lunedì, Aprile 19, 2021

Ti prendi sempre cura degli altri a discapito di te stesso? Potresti soffrire di Sindrome di Wendy

Non solo Peter Pan: la Sindrome di Wendy è la tendenza a mettere le necessità degli altri al di sopra delle proprie. Ecco come riconoscerla e cosa fare per combatterla.

Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Laureata in Mediazione Linguistica, con un passato nella musica e nel teatro e un'avida curiosità per tutto ciò che riguarda scienza, arte e scrittura. Ha abbracciato da tempo la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita. Autrice di racconti, poesie e sceneggiature perché l'immaginazione lo pretende, giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Sindrome di Peter Pan. La paura, più o meno patologica, delle responsabilità e l’incapacità di assumere il ruolo di persona adulta è ben nota e spesso dibattuta. Ma forse in pochi sanno che un altro personaggio nato dall’immaginazione di James Matthew Barrie è diventato l’archetipo di riferimento per una specifica condizione psicologica, meno nota ma altrettanto problematica: la sindrome di Wendy. Si tratta della tendenza a prendersi cura delle persone amate, fino al punto di trovare la propria realizzazione nel benessere degli altri.

Nella storia nota al grande pubblico, la dodicenne Wendy Darling viene portata da Peter Pan sull’Isola che non c’è, per vivere insieme a lui e il suo seguito di bimbi sperduti. Sull’isola, Wendy comincia a farsi carico delle necessità di Peter e dei bambini, accudendoli e assicurandosi che stiano bene, diventando di fatto una figura materna per l’intero gruppo nonostante la sua giovane età. Mentre Peter e i bambini esplorano, giocano e vivono avventure, Wendy si sacrifica dedicandosi alla cura del rifugio e al sostentamento dell’insolita famigliola.

Cos’è la Sindrome di Wendy

Esattamente come Wendy, può succedere che alcune persone abbiano la tendenza a farsi carico delle responsabilità altrui, quelle di un partner, un figlio o anche un genitore, a discapito delle proprie in maniera più o meno evidente. I soggetti che soffrono di Sindrome di Wendy sono iper-responsabilizzati, a differenza delle persone che hanno intorno. Se questa tendenza può sembrare il naturale stato della vita adulta, particolarmente quando si diventa genitori, in alcuni casi può sfociare nel patologico, con condizioni potenzialmente deleterie per il benessere di chi ne soffre.

Oltre alla stanchezza derivante dai continui sacrifici, il rischio più grande per chi soffre di Sindrome di Wendy è quello di accompagnarsi a narcisisti che potrebbero sfruttare a proprio vantaggio le tendenze dell’altro per farsi accudire, generando circoli viziosi difficili da spezzare.

Come riconoscere la Sindrome di Wendy

La Dottoressa Rossella Valdré, autrice per guidapsicologi.it, ha identificato i seguenti sintomi, utili per riconoscere la Sindrome di Wendy:

  • Eccessiva preoccupazione per le questioni altrui. Chi soffre di Sindrome di Wendy ha la tendenza a tenere sempre d’occhio il benessere delle persone amate, ad esempio assicurandosi continuamente che stiano bene e non manchino di nulla.
  • Negligenza nei confronti delle proprie necessità. La Sindrome di Wendy porta chi ne soffre a mettere il benessere altrui al di sopra del proprio, a trascurarsi e a convincersi che le persone amate falliranno, soffriranno o non sapranno come fare senza la loro costante presenza. Non è insolito che queste persone rinuncino anche alla carriera per assumere il ruolo di caregiver all’interno del gruppo di appartenenza.
  • Stanchezza persistente. A causa dei sacrifici e delle attenzioni continue alla vita altrui, chi soffre di Sindrome di Wendy inevitabilmente si troverà privo di energie. Tuttavia si imporrà di continuare a prendersi cura degli altri nonostante tutto, spesso a causa della paura di perdere l’affetto delle persone amate.

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Sindrome di Wendy, chi può soffrirne?

Sindrome di Wendy
Wendy e i bimbi sperduti nel loro rifugio sull’Isola che non c’è

La Sindrome di Wendy, probabilmente anche a causa di un’imposizione culturale, è più frequente nelle donne, ma non esclusiva del sesso femminile. Possono soffrirne anche uomini, e chiunque abbia tendenze masochistiche e rinunciatarie, o chi pone se stesso in una condizione passiva all’interno delle dinamiche di coppia o familiari.

Generalmente le persone che soffrono di Sindrome di Wendy hanno la tendenza ad accompagnarsi a persone deresponsabilizzate, non necessariamente dei Peter Pan, ma in ogni caso persone che permettano loro di diventare indispensabili. In alcuni casi, quelli più pericolosi, le persone affette da Sindrome di Wendy possono cadere nella trappola di un narcisista patologico, che potrebbe trarre vantaggio dalle loro tendenze servili, danneggiandole a livello profondo.

Cause della Sindrome di Wendy

La Dottoressa Valdré riconosce nella scarsa autostima una delle cause più radicate della Sindrome di Wendy:

Se non mi amo, non mi apprezzo, se non mi dò consistenza come persona, farò di tutto perché sia un altro a darmela, poiché io penso di non meritarla. La speranza inconscia è di ottenerne amore e un ritorno narcisistico, di essere riamate e guadagnare in autostima, il che non avviene mai, anzi avviene proprio il contrario, in quanto il partner deprezza la donna sempre disponibile e si viene a creare un circolo vizioso.

Quali siano le cause di un’autostima così bassa è un discorso più complesso, che affonda le proprie radici nell’infanzia. È possibile che chi soffre di sindrome di Wendy sia stato particolarmente responsabilizzato da bambino, magari perché è cresciuto insieme a molti fratelli o perché ha sofferto l’assenza delle figure genitoriali. Oppure, al contrario, potrebbe essere cresciuto con una famiglia troppo protettiva e, una volta raggiunta l’età adulta, sente che il suo valore come individuo può realizzarsi soltanto attraverso le responsabilità da cui è stato sollevato in passato.

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Come guarire dalla Sindrome di Wendy

Trattandosi di una condizione che spesso affonda le sue radici nell’infanzia, prendere coscienza della Sindrome di Wendy e lavorare su se stessi per cambiare no né un compito facile. Rivolgersi a un professionista e intraprendere un percorso di psicanalisi o psicoterapia è la scelta migliore.

Con la guida di un professionista, il soggetto lavorerà sulle proprie credenze e i valori imparando a dare a se stesso il giusto valore, a stabilire limiti chiari all’interno delle relazioni e a prendersi cura di sé oltre che degli altri, pronunciando quei no di cui spesso abbiamo bisogno.

Disclaimer: questo articolo è stato redatto a scopo puramente illustrativo e non deve essere utilizzato per autodiagnosi. Se ti sei riconosciuto nei comportamenti descritti in questo articolo, non aver paura di rivolgerti a un professionista della salute mentale: ti aiuterà a rapportarti con te stesso e il tuo benessere in maniera sicura.

Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Laureata in Mediazione Linguistica, con un passato nella musica e nel teatro e un'avida curiosità per tutto ciò che riguarda scienza, arte e scrittura. Ha abbracciato da tempo la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita. Autrice di racconti, poesie e sceneggiature perché l'immaginazione lo pretende, giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

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