lunedì, Ottobre 18, 2021

Scoperta a Tor Vergata: il plasminogeno possibile chiave per capire il Covid

Il plasminogeno potrebbe rivelarsi un importante indicatore utile a comprendere e sconfiggere il Covid. Parla il Prof. Nicola Di Daniele, coautore della ricerca di Tor Vergata.

Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

Hanno destato l’interesse del mondo accademico scientifico internazionale i risultati del nuovo studio dell’Università Tor Vergata di Roma che vede come protagonista il plasminogenoDavid Della Morte CanosciFrancesca PacificiCamillo Ricordi ed altri ricercatori stanno alacremente lavorando per trovare soluzioni da affiancare al vaccino contro il Covid-19, in collaborazione con ricercatori del San Raffaele di Roma e della Miller School of Medicine, l’Università di medicina di Miami (USA). 

Ne ha parlato con noi Il Prof. Nicola Di Danieleordinario di Medicina Interna dell’Università di Tor Vergata e coautore dello studio. Ci ha raccontato come si è arrivati a questa nuova scoperta e ha spiegato i vantaggi che potrebbero derivarne nella lotta contro la terribile pandemia che da due anni ha modificato profondamente la vita dell’intero pianeta. Di Daniele ha cominciato spiegando in che consistono esattamente le conseguenze letali del virus:

Nonostante il grande numero di ricerche e di risorse impiegate, i meccanismi patogenetici alla base di una così alta letalità legata a questa infezione non sono stati ancora del tutto chiariti.

Quello che conosciamo ad oggi come comunità scientifica è che il virus infetta le cellule dell’apparato respiratorio e di altri organi mediante dei recettori specifici, chiamati ACE2, dopodiché la replicazione del virus stesso crea una cascata citochinica proinfiammatoria e procoagulativa che scatena a sua volta una polmonite interstiziale e una coagulazione intravasale disseminata, che risultano essere le complicanze letali per il paziente.

Certamente, come riportato in molti lavori scientifici, le persone più fragili sono le più vulnerabili a queste complicanze. Queste includono le persone anziane e le persone affette da patologie croniche, come il diabete mellito, le malattie neurodegenerative, nefrovascolari, cardiovascolari e oncologiche.

Tuttavia, nonostante ad oggi si riesca, in parte, ad anticipare terapeuticamente queste complicanze, specialmente mediante la campagna vaccinatoria, molti di questi pazienti purtroppo continuano a morire in terapia intensiva.

In parole semplici, la degenerazione della malattia in alcuni pazienti si manifesta, come ormai è noto, con complicazioni che provocano un elevato stato infiammatorio con polmonite bilaterale interstiziale e trombi dovuti ad una eccessiva coagulazione del sangue. Perché?

Lo scopo della ricerca

Il Prof. Di Daniele ha in seguito spiegato lo scopo della ricerca, pubblicata qualche settimana fa con il titoloLow level of plasminogen increases risk for mortality in COVID-19 patients su Cell Death and Desease, una delle riviste dell’autorevole gruppo editoriale scientifico Nature:

Lo scopo dello studio  (…) è stato quello di identificare un biomarcatore di prognosi per i pazienti ammessi in ospedale con diagnosi di COVID-19. Lo studio è stato condotto su una popolazione di pazienti con età avanzata ricoverati presso il Policlinico di Tor Vergata

In poche parole, gli studiosi si sono messi alla ricerca di un indicatore che possa spiegare perché i pazienti gravi sviluppino le mortali degenerazioni del virus. Questo aiuterebbe ad individuarli in tempo utile e auspicabilmente a sviluppare una terapia, una cura. Le intuizioni dei ricercatori si sono rivelate vincenti e il biomarcatore è stato trovato: il plasminogeno.

In che consiste la nuova scoperta di Tor Vergata

Tor Vergata - Nicola Di Daniele
Prof. Nicola Di Daniele – Università Tor Vergata, Roma

La nuova scoperta di Tor Vergata ha portato alla luce la correlazione tra bassi valori di plasminogeno e la morte dei pazienti affetti da Covid in maniera grave. Adiamo a capire bene di cosa si tratta. Nicola Di Daniele ha raccontato:

I dati hanno dimostrato significativamente come mediante la misurazione nel plasma, effettuata attraverso un semplice prelievo ematico, di un biomarcatore denominato plasminogeno si possa prevedere la mortalità di questi pazienti e quindi intervenire tempestivamente. Bassi livelli di questa proteina sono stati associati ad una mortalità di circa 12 volte superiore rispetto ai pazienti con livelli normali della stessa.

Oltretutto, pazienti con bassi valori di plasminogeno avevano prognosi infausta in associazione a tutti gli altri parametri negativi tipici dell’infezione da COVID-19, come aumento del D-Dimero e fattori della coagulazione, alta glicemia a digiuno, insufficienza renale, aumento dei parametri infiammatori e rischio di ricovero in terapia intensiva.

In questo studio, la diminuzione del plasminogeno si associava direttamente all’incremento di Interleuchina-6, citochina fondamentale nei processi di infiammazione collegati al COVID-19, dimostrando quindi, un ruolo chiave del plasminogeno nelle complicanze dell’infezione.

Questo ruolo chiave del plasminogeno nelle complicanze delle infezioni potrebbe dunque rappresentare la svolta nella battaglia alla pandemia.

Cosa è il plasminogeno

Il plasminogeno è una proteasi, un enzima precursore inattivo della plasmina, ovvero un enzima che se attivato si trasforma in plasmina. La plasmina a sua volta è un enzima capace di degradare molte proteine presenti nel sangue e ha sostanzialmente la funzione di sciogliere i coaguli, evitando i trombi, mettendo in pratica la cosiddetta fibrinolisi.

Come ormai sappiamo e come confermato dal Prof. Nicola Di Daniele, una delle conseguenze catastrofiche della degenerazione del virus nei pazienti affetti in maniera grave è proprio quella di sviluppare trombi. La nuova scoperta di Tor Vergata dunque spiegherebbe il motivo per cui questi trombi si formano e non si sciolgono: i bassi valori di plasminogeno. Perché questi valori sono così bassi?

Il Covid utilizza le nostre macchine

A differenza dei batteri che si organizzano da soli, i virus per diffondersi nell’organismo utilizzano quel che trovano, quindi si servono delle nostre macchine, in particolare dei nostri enzimi.

La nuova scoperta di Tor Vergata mette in luce come il Covid-19 utilizzi proprio il plasminogeno per introdursi nelle cellule, per questo motivo si potrebbe dire che lo consuma. Nei pazienti con valori di plasminogeno bassi quindi il Covid diventa letale. La spiegazione del Prof. Nicola Di Daniele:

Il plasminogeno è un precursore della plasmina, enzima necessario a rompere i trombi a livello periferico, ma anche necessario all’ingresso del virus Sars-COV-2 nella cellula. Un suo alto consumo significa una attivazione dei meccanismi patologici alla base delle complicanze letali.

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Il plasminogeno come terapia?

I risultati dell’importante ricerca del Prof. Di Daniele e degli studiosi di Tor Vergata ora devono trovare conferma con la sperimentazione e passare al vaglio del comitato etico. Nel frattempo, si sta somministrando plasminogeno ad alcuni pazienti, monitorando gli effetti di quella che potrebbe rivelarsi una terapia efficace contro il Covid.

Nel caso questa possibile cura dimostrasse di funzionare, rilevare i valori di plasminogeno con un semplice prelievo del sangue aiuterebbe ad intervenire tempestivamente sui pazienti più propensi a sviluppare le conseguenze letali del virus. Di Daniele ha così concluso:

Trial clinici sono già in fase avanzata nel testare come la terapia sostitutiva con lo stesso plasminogeno possa essere in grado di ridurre le complicanze da COVID-19.

Nel presente studio, si è dimostrato, come, un semplice prelievo ematico e la misurazione di questo biomarcatore, possano permettere tempestivamente di prendere la decisione clinica migliore, sia in termini di terapia che di percorso assistenziale, riducendo drasticamente la mortalità anche nei pazienti più fragili affetti da questo terribile virus. 

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Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

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