venerdì, Dicembre 2, 2022

Senza le donne non c’è pace, ecco perché il matriarcato è la soluzione alla guerra

Intorno al tavolo per i negoziati di guerra tra Ucraina e Russia le donne non ci sono mai, sono le grandi assenti della mediazione inter-diplomatica. Pur dimostrando professionalità, prudenza e promuovendo la cultura per la pace, subiscono il peso del sesso forte.

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

Senza le donne non c’è pace. Eppure, i delegati che in questi giorni stanno cercando di arginare il conflitto scoppiato tra Russia e Ucraina sono tutti uomini. Seduti al tavolo della mediazione ci sono solo diplomatici di sesso maschile. Le donne continuano ad essere escluse dagli incontri per decretare una possibile tregua dalla guerra. La preparazione femminile passa ancora una volta in secondo piano.

Il contesto sessista e discriminatorio viene alimentato dall’effetto testosterone. Recluse, allontanate e svilite subiscono la stazza e la dominanza del sesso forte. Davanti agli occhi di un mondo anestetizzato dalla falsa parità sui generi, vengono profanate dall’autorevolezza del patriarcato.

Nonostante ricoprano un ruolo importante nella risoluzione dei conflitti e nei processi di pace, continuano ad essere esonerate dai governi e dalle istituzioni che gli impongono di vivere la scena politica da dietro le quinte, negandogli il diritto di esercitare quel pacifismo che solo un government matriarcale è in grado di applicare.

Senza le donne non c’è pace: la situazione al tavolo delle negoziazioni

Perfettamente formate a livello diplomatico e tremendamente forti dal punto di vista della politica internazionale, le negoziatrici sono puntualmente assenti da ogni tavolo per le trattative bilaterali. Secondo l’Unitar, l’Istituto di formazione e di ricerca delle Nazioni Unite, solo il 3% delle ratifiche di pace è firmata da donne.

Nel corso delle mediazioni di guerra, gli uomini sono sempre presenti, gli viene richiesto di rivestire il ruolo di protagonisti principali, le donne, invece, devono sopportare quell’appannaggio esclusivo che considera i ruoli diplomatici appartenenti alla sola classe maschile. Infatti, i limiti per l’accesso a questa professione erano considerati, fino a non molto tempo fa, il matrimonio, la famiglia ed anche un’immotivata fragilità fisica, secondo cui, il corpo femminile era poco adatto a sopportare lo stress e la fatica.

In questi giorni di atrocità e rabbia per l’offensiva russa in Ucraina, non abbiamo potuto fare a meno di notare, che al tavolo delle negoziazioni per una possibile tregua tra i due paesi, erano seduti tutti uomini. Sia l’aggressore sia l’aggredito hanno scelto personalità maschili per rappresentare il proprio paese e per discutere sui temi caldi del conflitto. Un dispiegamento notevole di testosterone è sceso in campo per ascoltare le richieste di Kyiv: in tutto 10 diplomatici si sono incontrati a Brest per dibattere sul futuro della guerra, ma le donne, le diplomatiche, perché non c’erano?

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Donne e pace: una svolta che non ancora c’è stata

L’approvazione all’unanimità da parte dell’Onu per la risoluzione numero 1325, ratificata il 31 ottobre del 2000, avrebbe dovuto riconoscere ufficialmente il ruolo femminile all’interno dei processi di pacificazione, evidenziando le capacità di negoziazione e di mediazione di ogni donna.

Il testo recita:

Sollecita inoltre il Segretario generale a cercare di ampliare il ruolo e il contributo delle donne nelle operazioni delle Nazioni Unite sul terreno, e specialmente tra gli osservatori militari, la polizia civile e il personale addetto ai diritti umani e ai compiti umanitari; Esprime la sua volontà di incorporare una prospettiva di genere nelle operazioni di mantenimento della pace, e sollecita il Segretario Generale a garantire che, laddove serva, le operazioni sul terreno includano una componente di genere.

Questa apparente rivalutazione dell’intreccio tra la prospettiva femminile e i valori militari tradizionali, oltre a durare per un tempo limitatamente breve, non è mai stata attuata.

Eppure, i dati di una ricerca fatta su 156 accordi di pace dall’Agenzia delle Nazioni Unite per la promozione, la parità di genere e i diritti delle donne, Un Women, hanno dimostrato che le negoziatrici, quando ovviamente vengono incluse nei negoziati, riescono a raggiungere e a far durare l’accordo di pace per ben due anni, registrando il 20% in più di probabilità rispetto ai colleghi uomini che la collaborazione duri. Ma se senza le donne non c’è pace, perché le diplomatiche non partecipano quasi mai ai negoziati?

Senza le donne non c’è pace: perché?

Nella società contemporanea, le mansioni più diffuse per la stabilizzazione e il sostegno alla pace riguardano la protezione dei civili, il ripristino dell’ordine pubblico e la prevenzione della violenza. In questo scenario, le donne offrono una nuova e diversa modalità di comprensione di questioni che normalmente non vengono affrontate.

L’interpretazione femminile, nella risoluzione dei conflitti, gioca un ruolo strategico: possiede il potenziale per cominciare a prendere in considerazione alcune forme di violenza e per sviluppare diverse tattiche di approccio, completamente ignorate dagli uomini.

Malgrado le buone intenzioni, il contributo femminile subisce ancora l’influsso di quell’interpretazione limitata e strumentale che solo gli uomini possono raggiungere i termini e le condizioni di pace, rafforzando in questo modo il sistema di guerra patriarcale.

Infatti, nelle operazioni per il mantenimento della pace, le diplomatiche vengono impiegate non nei ruoli di leadership, ma come aiutanti per la protezione di donne e di bambini. La loro preparazione finisce in secondo piano, vengono giudicate e associate a quelle mansioni imprigionate dallo stereotipo del “lavoro da donne”. Finché il focus della questione subirà la limitazione del cliché di genere, la figura della diplomatica non verrà mai presa seriamente in considerazione.

Donne e pace

Secondo Edith Stein, filosofa e mistica del secondo dopoguerra, la figura femminile, dotata di istinto materno e protezione innata, è portata all’impegno per la pace. Grazie a questa vocazione, le donne, riescono meglio degli uomini, a trattare e a bilanciare quel sentimento naturale, tanto evoluto quanto sviluppato, per il bello e per il bene. La sensibilità particolare e lo sguardo attento ai bisogni dell’altro, rendono le donne particolarmente adatte alla convivenza pacifica tra i popoli. Nutrono il desiderio di realizzare la felicità altrui e di contribuire alla prosperità della propria nazione.

Nella qualità femminile è predisposto un compito elevato: far fiorire in sé e negli altri l’umanità vera.

La capacità di subordinare i propri interessi a quelli di altre persone nel momento del bisogno, è una delle qualità principali per frenare la nascita di un conflitto. All’interno delle guerre i gruppi diplomatici, spesso, non sono disposti a rimettere mano o a modificare il contenuto dei loro accordi. Non si tratta di rinunciare, per apparire agli occhi degli altri come i più forti, ma mettere al secondo posto, le pulsioni di dominio, e dare spazio alla pace. È risaputo che la psiche dell’uomo è orientata alla conquista, al monopolio, alla distruzione e alla guerra.

A questo punto, è chiaro come il ruolo della donna, maggiormente connesso alle dinamiche della vita, sia fondamentale nei processi di mediazione, anche se, dai dati diffusi dalla Farnesina, emerge che solo il 2% di negoziatori sono di sesso femminile. Le donne per costituzione psichica, culturale e capacità comunicativa sono più propense ad arginare le situazioni di conflitto. Essendo vicine alla figura dei bambini o semplicemente dovendo occuparsene, riescono a trasmettere i valori di pace e a sviluppare una maggiore sensibilità nel mettersi nei panni dell’altro, empatizzando con le minoranze.

Un interessante studio, condotto da Alexandra Carter, docente alla Columbia University, ha mostrato quanto le donne diplomatiche fossero brave nel perseguire gli ideali di pace e quanto fossero efficienti nel campo delle trattative. Un altro report sul ruolo della donna, all’interno della sicurezza globale, “The role of women in global security” ha dimostrato quanto nei trattati di pace, le donne potrebbero fare davvero la differenza, portando la voce di tutti quei gruppi minoritari che non vengono mai interpellati dai colleghi uomini.

La struttura profonda e pacifica delle società matriarcali

Le società matriarcali a livello economico reggono un sistema agricolo in cui i beni circolano come doni, il cui vantaggio o svantaggio viene mediato da linee guida sociali. Questo sistema è organizzato secondo il muto aiuto che permette l’uguaglianza economica ed evita l’accumulazione da parte di un gruppo o di una persona specifica. Le società matriarcali creano un’economia bilanciata, basata sulla pace, sul rispetto tra popoli e sulla circolazione equa di beni.

A livello sociale, questo tipo di strutture sono basate sull’aggregazione in gruppi. Le persone vivono in clan legati dal principio della matrilinearità, ovvero la parentela con la linea materna. I nomi, gli onori e i titoli si ereditano direttamente dalle madri. In questo modo, viene creata una società orizzontale, priva di gerarchie in cui ciascuno è fratello, madre o sorella di altri.

Il fattore decisivo per il raggiungimento della pace è dato dal processo attraverso cui si prendono le decisioni politiche che subiscono il principio del consenso. Le questioni che riguardano ogni gruppo, vengono decise dalle donne e dagli uomini tramite un accordo.

Appare abbastanza evidente che un modello simile di società non sviluppi gerarchie o livelli di dominazione che sfociano in un sistema militare costituito da potere, corruzione e violenza. Le donne sviluppano una soluzione per la creazione di un modello alternativo di pace, dove l’obiettivo principale non è quello di dissuadere figli, padri e mariti dal partecipare alla guerra ma al contrario di assumere un atteggiamento totalmente indifferente.

Con questa condotta, un governo matriarcale combatte la guerra con l’astensione. Svetlana Aleksiev, autrice del libro, “La guerra non ha volto di donna“, racconta l’epoca vissuta dalle donne sovietiche nella seconda guerra mondiale, fornendo delle chiavi di lettura per comprendere la differenza tra l’interpretazione maschile e femminile rispetto ad un conflitto.

LA GUERRA PER LE DONNE È UN’ALTRA COSA RISPETTO AI MASCHI. MI HANNO COLPITO LE PAROLE DI UNA EX SOLDATESSA SOVIETICA CHE DOPO UNA BATTAGLIA È ANDATA A VEDERE IL CAMPO DOVE GIACEVANO I MORTI E I FERITI. DICEVA: C’ERANO RAGAZZI, BEI GIOVANI, RUSSI E TEDESCHI, MI DISPIACEVA UGUALMENTE PER TUTTI QUANTI gli ESSERI UMANI. MA LO SANNO SOLO LE DONNE. UN MASCHIO RARAMENTE RAGIONA IN SIMILI TERMINI. LE DONNE SONO LEGATE ALL’ATTO DI NASCITA, ALLA VITA. GLI UOMINI INVECE SONO LONTANI DALLA VITA.

Perché abbiamo bisogno di un governo matriarcale

Senza le donne non c’è pace, lo sapeva anche il commediografo greco antico, Aristofane, che si era accorto dell’incapacità degli uomini di perseguire la pace nel loro paese. Affidando la causa ad una donna, Lisistrata che significa appunto la scioglieserciti, dimostra quanto la schiera femminile sia in grado di risolvere tali problematiche. Il mondo di oggi ha un grande bisogno di un’influenza femminile per i processo di mediazione pacifica.

La crisi bellica odierna dimostra che la politica maschile, basata sulla teoria dei giochi, contribuisce a sviluppare tratti psicologici come azzardo e rischio, tipicamente appartenenti al sesso forte. Addirittura, in un forum economico mondiale è stato chiesto ai partecipanti se le donne sarebbero state in grado di evitare la crisi di Wall Street del ’29. Secondo il banchiere ed economista Muhammad Junus, la competenza femminile avrebbe potuto gestire ed evitare meglio il problema finanziario, dal momento che le donne sono meno inclini alla corruzione e più prudenti rispetto al pericolo.

In questo senso, se la partecipazione femminile alla diplomazia risulta particolarmente importante, perché non ci sono donne sedute al tavolo delle negoziazioni?

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Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

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