venerdì, Settembre 18, 2020

“Sul Covid quante bugie ci hanno raccontato”: l’intervista al Professor Bacco

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Silvia Buffohttp://www.ildigitale.it
Silvia Buffo, 1985. Giornalista e imprenditrice, è founder dell'azienda Identità Digitali e direttore de Il Digitale. Ricercatrice in Letteratura italiana su tematiche di scrittura e web, amante della classicità, filologia e linguaggi. Si occupa di formazione, tenendo a Roma seminari sul Web Writing. Si autodefinisce un’idealista, scrive di innovazione e cultura. “La bellezza è promessa di felicità” è il suo motto, che ha delicatamente rubato a Stendhal.

Il Covid ha stravolto completamente il nostro modo di vivere, un susseguirsi martellante di pareri scientifici discordanti ha alimentato una serie di dubbi e perplessità nel nostro approccio verso quello che abbiamo percepito come lo sconosciuto nemico invisibile. Ma è davvero un nemico così ostile? Oggi dopo tre mesi possiamo fare un bilancio, orientarci molto meglio alla luce dei dati e dell’esperienza, ricostruire con lucidità, cercare di discernere la verità dalla menzogna. Lo facciamo con Il Professor Bacco, che già in un nostro precedente confronto, aveva messo in guardia da una narrazione inesatta della realtà delle cose. Il professore è uno studioso di virus da 30 anni, in particolare esperto di HIV e virus oncologici e ci ha giurato di averne visto di peggiori. L’INTERVISTA

Perché questa pandemia è percepita come qualcosa di apocalittico dal mondo intero? Chi ha scritto questo copione?

Non credo che questo copione sia stato scritto ma ho visto soggetti che dicevano cose che non stanno né in cielo né in terra, Burioni affarmava che la sacca di plasmaferisi costa troppo, la Capua che è possibile infettarsi con le sacche di sangue. È molto grave che abbiamo avuto una visione totalmente folle del virus, come protagonisti di questa narrazione abbiamo avuto dei cialtroni, dei soggetti nominati dalla politica oppure nominati da chissà chi. I medici devono essere pagati per dire quello che devono dire? C’era bisogno di chiamare la Capua dall’America o Burioni ancora prima che scoppiasse il casino? Buriori era sempre in onda da Fazio e pagato, per fortuna non tutti i giornalisti sono uguali e qualcuno ha scelto di spaziare e includere altri pareri esperti.

Come sarebbe andata se avessimo avuto la giusta consapevolezza sin da subito?

La storia di questo paese sarebbe stata diversa se non ci fosse stato il monopolio mediatico di alcuni personaggi. Ora faccio io una domanda, lei conosce un virus che uccide mille persone e poi si ferma? Un virus che uccide mille persone al giorno ne uccide un milione, non è che si ferma. Mille morti dichiarati nella solita veglia funebre delle 18 e nemmeno un’autopsia che ti dice che sono morti davvero per quello, tutti i medici legali non ne hanno visto uno di morto. Il 10 maggio mi hanno fatto fuori dalla trasmissione di Non è L’arena, di cui dovevo esser ospite, poche ore prima perché ho chiesto di dirmi chi sono questi morti di Covid.

Troppe cose non tornano, quali sono le incongruenze più eclatanti?

Ancora si chiedono se il virus è termolabile, ma ci guardiamo intorno? E speriamo infetti più persone possibile perché chi si infetterà farà immunità e non se ne accorgerà nemmeno. È assurdo come sia stato trattato Mattia che tutto era fuorché il caso 1, hanno fatto tutto il contrario di ciò che si doveva fare, come sparare ossigeno dei polmoni, facendo danni. Per non parlare delle paranoie e le polemiche dell’esodo dei fuori sede nella notte milanese della corsa ai treni, visti come untori. Tuttto è paradossale.

Alla luce della realtà effettiva dei fatti che tipo di precauzione dobbiamo avere nei confronti del virus?

Sono state dette tante bugie, il virus è più piccolo di come ce lo raccontano. Se abbiamo a che fare con soggetti molto anziani affetti da patologie pregresse, è bene lavarsi le mani e mettere una mascherina, e avere delle precauzioni in più ma solo per evitare sovrainfezioni. Evitiamo così che il virus possa indebolire ancor più l’anziano, se abbiamo a che fare con persone a rischio, manteniamo la distanza disicurezza e disinfettiamo le mani e senza esagerare indossiamo mascherine al bisogno.

E i tamponi servono? Lei consiglierebbe di farli per avere un quadro più esatto?

Non è che non servono a niente ma il tampone non può essere la base di tutto, il tampone è nato per altre finalità e ha un altro indice di rischio non basso. Non sono io a fare le leggi della matematica. Adesso conseglierei semmai il test seriologico per gli anticorpi , inutile fare la fila alla Asl per un tampone e aspettare 5- 10 giorni.

E invece sul vaccino? Che futuro ci aspetta?

Non ci sarà nessun vaccino, è fuori di testa pensarlo. Perché facciamo solo il vaccino per il morbillo? Perché è un organismo che rimane sempre uguale, la medicina in fondo è una cosa semplice. Il virus cambia, chiediamoci perché non abbiamo il vaccino per HIV, ne abbiamo trovati mille di vaccini per l’AIDS, il problema che il virus cambia ogni due mesi e il vaccino non serve più, non ci sarà nessun vaccino. Sono 40 anni che lavoriamo su HIV, mi dica quale microrganismo ha avuto più fondi e finanziamenti dell’HIV, possiamo trovare vaccini, ma cambia continuamente, quello è un virus intelligente che uccide i giovani nella loro migliore condizione. È talmente intelligente che si nasconde nell’organismo, anche se prendiamo l’antivirale, ha sviluppato della capacità per cui si nasconde in alcune zone dove non è raggiungibile dal farmaco, come facciamo a fare un vaccino per un virus che muta?

Se come HIV anche Covid muta perché ci sono finanziamenti plurimilionari per il vaccino, da Bill Gates a Trump?

Se anche si dovesse trovare sarà un vaccino momentaneo, ma il migliore vaccino è quello naturale in questo caso, l’infettarsi. Oppore curiamoci con la plasmaferesi. Noi facciamo solo il vaccino del morbillo e non quello dell’influenza perché il vaccino sull’influenza non esiste. Se venite a trovarci in laboratorio vedrete le mutazioni dei virus anche a distanza di poche ore, sono proprio nati così. Sono virus che nascono per mutare, magari si potesse trovare un vaccino.

Perché quello che dice risulta così inedito nel panorama scientifico nazionale?

Chiunque può prendere un libro di microbiologia, anche di molti anni fa, e andare alla famiglia coronavirus, una delle cose che troveremo scritte è che sono termolabili. Lei ha mai visto un’influenza l’estate? Io non devo dimostrare che il coronavirus soffre il caldo perché tutti i coronavirus soffrono il caldo. Al massimo bisognava chiedere il contrario ai virologi: “Dimostrateci che è anamalo”. A Nature che è una delle riviste più importanti del mondo ne hanno parlato tantissimo di questa cosa comunque scontata e tutti sono rimasti sorpresi come fosse una novità. Si è arrivati a dire addirittura il contrario: che il caldo peggiorerebbe la situazione. Sono affermazioni inaccettabili.

Leggi anche: Batteri resistenti: nel mondo faranno più morti del Covid-19?

Durante la cosiddetta ‘ora buia’, l’Italia ha subito delle limitazioni che molti hanno ritenuto violazione della libertà personale. Poi la gente si è stancata, gli italiani a un certo punto hanno deciso di riprendersi i propri spazi. Cosa ne pensa?

Gli italiani hanno fatto bene a rippropriarsi delle proprie abitudini. All’estero ci hanno riso dietro per le immagini dei carri armati con le salme, e chissà quanto tempo ci vorrà per far dimenticare al mondo quelle scene. Abbiamo tolto la libertà agli italiani, la possibilità di fare attività motoria in luoghi aperti e sicuri, indebolendo in casa il sistema immunitario e la propria condizione emotiva aspettendo quotidianamente il bollettino delle 18 e facendo collassare drasticamente l’economia italiana.

Quanto è grave il trauma psicologico di questo racconto inesatto e esagerato del Covid?

Io immagino una famiglia per bene, magari poco acculturata, che alle 18 accende la Tv, anzi forse in quarantena non l’ha mai spenta e vede i 3 cadaveri e invece parlano di mille morti, e dopo due ore vedono il camion militare che porta via le bare, ma che speranza deve avere nel futuro questa gente? Il preside di una scuola toscana mi ha chiamato e mi ha detto che due ragazzi di 17 anni avevano tentato il suicidio perché avevano paura del futuro, è stata un’esperienza incredibile, questi ragazzi hanno chiesto di parlare con me e io ne sono stato onorato e orgoglioso della considerazione che hanno avuto per me in quel loro dramma: mi hanno confidato la loro paura, vedere il futuro con le mascherine e le distanze sociali. Questi possibili morti ce li ha sulla coscienza chi ha mandato quelle immagini che non sono vere, quei numeri che non sono veri, perché fin quando fossero stati veri ci sta, ma non sono veri.

Quindi i numeri riportati dei morti non sono legati strettamente al Covid?

No no, non sono proprio legati, i morti infettati da Covid negli hospis sono stati contati come morti covid, gli hospis sono quelle strutture sanitarie dove si viene ricoverati solo se si ha un’aspettativa di vita di 20 giorni. È stata contata come morta da Covid anche quella infermiera che si è suicidata dopo aver scoperto di essere infettata.

Tutto il mobbing fatto sui sanitari poteva essere risparmiato e magari potevamo evitarci anche il suicidio di quella infiermiera? Ora qual è la cosa migliore da fare?

Certamente, ci sono persone deboli che non hanno la giusta forza psicologica, fino a un mese fa avevamo le persone chiuse in casa a Palermo con 34 gradi con un virus che lì non può resistere in nessuna maniera. La cosa migliore da fare oggi è andare in spiaggia, non esiste un virus che nuota, assurda l’ipotesi del distanziamento di 4 metri al mare: lo iodio uccide il virus, il sole, l’acqua salata uccidono il virus. Il virus messo davanti ai raggi ultravioletti muore all’istante. Ma lei si immagina i napoletani, i pugliesi, i calabresi che rimangono chiusi in casa col caldo? E così per tutta Italia. Sarebbe impensabile.

Leggi anche: Professor Bacco: “Il Covid? Credetemi non è come ce l’hanno raccontato”

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Silvia Buffo, 1985. Giornalista e imprenditrice, è founder dell'azienda Identità Digitali e direttore de Il Digitale. Ricercatrice in Letteratura italiana su tematiche di scrittura e web, amante della classicità, filologia e linguaggi. Si occupa di formazione, tenendo a Roma seminari sul Web Writing. Si autodefinisce un’idealista, scrive di innovazione e cultura. “La bellezza è promessa di felicità” è il suo motto, che ha delicatamente rubato a Stendhal.

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