lunedì, Settembre 27, 2021

La Turchia è il primo Paese ad uscire ufficialmente dalla Convenzione di Istanbul

Da diversi mesi, infatti, le autorità turche ritengono che la Convenzione di Istanbul sia "incompatibile con i valori sociali e familiari della Turchia". Tanti i diritti negati, tra questi anche l'impossibilità di celebrare il Pride.

Naomi Di Roberto
Naomi Di Roberto, classe 1996. Sono una giovane giornalista pubblicista abruzzese, scrivo di temi globali, scienza e geopolitica. Ho una laureata in Lettere, una Magistrale in Editoria e Giornalismo ed un Master in "Comunicazione della scienza/giornalismo scientifico". Nella vita inseguo senza sosta il mio sogno: scrivere.

È dunque la Turchia il primo Paese ad uscire ufficialmente dalla Convenzione di Istanbul, il trattato volto a prevenire la violenza domestica e quella sulle donne. Fu proprio la Turchia ad essere la prima firmataria del trattato nel 2011.

Le autorità turche hanno affermato che il ritiro della Convenzione di Istanbul è dovuto al fatto che l’accordo è stato “dirottato da un gruppo di persone che tentavano di normalizzare l’omosessualità”, affermando che ciò era “incompatibile con i valori sociali e familiari della Turchia”.

Essere omosessuali in Turchia non è reato, ma c’è da sottolineare che tantissimi sono i divieti e le libertà negate: tra queste vi è anche l’impossibilità di organizzare e partecipare a Pride.

Turchia esce dalla Convenzione di Istanbul, ma le donne non ci stanno

La decisione non ha fatto altro che mettere in moto una serie di forti proteste, manifestazioni che hanno avuto luogo nei principali centri delle città turche, soprattutto ad Istanbul. Enti e singole persone di tutto il mondo hanno iniziato una importante mobilitazione via social per dimostrare sostegno e solidarietà verso le donne turche, donne in piazza per ribadire l’opposizione ad Ankara. Tra gli slogan dei manifestanti c’erano “La Convenzione di Istanbul salva la vita” e “Non accettiamo la decisione di un solo uomo“.

Un’opposizione che, in ogni caso, non ha risparmiato violenze e pesanti interventi da parte delle forze dell’ordine.

Prima della comunicazione ufficiale, tante donne turche hanno condiviso sui social video di se stesse con l’hastag #istanbulsözleşmesihepimizin , ossia “La Convenzione di Istanbul è nostra”.

Ricordiamo inoltre che la Turchia non tiene statistiche ufficiali sul femminicidio. Eppure, secondo quanto dichiarato da reutersil tasso è all’incirca triplicato negli ultimi 10 anni. Solo quest’anno 78 donne sono state uccise o sono morte in “circostanze sospette”. I dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, riportati dalla fonte sopracitata, mostrano che il 38% delle donne turche è vittima di violenza da parte di un partner nel corso della vita. Quest’ultimo dato, in Europa, tocca il 25%.

Il governo di Erdogan, insomma, sta assumendo posizioni sempre più conservatrici, e non sarebbe questa una novità.

I Pride in Turchia sono vietati

Convenzione di Istanbul

È il settimo anno che le autorità turche proibiscono lo svolgimento di Pride nel Paese. Nonostante il divieto, in atto dal 2015, molte persone sono scese in piazza per celebrare la settimana dedicata ai Pride. In tutta Europa, infatti, numerosissime sono state le manifestazioni per celebrare l’accettazione sociale e l’auto-accettazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, non-binarie, queer. E, soprattutto, delle conquiste in merito a diritti civili e legali.

Il timore generale, in Turchia, riguarda le possibili violenze per reprimere proteste e manifestazioni. L’ultimo episodio in questo senso si è verificato a fine giugno, nel parco Maçka di Istanbul. Quì alcune persone, appartenenti e non alle comunità LGBT+, si erano radunate per un picnic proprio in occasione della settimana dedicata ai Pride. Ma qualcosa è andato storto. A

Attraverso l’hastag #PiknikYasaklanamaz (ossia “un pic-nic non può essere vietato”), sono state diffuse le immagini dello sgombero da parte della polizia.

“Ha vietato il picnic con la motivazione che potrebbe causare “disordine pubblico”, dichiara su Twitter il dott. Aykan Erdemir, direttore senior del programma Turchia di FDD, ex membro del parlamento turco (dal 2011 al 2015).

Secondo quando dichiarato da IlPost, inoltre, durante è stata arrestata una persona, tante altre sono state colpite violentemente dagli agenti, una avrebbe anche un braccio rotto.

Un altro uso “non necessario ed eccessivo della forza” sarebbe stato utilizzato secondo Amnesty sabato 26 giugno, nei confronti dei partecipanti alla marcia nel distretto centrale di Beyoğlu.

“Stiamo rafforzando la lotta con il nostro nuovo piano d’azione”

Sarebbe questa la risposta del governo turco alle proteste portate avanti dalle donne di tutto il Paese, e non solo.

Secondo quanto dichiarato da Aljazeera, settimana scorsa il Presidente Erdogan avrebbe pubblicato il suo piano d’azione per combattere la violenza sulle donne. Il documento includerebbe obiettivi e servizi volti proprio alla prevenzione del problema, nonché alla creazione di una linea di assistenza.

“Alcuni ambienti stanno cercando di dipingere il nostro ritiro dalla Convenzione di Istanbul come un passo indietro nella nostra lotta contro la violenza contro le donne. La nostra battaglia non è iniziata con la Convenzione di Istanbul e non finirà con il nostro ritiro dal trattato”, ha affermato Erdogan.

Turchia fuori dalla Convenzione di Istanbul: si temono reazioni a catena

La decisione della Turchia di uscire dalla Convenzione di Istanbul, come abbiamo visto, ha generato non poche proteste da parte delle donne, ma soprattutto un forte dissenso dai leader politici internazionali.

“Un passo indietro per lo sforzo internazionale di porre fine alla violenza”, dichiara su Twitter il portavoce del Dipartimento di Stato USA.

Anche Amnesty International ha detto la sua, definendo come “vergognoso” il ritiro ufficiale della Turchia.

“Allo scoccare della mezzanotte, la Turchia ha voltato le spalle alla protezione delle donne, inviando uno sconsiderato e pericoloso messaggio a chi compie violenza contro di loro: potranno continuare a farlo con impunità. La Turchia ha rimandato indietro le lancette dell’orologio di 10 anni rispetto ai diritti delle donne e ha stabilito un terrificante precedente. Ma questa deplorevole decisione è diventata un punto di svolta per le attiviste di tutto il mondo, determinate con noi a resistere a ulteriori assalti ai diritti umani”.

ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Il timore, in realtà, è quello che si possa verificare una sorta di “reazione a catena” tra alcuni Stati, ci riferiamo a Polonia ed Ungheria, che da diversi mesi stanno inasprendo le loro posizioni in merito a diritti e libertà.

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Che cos’è concretamente la Convenzione di Istanbul

Convenzione di istanbul
Immagine di agi

La Convenzione di Istanbul è il trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e violenza domestica. Questo rappresenta uno dei più importanti passi in avanti in merito a diritti, protezione e integrazione dei cittadini europei.

Una vera svolta in merito a qualsiasi forma di utilizzo della forza sulle donne, in quanto non solo si muove per prevenire la violenza domestica, ma intende anche proteggere le vittime e perseguire i trasgressori (articolo 5). La Convenzione di Istanbul viene definita come:

 “il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma diviolenza”.

Tra i reati previsti ci sono:

  • violenza psicologica (art. 33)
  • atti persecutori e/o stalking (art. 34)
  • violenza fisica (art. 35)
  • violenza sessuale e stupro (art. 36)
  • matrimonio forzato (art. 37)
  • mutilazioni genitali (art. 38)
  • aborto o sterilizzazione forzata (art. 39)
  • molestie sessuali (art. 40)

L’articolo 3 definisce la “violenza domestica”, il concetto di “genere”, la “violenza contro le donne” (definendola anche una violazione dei diritti umani) e “la violenza contro le donne basata sul genere”.

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Naomi Di Roberto
Naomi Di Roberto, classe 1996. Sono una giovane giornalista pubblicista abruzzese, scrivo di temi globali, scienza e geopolitica. Ho una laureata in Lettere, una Magistrale in Editoria e Giornalismo ed un Master in "Comunicazione della scienza/giornalismo scientifico". Nella vita inseguo senza sosta il mio sogno: scrivere.

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