giovedì, Settembre 24, 2020

Una città senza automobili è possibile? Oslo sarà la prima già dal 2019

Valentina Cuppone
Valentina Cuppone
Valentina Cuppone, classe 1982. Caporedattore de Il Digitale. Formazione umanistica, una laurea in Lettere Moderne e una specializzazione in Comunicazione della cultura e dello spettacolo all’Università di Catania. Curiosa e appassionata di ogni cosa d’arte, si nutre di libri, mostre e spettacoli. Affascinata dal mondo della comunicazione web, il suo nuovo orizzonte di ricerca è l''innovazione.

Nell’ormai lontano 2015, la sindaca di Oslo, Marianne Borgen, del Partito della Sinistra Socialista, propone un piano, diremo noi, geniale. Dal 2019, nella capitale norvegese si potrà passeggiare nel centro cittadino senza imbattersi in automobili. Di nessun tipo. Bandite quelle elettriche, ibride, alimentate a carburante naturale, figuriamoci quelle a benzina. Stop alle macchine. Ridare il cuore della città in mano ai cittadini. Liberare l’aria per il 50% circa dall’emissione di anidride carbonica. Una proposta importante, apprezzabile ma preoccupante per una categoria come quella dei commercianti, spaventati da come l’eventuale e repentino cambiamento di abitudini avrebbe potuto nuocere ai propri affari. Lasciare stare, allora, un progetto così civile? No. La soluzione, decisa nel 2016 per accordare un po’ tutti, è stata quella di pianificare un cambiamento graduale. Senza shock e per tappe progressive e consequenziali. Il risultato ipotizzato è che Oslo dovrà essere, dal 2019, la prima città senza auto. Almeno nel suo cuore nevralgico. Tante altre capitali e metropoli europee hanno detto e continuano a dire no alle vetture per periodi più o meno lunghi. Sensibilizzare e provare a educare il cittadino verso un modello di mobilità che sia sostenibile, più adeguato e sicuramente più salutare, è un obiettivo che in genere non viene trascurato dai governi e dalle varie amministrazioni e che crediamo potrebbe apportare numerosi benefici. Sia in termini di rispetto per l’ambiente sia di qualità della nostra vita. Ma nessuno ancora è riuscito a mettere in atto un progetto che miri proprio a sbarazzarsi delle quattro ruote in maniera definitiva. Ci prova la capitale nordica. E siamo quasi per arrivare a questo fantomatico 2019, che sembrava ai più così lontano. Pronti a vedere se, da quelle latitudini, potremo assistere a un importante esempio di civiltà. Leggi anche: Google investe sul green: addio all’inquinamento nelle grandi città

La svolta ambientale è una scelta personale e poi collettiva

“Il cielo quasi non si vede più, si esce con la maschera antigas” era il timore di Dj Ax quando cantava 2030. Quella data era metafora di futuro. Di un futuro non proprio roseo, stando a quei versi. Una serie di iperbole per fare capire che forse stavamo andando dalla parte sbagliata. E la conseguente paura che gli errori fossero irreparabili. Ma fare la paternale non serve a nessuno. Può risultare irritante e saccente. Constatare però dei fatti non significa fare la morale. Il report pubblicato qualche mese fa dall’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato i danni provocati dall’atmosfera che noi, fastidioso forse da dire ma siamo stati noi, abbiamo contribuito in maniera notevole a inquinare. Emissioni che hanno avvelenato l’aria che respiriamo. Dovere morale diventa quella di arginarle. Come? Non è semplice ed è impegnativo, ma ci si può muovere in questa direzione e prova ne sia il fatto che negli ultimi decenni il problema ambientale è diventato un argomento principe delle agende politiche degli Stati. Per la serie, meglio tardi che mai. A volte, e forse troppo spesso, si chiudono tutt’e due gli occhi davanti a situazioni difficili da gestire e che richiederebbero davvero una mole immensa di forze, anche solo per discuterne. Ma se si inizia, si è già a metà dell’opera e la scelta è prima individuale, poi collettiva. L’amministrazione di Oslo ha iniziato già nella primavera del 2017 a muoversi verso lo scopo di eliminare le macchine dal centro. Come? Leggi anche: Cerano in Puglia: quale futuro? Un tempo era un posto meraviglioso

Tre mosse indispensabili per la mobilità ecosostenibile

In un centro che conta circa mille abitanti ma che durante la settimana ospita 90 mila lavoratori, destinando migliaia di metri quadrati a parcheggi. Restituire il territorio urbano ai cittadini. Rendere più vivibili vaste aree. Ridurre le emissioni di CO2. È possibile raggiungere questo obiettivo? Sì. Come? In tre mosse ben definite.

  1. Bandire i parcheggi dalla città. Eliminare le aree di sosta delle vetture dal centro e convertirle in luoghi di attrazione. Rivalutare gli spazi con la creazione di ristoranti, teatri di strada, aree ricreative per sfruttare zone inutilizzate e dotare il Ring 1 di Oslo di luoghi destinati ad aumentare qualità di vita e il ritorno economico.
  2. Potenziare le piste ciclabili. Si prevedono circa 60 km di zone riservate per le bici, in modo da potersi comunque muovere agevolmente. Conseguenza di questa iniziativa sarà incentivare la vendita e l’acquisto di biciclette elettroniche. Posi la macchina fuori dal centro e ti muovi su due ruote senza motore.
  3. Rafforzare la rete dei trasporti urbani. Più bus e tram. Incentivare a mollare l’auto sapendo di non restare comunque a piedi, perché di supporto c’è un’efficiente rete per gli spostamenti.

Ciò che non sarà bandito sarà il posteggio per i disabili. Per il resto, divieto di entrare per qualsiasi autovettura alimentata in qualsiasi modo. E si creano tutte le infrastrutture e le strutture affinché non ci possano essere alibi e scuse. Mancano poche settimane alla fine dell’anno. Il 2019 è alle porte. Ma non siamo impazienti. Dura 365 giorni. C’è tutto il tempo per poter assistere a questo cambiamento della mobilità nella capitale norvegese. Un primato europeo. Fiduciosi della riuscita, che possa diventare un esempio per tante altre città. E perché no, anche italiane. Leggi anche: Green economy: l’emergenza ambientale porterà oltre 3 milioni di posti di lavoro di Valentina Cuppone

Valentina Cuppone
Valentina Cuppone
Valentina Cuppone, classe 1982. Caporedattore de Il Digitale. Formazione umanistica, una laurea in Lettere Moderne e una specializzazione in Comunicazione della cultura e dello spettacolo all’Università di Catania. Curiosa e appassionata di ogni cosa d’arte, si nutre di libri, mostre e spettacoli. Affascinata dal mondo della comunicazione web, il suo nuovo orizzonte di ricerca è l''innovazione.

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