a donare il cibo altrimenti destinato al cestino.

Cosa fare contro lo spreco alimentare?

Contro lo spreco alimentare, cosa fare?

La consapevolezza del problema è il primo passo, quello successivo è far quanto è in nostro potere per limitare questo spreco. Più oculati quando si fa spesa, maggior attenzione alle scadenze, ma non solo: in nostro soccorso corrono numerose App, ancora poco conosciute e poco utilizzate.

I dati dicono che solo il 7,7% utilizza le app per il cibo last minute, mentre il 3,2% per l’ortofrutta a ridosso di scadenza, con prezzi ribassati. Le piattaforme di scambio di cibo sono pressoché inutilizzate, così come poco utilizzate sono quelle che propongono ricette di riutilizzo, o la gestione ottimale del cibo e monitoraggio delle scadenze.

Tra le più conosciute, si consigliano: Too Good To Go, Regusto, Eco Food Prime, Last Minute sotto Casa e UBO, Una Buona Occasione.

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Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

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