martedì, 4 Agosto 2020

Argento colloidale, applicazioni, usi e controindicazioni

L'argento colloidale è un potente antibatterico e antibiotico naturale, ma non è adatto per tutti gli usi. Scopriamo proprietà e controindicazioni.

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Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, 33 anni, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

L’argento colloidale è una soluzione di particelle microscopiche di argento in acqua distillata, bi-distillata o demineralizzata. La concentrazione del metallo nella fase disperdente, ossia l’acqua, varia dalle 10 parti per milione alle 50 ppm.

Le proprietà dell’argento in medicina

Conosciuto e impiegato sin dall’antichità in medicina, l’argento è noto soprattutto per le sue proprietà antisettiche, antibatteriche, antivirali, antimicotiche e antinfiammatorie.

L’argento proteinato, ad esempio, è particolarmente indicato come decongestionante della mucosa nasale nasale o come antisettico topico e auricolare.

Tuttavia il suo impiego in forma colloidale è molto discusso in sede scientifica tra chi lo reputa un eccellente integratore di terapie specifiche e chi invece ne contesta l’efficacia e la sicurezza di assunzione.

Storia dell’uso

Testimonianze dell’uso dell’argento come medicamento si trovano nelle tradizioni di numerosi popoli antichi.

I fenici e gli egiziani erano soliti far decantare l’acqua in contenitori di argento per purificarla, usanza che ritroviamo anche tra i Greci e i Romani.

Nell’Ellade l’argento era rinomato e ricercato per curare le ferite da taglio o da perforazione, ma anche per produrre stoviglie della classe abbiente. Era noto, infatti, che usare posate di argento esponesse a rischi minori di contrarre infezioni dal cibo che si assumeva.

Lo studio scientifico dell’argento colloidale in medicina è cominciato nell’Ottocento, quando venne utilizzato per la prima volta nel 1891 per sterilizzare le ferite, per poi essere approfondito agli inizi degli anni venti del Novecento da Alfred B. Searle che ne valutò le proprietà in confronto ad altre sostanze colloidali.

L’avvento della penicillina, dei sulfamidici e degli antibiotici negli anni quaranta del Novecento mandarono l’argento colloidale in soffitta, per poi essere riscoperto con la nascita della tecnologia delle nano particelle, in funzione della tecnologia computerizzata.

Il rame, l’argento e l’oro sono tutti metalli che vengono impiegati nell’industria tecnologica per le loro proprietà di conduttori elettrici. Proprio lo studio di queste capacità ha fatto sì che l’uso dell’argento in medicina venisse nuovamente approfondito per capire come impiegarlo al meglio.

In un’era che si preannuncia post-antibiotica, data la sempre più preoccupante capacità di resistenza dei batteri, la medicina alternativa ha riacceso negli anni Novanta i riflettori sull’uso dell’argento colloidale.

Come funzione l’argento colloidale?

A seconda della concentrazione di metallo utilizzata per la preparazione della soluzione, l’argento ha la capacità di inibire o limitare la replicazione di batteri, virus e funghi, eliminando gli elementi patogeni.

Alcuni studi hanno dimostrato come gli agenti che causano le malattie, dopo esser venuti a contatto con l’argento, riescono a sopravvivere solo qualche minuto. L’argento è infatti in grado di distruggere la parete cellulare dei microbi, bloccandone la replicazione e danneggiandone il DNA.

L’impiego, per gli strenui sostenitori dell’argento colloidale, è vastissimo.

Argento colloidale benefici

Oltre a quelli già elencati, i ricercatori e i medici sostenitori di questa sostanza ritengono che il suo utilizzo sia vantaggioso nella logica di una riduzione della somministrazione di antibiotici.

Auspicano, cioè, un approccio integrato di terapie che consentano da un lato di combattere le patologie e dall’altro di ridurre al minimo gli effetti collaterali.

Proprietà antibiotiche

In quest’ottica uno studio dell’università di Boston ha dimostrato come aggiungendo integratori a base di argento all’antibiotico l’efficacia del secondo sia stata decuplicata.

Altri campi in cui sembra funzionare meglio degli antibiotici sono il trattamento dell’infezione da stafilococco aureo, nelle riniti croniche derivanti da suddetta infezione e come inibitore della crescita dell’escherichia coli, batterio intestinale molto comune e difficile da debellare.

Rimedio contro le infezioni

L’argento colloide è ritenuto essere un valido rimedio nelle terapie più disparate. Annoveriamo qui le infezioni di vario ordine e grado, dal raffreddore alle infezioni auricolari o bronchiali, dal mal di gola alla sepsi della cute. In alcuni casi è utilizzato anche per esaltare la potenza delle sostanze anti leucemiche.

Anti fungino

Una delle patologie un cui viene prevalentemente impiegato dai suoi sostenitori è la cura della candida, un fungo presente naturalmente nel corpo ma che in certe situazioni può proliferare causando un’infezione, specie dell’apparato vaginale. In questo caso si consigliano le lavande vaginali a base di argento colloidale particellare, per le sue proprietà antimicotiche. Tuttavia, ancora una volta, è bene ricordare di rivolgersi al proprio medico per individuare la terapia più consigliata.

Quali e quanti tipi di argento colloidale esistono?

In gocce o in spray, l’argento colloidale è venduto come integratore alimentare o come preparazione per uso topico. Può essere assunto sia per via orale che per applicazione dermica. Uno degli usi più comuni è quello nella cosmesi, dove viene impiegato per migliorare l’aspetto della pelle.

Essenzialmente sono commercializzati tre tipi di argento: l’argento colloidale ionico in soluzione acquosa (Ag +), l’argento i colloidale ionico con aggiunta di proteine stabilizzanti e l’argento colloidale puro, costituito da nanoparticelle del metallo grandi da 1 a 10 nanometri, e in quantità di almeno 10 ppm. Esistono innumerevoli tipi di prodotti, ma solo pochi sono di qualità elevata.

La preparazione ionica è ottenuta dall’elettrolisi di particelle di argento che, a detta dei produttori, lo rendono più facilmente assorbibile. Di fatto è una diluizione al limite della dispersione molecolare.

L’efficacia dell’argento colloidale ionizzato sembra essere ancora minore rispetto a quello puro, soprattutto perché a contatto con il sodio, altamente presente nell’organismo umano, genera il cloruro di argento, un sale potenzialmente dannoso per la salute.

Come si assume? E in che quantità è raccomandato?

Come vedremo a breve, l’acquisto, l’uso e il consumo dell’argento colloidale è fortemente discusso a causa della mancanza di prove inconfutabili sulla sua efficacia. In generale si consiglia di non eccedere mai con la posologia e di informare sempre il proprio medico su eventuali effetti collaterali che potrebbero insorgere.

I prodotti disponibili riportano le dosi da assumere a seconda dello scopo che si desidera ottenere.

L’argento colloidale può così essere deglutito, ma sempre dopo un certo periodo di tempo in bocca, o utilizzato per gargarismi. Molto diffusi sono gli spray e le confezioni con il contagocce che si applicano sia sulla pelle che sulle mucose.

Produzione domestica

Produrre l’argento colloidale in casa è possibile, ma estremamente pericoloso e poco salutare se l’impiego che se ne vuole fare è a scopo sanitario. Viceversa può essere una valida alternativa qualora si voglia utilizzare come antibiotico naturale per piante, fiori ed alberi che non siano da frutto.

L’importante è di avvalersi di materie di prima qualità, come argento purissimo e acqua bi-distillata, reperibile solo in farmacia, oltre a un apparecchio elettrico che ionizza il metallo immerso nell’acqua dopo averla fatta bollire.

È sicuro l’argento colloidale?

La FDA nel 1999 ha vietato negli Stati Uniti la vendita di farmaci a base di argento poiché ritenuti non sicuri per l’assunzione medico e/o integrativa.

Sebbene il dibattito sia ancora acceso, limitarne l’uso a scopo precauzionale sembra essere la soluzione migliore. Ad esempio, in Italia, alcuni farmaci contenenti argento sono reperibili, ma il metallo è legato ad altre molecole, cambiandone il meccanismo di azione, e ne è vietata l’ingestione.

Per questo motivo molti prodotti riportano la dicitura “per uso esterno”, anche se si tratta di spray per la gola o gocce nasali.

Effetti collaterali argento colloidale

Molti sono gli effetti collaterali imputabili all’errato uso dell’argento colloidale, anche se bisogna sfatare alcuni miti largamente diffusi. Se da una parte gli studi in vitro sono incoraggianti per quanto riguarda le proprietà antibatteriche e antivirali, la sperimentazione sull’uomo non ha ancora dato nessuna certezza.

Bisogna infatti sottolineare che le evidenze scientifiche a favore dell’argento colloidale non sono conclamate e pertanto risultano, al momento, insufficienti. E visto che è sempre più utilizzato nelle medicine alternative e nei rimedi omeopatici, la raccomandazione è di rivolgersi a un medico prima di assumere qualsiasi sostanza nuova.

Recentemente alcuni produttori, che millantavano l’efficacia dell’argento contro il coronavirus, sono stati persino perseguiti legalmente, individuati come minacce per la salute pubblica.

Argiria, la malattia della pelle blu

Argento colloidale
Paula Karason: l’uso smodato dell’argento colloidale può provocare argiria

L’argiria, prima tra tutti, è uno di questi. L’insorgenza di questa condizione, caratterizzata da una colorazione bluastra irreversibile della pelle localizzata o diffusa, è riscontrabile infatti solo nei casi in cui siano stati usati prodotti di scarsa qualità o dove le particelle di metallo disciolte in acqua siano piuttosto grandi.

È il caso delle preparazioni di argento colloidale casalingo, in cui si ottiene la sostanza per elettrolisi.

Curiosità: il sangue blu della nobiltà e l’uso dell’argento

Il cosiddetto “sangue blu” della nobiltà potrebbe essere dovuto proprio all’argiria. Solo i nobili infatti potevano ricorrere all’uso dell’argento come medicamento, oltre a farne largo uso sulle tavole. Probabilmente il rilascio di ioni di argento nel corpo, che reagiscono alla luce, dava alla nobiltà un aspetto piuttosto cianotico.

Nel 2007 Paul Karason balzò agli onori della cronaca proprio per la sua pelle grigio bluastra, conseguenza di un consumo massiccio di argento colloidale fatto in casa per sconfiggere una dermatite.

Bambini, gravidanza e allattamento

L’uso dell’argento colloidale nelle donne incinta, così come nei bambini, è largamente sconsigliato per le premesse di cui sopra. In particolare, il metallo passa attraverso la placenta e interferisce con il corretto sviluppo del feto. Allo stesso modo può causare danni anche se assunto tramite latte materno.

Molti ritengono che l’argento colloidale rafforzi il sistema immunitario dei bambini e che sia utile in caso di sinusite o riniti allergiche. Il consiglio rimane di affidarsi al parere di un pediatra prima di usarlo.

Fauna batterica intestinale a rischio

Ugualmente, a lungo si è insistito sul fatto che l’argento sarebbe responsabile dell’eliminazione del microbiota intestinale: in verità la sostanza colloidale è assorbita per la maggior parte prima di arrivare nel tratto intestinale, motivo per cui ne viene consigliata l’assunzione via orale tenendolo a lungo in bocca, dai 30 ai 60 secondi.

Inefficacia dell’assunzione orale

Le critiche si concentrano soprattutto in merito all’uso orale della sostanza: l’argento colloidale non ha nessun valore nutrizionale per l’organismo umano e non è né previsto né necessario alla dieta.

Il problema maggiore è che i prodotti contenenti argento porterebbero all’accumulo e al deposito del metallo nei tessuti e in diversi organi, a cominciare dalla pelle come abbiamo visto nel caso dell’argiria.

I danni peggiori andrebbero a carico di fegato, reni, muscoli, milza e cervello. In alcuni casi l’eccessivo consumo di argento colloidale è stato associato a danni dell’apparato renale e neurologico, all’insorgenza di convulsioni e miopatie.

Interazioni con altri farmaci

Essendo associato a un integratore, ci si potrebbe chiedere se l’argento colloidale interferisca o meno con gli altri farmaci. In effetti anche in questo campo esistono numerose controindicazioni.

Se è vero che l’effetto con alcuni antibiotici sia soddisfacente, alcune famiglie quali i chinolinoci e le tetracicline funzionano meno se associate all’assunzione di argento colloidale. Si tratta di antibiotici usati in terapie molto comuni, come quella contro la cistite o contro l’Helicobacter pylori, oltre che nel trattamento della rosacea o dell’acne.

Stessa cosa si verifica con la levotiroxina, un principio attivo impiegato nelle terapie per la tiroide. L’argento colloidale ne impedisce o ne rallenta l’assorbimento, con conseguente perdita di efficacia.

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Enrica Vigliano, 33 anni, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

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