venerdì, Marzo 5, 2021

Quando ci libereremo del Coronavirus? Non prima del 2022, secondo Bill Gates

La fine del tunnel si avvicina, ma bisognerà pazientare ancora un po' prima di poter tornare alla normalità. Ecco cosa dicono gli esperti.

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

Quello appena passato è l’anno che più di tutti ci ha messo a dura prova, l’anno del Coronavirus. Abbiamo imparato termini che mai avremmo pensato di usare: “RT”, “distanziamento sociale”, “assembramento”, “curva epidemiologica”, e ora anche “mRNA”, sono entrati a far parte del nostro vocabolario quotidiano.

Un anno in cui mezzo miliardo di bambini in tutto il mondo hanno perso la scuola, in cui i lavoratori essenziali hanno messo a rischio la loro vita e quella delle proprie famiglie, in cui la salute fisica e mentale di molte persone ha raggiunto limiti inaccettabili. Un anno in cui non ci è stato possibile compiangere la scomparsa delle persone care durante un funerale, e neppure condividere un matrimonio, una laurea o qualsiasi traguardo felice.

Negli ultimi tempi si fa tanto parlare di prima ondata, seconda ondata, terza ondata, ma la vera domanda che tutti ci poniamo è: quando ci libereremo definitivamente del Coronavirus? Quando potremo finalmente riappropriarci delle nostre vite, andare a un concerto senza l’incubo del distanziamento, tornare a viaggiare in tranquillità, o più semplicemente tornare a scuola, in ufficio, insomma alla normalità?

Ilaria Capua sul Coronavirus: “Non si tornerà alla normalità prima del 2023” 

Secondo la direttrice del One Health Center dell’Università della Florida Ilaria Capua:

Se noi gestiremo bene la campagna di vaccinazione, per tutto il 2021 cercheremo di abbassare il numero di focolai.

Nel 2022 la popolazione sarà vaccinata, quindi si potrà circolare con molte meno mascherine. Ma, mi dispiace, io non credo che prima del 2023 ci sarà un libera tutti.

Ci vuole tempo per vaccinare le persone e per gestire un fenomeno trasformazionale come una pandemia

Queste le parole pronunciate dalla virologa durante la trasmissione “Di martedì”.

Leggi anche: Anticorpi monoclonali, cosa sono e perché si usano nella lotta al Covid-19

Secondo la rivista “Science” potremmo non liberarci mai del Coronavirus

Secondo uno studio condotto dalla Columbia Mailman School e pubblicato qualche mese fa sulla rivista Science, il coronavirus potrebbe diventare endemico e provocare epidemie ricorrenti nella specie umana.

Il rischio di reinfezione esiste mentre disponibilità ed efficacia del vaccino sono ancora incognite. Un altro fattore che è importante considerare riguarda le interazioni del virus con altre infezioni virali che ne potrebbero alterare le catene di diffusione.

Spiega il dottor Jeffrey Shaman che ha partecipato allo studio. 

I virus si estinguono? Cosa ci insegna la storia della Sars

Il fatto che molti esperti siano convinti che non ci libereremo presto del Coronavirus risiede nel fatto che storicamente i virus non scompaiono mai del tutto. Pensiamo ad esempio alla Sars, che oggi diamo per estinta, ma che in realtà avrebbe potuto essere ancora più letale dell’odierno Covid-19.

I primi casi di Sars si registrarono in Cina agli inizi del 2003. La causa sarebbe sempre un salto di specie da animale a uomo, arrivato tramite i mercati di animali vivi esotici della provincia cinese di Guadong.

Le caratteristiche della Sars avrebbero potuto causare danni ben peggiori, ma nel giro di un anno il pericolo è rientrato, rimanendo comunque estremamente circoscritto. Secondo gli scienziati si è trattata di una serie di fortunati eventi, che unitamente a un tempestivo tracciamento dei primi casi, ha fatto sì che il virus della Sars non si diffondesse ulteriormente. Tuttavia, dire che è completamente estinto non è del tutto esatto.

Virus che scompaiono e riappaiono: il caso Ebola

Un altro esempio di virus che non scompaiono del tutto è quello dell’Ebola. Tale virus, che conosciamo principalmente per l’epidemia del 2014, è in realtà comparso in alcuni paesi africani già negli anni ‘70 e si è ripresentato in ben 26 distinte epidemie.

Anche nel caso dell’Ebola il virus si è diffuso passando da un animale (pipistrello o alcuni primati) all’uomo. Questo virus uccide in media un malato su due, è dunque estremamente letale, ma questo ha fatto sì che fosse circoscritto in un tempo relativamente breve. Tuttavia, anche se sembra scomparire, il rischio che si ripresenti esisterà finché esisterà il virus in alcuni animali.

Un nuovo salto di specie, potrebbe dunque causare una nuova ondata di Ebola.

Mutazioni dei virus: rischio o opportunità? 

Come sappiamo bene, i virus possono mutare anche molto rapidamente. Accade con quelli influenzali e sta già accadendo con il Covid-19 in diverse zone del mondo come l’Inghilterra.

Sebbene le mutazioni di un virus complichino la vita dei cittadini e degli scienziati che devono di volta in volta studiare nuovi vaccini, non sono da considerarsi sempre qualcosa di negativo. In molti casi virus che inizialmente erano altamente letali, sono man mano mutati in versioni più deboli e innocue per gli esseri umani.

Per questo motivo alcuni ricercatori stanno studiando dei modi per accelerare le mutazioni del virus in modo da indebolirlo il più velocemente possibile. La speranza è che in futuro il Covid-19 diventi una sorta di raffreddore o una semplice influenza stagionale. 

La profezia di Bill Gates: “La pandemia terminerà nel 2022”

Qualche settimana fa Bill Gates e la moglie Melinda hanno annunciato che attraverso la loro fondazione Bill & Melinda Gates Foundation, doneranno 250 milioni di dollari a sostegno della ricerca, dello sviluppo e dell’equa distribuzione di tutti gli strumenti salva-vita contro il coronavirus.

I due filantropi hanno già donato alla ricerca contro il Coronavirus 1,75 miliardi di dollari e si dicono fiduciosi sul fatto che etro un anno e mezzo potremo liberarci dalla pandemia:

 Entro la prima metà del 2022 avremo una copertura vaccinale abbastanza diffusa da poter dichiarare la fine della malattia. 

Ha detto il fondatore di Microsoft in un’intervista. Ma per farlo, è necessario l’intervento dei governi, aggiunge Melinda:

Siamo fiduciosi che il mondo migliorerà nel 2021, ma se andrà meglio per tutti dipende dalle azioni dei leader mondiali e dal loro impegno a fornire test, trattamenti e vaccini alle persone che ne hanno bisogno, indipendentemente da dove vivono o quanti soldi hanno.

Per prevenire future epidemia bisognerà sviluppare un’allerta globale

Nella loro lettera di fine anno, Bill e Melinda Gates auspicano lo sviluppo di un’allerta globale che possa aiutare a individuare i focolai di malattie non appena si verificano. Al centro di questo sistema c’è il test diagnostico.

Qualora un operatore sanitario si renda conto di un numero anomalo di persone con gli stessi sintomi, dovrebbe eseguire loro un test su agenti patogeni comuni.

Se nessun paziente risulta positivo, il campione deve essere inviato altrove per ulteriori indagini. In caso si scopra che il campione contenga un agente patogeno molto contagioso o sconosciuto, entra in azione un gruppo di primi soccorritori di malattie infettive.

Pensa a questo corpo come a una squadra di pompieri pandemica. Proprio come i vigili del fuoco, sono professionisti completamente formati pronti a rispondere a potenziali crisi in un attimo.

Quando non rispondono attivamente a un’epidemia, mantengono le loro capacità affilate lavorando su malattie come la malaria e la poliomielite 

Secondo i coniugi Gates, perché questo piano di allerta sia efficace ci sarebbe bisogno di circa 3.000 soccorritori in tutto il mondo. 

Leggi anche: Vaccino Covid, Bill Gates pronto a finanziarlo in tutto il mondo

Clarice Subiaco
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Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

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