sabato, Marzo 6, 2021

Rebibbia senza acqua in piena pandemia

Il carcere di Rebibbia senza acqua per tutta la giornata di ieri mentre all'interno del penitenziario è attivo un focolaio di covid.

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

È successo ieri. Per tutta la giornata il carcere di Rebibbia senz’acqua mentre continua a diffondersi il covid all’interno della mura della casa circondariale di Roma. I detenuti in protesta.

Perché Rebibbia senza acqua

La rottura di una conduttura sulla Tiburtina avrebbe causato la mancata erogazione del servizio Acea lasciando il carcere di Rebibbia senza acqua, oltre che una parte della zona di Ponte Mammolo.

I tecnici hanno lavorato per ore e sono riusciti a ripristinare il servizio solamente alle 22 di ieri sera. L’acqua però sarebbe uscita marrone per parecchio tempo e i detenuti non hanno potuto lavarsi per tutto il giorno di ieri fino a stamattina.

La protesta dei detenuti

Per tutta la giornata i detenuti di Rebibbia senza acqua hanno protestato per non potersi lavare e per la compromissione dell’igiene di tutto il carcere dovuta alla mancanza di acqua in piena pandemia.

Nel carcere infatti è scoppiato un focolaio di Covid ormai da una decina di giorni e l’igiene personale e degli ambienti è quantomai fondamentale. La rabbia e la paura si aggiungono alla frustrazione di non poter vedere i propri congiunti, infatti a causa della pandemia tutti i colloqui nelle carceri sono stati sospesi.

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Il covid a Rebibbia

Fino a qualche giorno fa erano 110 i contagiati da Covid-19 all’interno della casa circondariale di Rebibbia, 5 gli ospedalizzati e probabilmente il numero è salito. Sono aumentate infatti le sezioni che sono state chiuse.

I detenuti hanno l’obbligo di indossare le mascherine quando si spostano da una sezione all’altra ma sembra che possano toglierle all’interno della propria sezione. E mentre si rende urgente e prioritaria la vaccinazione della popolazione carceraria, sembra che le mascherine fornite dall’amministrazione del carcere non siano sufficienti e che i detenuti non possano cambiarle per più giorni.

Le condizioni di vita in carcere

Il fatto di Rebibbia senza acqua si somma ai moltissimi disagi della vita in carcere. Restare chiusi all’interno di un penitenziario è una delle esperienze più traumatiche che un essere umano possa vivere. Il detenuto viene disumanizzato, la sensibilità delle persone viene violata continuamente fino a paralizzarsi, lasciando il posto a rabbia e depressione.

Il carcere dovrebbe essere un luogo di recupero e invece è il luogo principe della violenza, quella fisica, quella verbale, quella psicologica. La mortificazione e la frustrazione accompagnano le giornate di persone che hanno sbagliato ma a cui non viene data l’opportunità di imparare dai propri errori.

la domanda è sempre la stessa: quanto tempo ancora dovrà passare perché la società e le istituzioni mettano veramente in pratica il concetto di rieducazione?

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Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

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