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Cos’è la resilienza, la capacità di ricominciare

Sapevi che la maggior parte delle persone di successo in passato ha fallito almeno una volta? Ecco qual è il loro segreto.

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Cos’hanno in comune un mocio auto-strizzante e una tazza personalizzata? Apparentemente nulla, se non fosse che si tratta di due oggetti presenti nella vita quotidiana di moltissime persone, a tutte le latitudini del globo, e che proprio per questo sono diventati il punto di svolta decisivo nella vita dei loro inventori.

Joy Mangano, l’inventrice del mocio, l’attrezzo per lavare i pavimenti, e Howard Schultz, CEO della nota catena di caffè americano Starbucks, hanno in comune il fatto di aver avuto delle validissime idee e di essere stati in grado di trasformarle in icone  pop.  Il percorso di questi imprenditori di successo tuttavia non è stato affatto semplice. Molto spesso, dietro alle storie di persone come loro si celano grandi sconfitte e delusioni, anni di impegno non riconosciuto e molta sofferenza. La differenza che esiste tra il fallimento e la realizzazione del sogno americano sembra non essere soltanto il talento, l’inventiva e la buona sorte. La caratteristica che accomuna queste persone è la resilienza.

Resilienza: la capacità di rimettersi in piedi

Per resilienza si intende la capacità di riprogrammarsi  dopo un evento dannoso, di organizzarsi e mettere in atto strategie mirate a resistere all’evento negativo, ma anche la capacità di reinventare positivamente la propria vita e la propria scala di priorità in momenti in cui a chiunque verrebbe in mente di mollare tutto. Essere resilienti non significa soltanto saper fare muro contro le pressioni dell’ambiente circostante, ma anche saper trarre forza mentale dallo stress, dal dolore e dalle mortificazioni.

Sia Howard Schultz che Joy Mangano, ad esempio, nascono da famiglie umili, in contesti difficili ai limiti del degrado. Per molto tempo nelle scienze sociali si è creduto che crescere in contesti di svantaggio economico e sociale potesse essere un fattore esclusivo di rischio per la salute sia mentale che fisica. Si credeva che in qualche modo lo svantaggio socioeconomico potesse favorire solo fenomeni di delinquenza e disadattamento. Negli ultimi anni però sempre più ricerche stanno affermando il contrario. Alcune persone, seppure esposte a contesti di disagio e emarginazione in tenera età, alle volte tenderebbero a sviluppare delle caratteristiche psicologiche in grado di renderle particolarmente resistenti nei confronti delle avversità. Altre ricerche simili sono state condotte su persone sopravvissute a incidenti o malattie potenzialmente mortali, con risultati che vanno oltre ogni aspettativa. È emerso ad esempio che molti dei sopravvissuti a queste catastrofi avevano tratto da esse giovamento in termini di un significativo miglioramento della qualità della vita.

Parlare di resilienza vuol dire parlare della modifica del punto di vista da cui si guardano i fallimenti e le disgrazie che possono capitarci. Quando si pensa al successo la maggior parte delle volte si pensa immediatamente al risultato e all’escalation di eventi positivi che ne hanno permesso la realizzazione. In realtà sarebbe molto più sano superare questo tipo di associazione mentale e non vedere l’essere umano come un oggetto che, una volta rotto, non è più possibile riparare.

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L’importanza di continuare a investire su sé stessi

“Ho parlato con 242 persone e 217 mi hanno detto di no. È veramente sconfortante sentirsi dire così tante volte che la propria idea è qualcosa in cui non vale la pena di investire”.

Così disse una volta Schultz in una celebre intervista. Dall’altro lato, anche a Joy Mangano è toccato un destino simile: raccolse fondi per 100 mila dollari per creare il suo prodotto, ma il primo anno ne vendette solo 2000 pezzi. Niente a che vedere con i 18.000 esemplari piazzati successivamente e in pochissimo tempo dopo la prima televendita.

Il cammino che porta al successo lavorativo e personale è costellato di insuccessi. Ciò che conta però è non demordere e continuare a investire in sé stessi, dandosi fiducia. Molte persone hanno dimostrato di avere talento, di essere in grado di apportare idee innovative e vincenti nel loro ambiente, ma questo non basta. Per non sprecare una buona idea occorre essere anche perseveranti: solo in questo modo si può davvero fare la differenza.

Sei una persona resiliente?

Grazie ai dati provenienti dalla ricerca scientifica sulle persone che nonostante tutto, ce l’hanno fatta e analizzando la storia di vita di molte personalità di successo è possibile tracciare una sorta di profilo ideale della persona resiliente:

  • Soffre a causa di eventi negativi che possono accadere ma li sopporta senza disperarsi.
  • Ha il coraggio di intraprendere coscientemente una via che sa essere ricca di ostacoli, consapevole dei grandi giovamenti che ne conseguiranno.
  • Ama la vita momento dopo momento, coltiva una propria spiritualità e affettività.
  • Ricorda di essere esposta alle difficoltà come tutti gli esseri umani, ma affronta gli ostacoli con strategie lungimiranti.

In effetti non tutti abbiamo già in partenza le prerogative necessarie per diventare persone resilienti. È anche vero però che la resilienza è un’abilità, e come tutte le abilità è necessario esercitarsi affinché possa diventare per noi facile da impiegare. La psicologia positiva ci insegna che le emozioni negative come la tristezza e il dolore ci aiutano a comunicare agli altri che abbiamo bisogno del loro sostegno. La rabbia, invece, può aiutarci a motivarci ad agire e a fare quei cambiamenti nelle nostre vite che altrimenti non avremmo il coraggio di fare. In fondo, le emozioni sono progettate per dirigere il nostro comportamento in senso autoconservativo. Ignorare le emozioni negative senza riflettere sul motivo per cui ci stanno assalendo può bloccarci e impedirci di andare avanti nei modi che desideriamo.

Certo, non a tutti capiterà di inventare oggetti rivoluzionari o di trasformare in maniera radicale la propria esistenza grazie a una idea, però è opportuno ricordarsi che compiere azioni straordinarie è prima di tutto una possibilità che diamo a noi stessi, e che esistono sempre margini di miglioramento a cui possiamo aspirare.

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Di Tonia Samela

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