martedì, Maggio 11, 2021

Londra ferma l’estradizione di Julian Assange negli USA: “Rischio suicidio”

Il fondatore di WikiLeaks è sotto accusa per spionaggio negli Stati Uniti dove rischia fino a 175 anni di carcere. A Londra la sentenza per decidere sulla sua estradizione.

Silvia Aldi
Silvia Aldi
Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

Questa mattina il tribunale Old Bailey di Londra ha reso nota la sua decisione: si nega l’estradizione di Julian Assange negli USA.

La giudice distrettuale Vanessa Baraitser ha bloccato l’estradizione dell’attivista web australiano, fondatore della piattaforma WikiLeaks, definendo insufficienti le garanzie date dalle autorità di Washington a tutela dal pericolo di un eventuale tentativo di suicidio.

Assange è accusato di aver violato nel 2010 l’Espionage Act per la pubblicazione di documenti diplomatici e militari segreti. Se costretto a fare ritorno negli States, rischia sino a 175 anni di carcere. La sua depressione clinica, fa sapere però la giudice, non si concilierebbe con l’isolamento cui Julian Assange sarebbe sottoposto nelle carceri USA.

Il 49enne, secondo la Baraitser, ha “le capacità intellettuali e la determinazione” per aggirare qualsiasi misura di prevenzione che le autorità possano applicare.

Julian Assange, Londra blocca l’estradizione negli USA

Julian Assange si trova in carcere a Londra dall’aprile 2019, dopo che l’Ecuador gli ha revocato l’asilo politico. Successivamente la polizia britannica lo ha arrestato e il giudice Michael Snow lo ha giudicato colpevole di aver violato le condizioni della libertà vigilata.

Oggi il processo a Londra ne ha bloccato l’estradizione negli States. La giudice Baraister si è detta persuasa della “buona fede” degli inquirenti americani e ha respinto le contestazioni avanzate dalla difesa contro i timori di un processo iniquo in America. Tuttavia, data la condizione mentale dell’attivista, l’isolamento in carcere acuirebbe il rischio di un eventuale suicidio e, in questo senso, deve essere tutelato.

La giudice Baraitser ha anche detto che, “se provata”, la condotta di Julian Assange “ammonterebbe in questa giurisdizione a reati non protetti dal diritto di libertà di stampa”, contrariamente a quanto sostenuto dalla sua difesa.

Chi è Julian Assange, fondatore di WikiLeaks

Julian Assange è un attivista australiano. Ha fondato l’organizzazione no pofit WikiLeaks nel 2006.

Nel 2010 ha pubblicato i documenti riservati e hackerati da Bradley Manning, soldato americano finito in carcere per aver trafugato decine di migliaia di documenti riservati, graziata da Obama e poi di nuovo arrestata l’8 marzo scorso.

Tra il luglio 2010 e l’aprile 2011, Assange pubblica circa 90 mila file sulle guerra in Afghanistan, 500 mila su quella in Iraq, 250 mila cablo diplomatici delle ambasciate americane nel mondo e infine i Guantanamo files. Tra tutti spicca un video che mostra un elicottero apache statunitense durante un’azione a Bagdad nel 2007 che spara uccidendo 11 persone innocenti.

Nel 2012 l’attivista richiede e ottiene asilo politico nell’ambasciata dell’Ecuador.

Poi, il 18 novembre 2010, dal tribunale di Stoccolma arriva per lui un mandato d’arresto con l’accusa di stupro, molestie e coercizione illegale. Assange negò l’accusa sostenendo che essa fosse solo un pretesto per estradarlo dalla Svezia agli Stati Uniti.

Il nome di Assange viene associato al Russiagate perché è sospettato di aver influenzato il risultato delle elezioni presidenziali Usa e di aver tramato con il Cremlino per danneggiare la candidata Hillary Clinton in favore dell’avversario Donald Trump.

Il 6 febbraio 2018 il giudice britannico conferma il mandato di cattura per la mancata presenza all’udienza. Assange cerca di difendersi, denuncia lo spionaggio, denuncia la violazione dei diritti umani. Ma resta sempre più solo.

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Julian Assange senza grazie

Assange futuro.
Oggi a Londra si decide il futuro di Julian Assange, fondatore di WiliLeaks.

Secondo i suoi legali, Julian Assange ha diffuso informazioni di interesse pubblico, onorando la libertà di stampa e il diritto dei cittadini di sapere cosa faceva l’esercito americano in Iraq, in Afghanistan e nella prigione militare di Guantanamo, dove venivano torturati terroristi.

Dall’altra parte veniva, però, criticata la decisione di diffondere documenti riservati e di pubblicarli integralmente. In questo modo Assange ha rischiato di mettere in pericolo le vite di cittadini afgani e iracheni.

La settimana di udienze del febbraio 2020 si è svolta in condizioni di forte condizionamento per l’attivista australiano, a causa dei trattamenti provanti in prigione e per essersi tenuta in una struttura per crimini terroristici, dove Assange è stato mantenuto isolato dai suoi legali in un box di massima sicurezza.

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Sostegno per Julian Assange e WikiLeaks

Assange sostegno.
A suo sostegno si sono schierati parte della politica e dei media internazionali.

A sostegno di Assange si erano schierati una parte della politica e dei media internazionali come il Washington Post negli Stati Uniti, Il Guardian nel Regno Unito e Der Spiegel in Germania. Gli stessi media avevano deciso di partecipare alla sua battaglia pubblicando dei documenti riservati che lui gli aveva fornito.

Oltre agli appelli contro le violazioni dei diritti umani e del diritto legale, solidarietà per l’attivista è stata manifestata a livello internazionale anche da parte di molti medici, che si sono riuniti nel gruppo Doctors for Assange. Questi hanno pubblicato una lettera esprimendo le loro preoccupazioni sulla nota rivista di settore The Lancet e richiedendo espressamente di intervenire con urgenza in soccorso del fondatore di WikiLeaks.

Julian Assange, la compagna Stella Moris: “L’estradizione è una farsa”

Assange compagna.
Stella Moris, compagna di Julian Assange.

La compagna di Assange, Stella Moris, in una lettera pubblicata ieri dall’edizione domenicale del Daily Mail, sostiene che la decisione di consentire l’estradizione sarebbe solo una farsa che danneggerebbe il diritto alla libertà tanto sostenuto in Regno Unito. Secondo Morris una sentenza favorevole all’estradizione:

Riscriverebbe le regole di ciò che è lecito pubblicare e congelerebbe il dibattito libero e aperto sugli abusi commessi dal nostro stesso governo e anche di molti altri governi stranieri.

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Silvia Aldi
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Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

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