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Venezia affonda come il Titanic. Il sindaco Brugnaro: “Il Mose deve funzionare”

Venezia con l’acqua alla gola fa la conta dei danni dopo l’alta marea di ieri sera. Monumenti, negozi e abitazioni fortemente danneggiati. Il Sindaco rilancia la questione del Mose. Ancora non funziona, mentre la città affonda

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Bilancio disastroso a Venezia. Acqua alta da record, dopo la mareggiata di ieri sera. Il livello si è assestato alle 22.52 a 1,87 metri: acqua di mare che ha inondato la città, creando una serie di danni inimmaginabili. Due morti a Pellestrina, isola dell’arcipelago più esposta al Mar Adriatico, negozi allagati, imbarcazioni alla deriva, pontili distrutti, gondole colpite da una tromba d’aria nella notte. Tre i vaporetti affondati sulla Riva degli Schiavoni. L’acqua ha causato anche il cortocircuito di centraline elettriche, comportando blackout e incendi. Così a Ca’ Pesaro, sede della Galleria Nazionale di Arte Moderna, un innesco ha richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco, mentre la basilica di San Marco finiva sott’acqua. La cripta della chiesa è stata sommersa completamente, mentre il nartece è finito sotto al metro e dieci d’acqua. Un evento catastrofico, secondo solo all’alluvione del 1966, quando la marea raggiunse i 194 cm. Riflettori puntati ancora una volta sui cambiamenti climatici: Venezia che affonda è solo una delle manifestazioni più eclatanti dell’innalzamento dei mari dovuti al riscaldamento delle acque.

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Una catastrofe, richiesto lo stato di crisi

Vaporetto incagliatoStamattina le scuole sono rimaste chiuse e si fa la conta dei danni, mentre il Centro Previsioni e Segnalazioni Maree della città prevede per oggi un nuovo picco di 160 centimetri.  Durante la conferenza stampa fissata per l’emergenza, il governatore del Veneto Luca Zaia e Angelo Borrelli, capo dipartimento della Protezione Civile, hanno chiesto lo stato di crisi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia:

Abbiamo davanti una devastazione apocalittica e totale, ma non esagero con le parole, l’80% delle città è sott’acqua, danni inimmaginabili, paurosi. La città è in ginocchio perché l’acqua, superando le barriere, ha inondato i negozi. Perché non ci sono solo i monumenti, ci sono anche i veneziani che sono quelli che stanno spalando acqua e tenendo duro. Gli impianti elettrici, tutto è andato sotto l’acqua, acqua di mare. Ci sono danni ingenti. Una cifra enorme, inestimabile. Questi sono gli effetti degli eventi climatici. Penso sia il momento che il Mose funzioni. Tutti i cittadini e le imprese raccolgano materiale utile a dimostrare i danni subiti con fotografie, video, documenti o altro. Nei prossimi giorni comunicheremo le modalità precise per la richiesta di contributo.

Luca Zaia su Twitter rimarca lo stato di emergenza in cui versa Venezia e la necessità di mettere in funzione al più presto il Mose.

La situazione è drammatica e non facile da gestire. C’è la massima attenzione per la pericolosità e l’incolumità dei cittadini. Il Mose è realizzato al 99%, non so se funzionerà, ma abbiamo la certezza che comunque Piazza San Marco non sarà messa in sicurezza ma tutto il resto sì. A tutt’oggi il Mose non c’è e Venezia è sott’acqua.

Un dato allarmante è che tre dei cinque peggiori allagamenti di Venezia si sono verificati negli ultimi vent’anni. Bisogna correre ai ripari. Già negli anni Ottanta si pensava a un’opera ingegneristica che proteggesse la città dalle maree. Anche considerando il fatto che la città sprofonda lentamente, un millimetro all’anno, sul livello del mare. Le giornate di acqua alta, in media 4 all’anno, diventeranno fra le 20 e le 250 entro il 2100.

Oltre 6 miliardi di euro spesi per un’opera che ancora non funziona

MoseEcco perché il Mose, l’infrastruttura a paratie mobili, era stato salutato come il progetto risolutivo. Ma ancora oggi non è in funzione, nonostante dal 2003 sia costato ben oltre i sei miliardi di euro. Il MOdulo Sperimentale Elettromeccanico, ancora non ultimato, è in consegna a fine 2021. L’opera è costituita da 78 dighe mobili situate nelle tre bocche di porto lagunari, tra il Lido, Malamocco e Chioggia. Il progetto è stato più volte arrestato e ritardato a causa delle inchieste per corruzione di tecnici e politici. A questo si aggiungono le proteste degli ambientalisti ed ecologisti che hanno lamentato a più riprese l’alterazione degli ecosistemi marini. Nonostante gli interventi a più riprese sul progetto, il Mose non funziona: il sistema di tubi per alzare abbassare i portelloni vibrano, i materiali si sono già arrugginiti e le prove sperimentali vengono continuamente rimandate.

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di Enrica Vigliano

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