lunedì, Settembre 28, 2020

I punti di non ritorno del clima: quanto tempo abbiamo?

I cambiamenti climatici sono sempre più veloci, il tempo stringe: 9 dei 30 punti di non ritorno del clima individuati dagli scienziati sono stati già raggiunti. Cosa fare?

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, 33 anni, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

Negli ultimi anni si è sentito parlare in vari ambiti di crisi dei sistemi naturali, cambiamenti climatici e punti di non ritorno.

Ma come sono connessi questi tre concetti, e soprattutto, cosa vogliono dire all’atto pratico?

Punto di non ritorno significato

Questa locuzione è mutuata dal linguaggio aeronautico britannico, point of no return o PNR, e indica il momento in cui un velivolo esaurisce l’autonomia di carburante per poter ritornare all’aeroporto di partenza.

Sempre in materia di aerei, il PNR si oltrepassa anche durante la fase di decollo: prima di averlo raggiunto è ancora possibile evitare di staccarsi da terra, ma appena superato la velocità e la potenza del velivolo sono tali che non ne permettono l’arresto.

Passando al linguaggio quotidiano, il punto di non ritorno qualifica quelle situazioni, condizioni, o quei processi in fase di trasformazione che una volta giunti a un determinato stadio diventano irreversibili.

Le crisi e i punti di non ritorno

Si parla di punto di ritorno quando si ha a che fare con stadi terminali di malattie, ma anche quando ci si forza a fare un’esperienza rispetto cui si nutrivano abbondanti reticenze che si scopre essere invece sorprendentemente interessante o divertente.

In generale il punto di non ritorno è il punto più critico di una crisi che se travalica detta soglia si produce, solitamente nella trasformazione sostanziale o nell’annientamento completo di ciò che l’ha preceduta.

Ma possono esserci anche “crisi” meno catastrofiche, in cui i punti di non ritorno costituiscono lieti eventi.

Per esempio quando si impara ad andare in bicicletta e per la prima volta si abbandonano le rotelle: è un punto di non ritorno perché da quel momento in poi, salvo rarissime eccezioni, non si scorderà mai più l’abilità appresa, anche a distanza di anni.

Nel cambiamento climatico cos’è il punto di non ritorno?

La fine di un’era è alle porte: secondo gli studi di ricercatori, studiosi ed economisti internazionali ci stiamo rapidamente avviando verso un punto di non ritorno climatico che potrebbe essere catastrofico.

Il condizionale è d’obbligo, perché abbiamo ancora tempo per invertire la rotta e tornare alla base.

Quello che è certo è che i cambiamenti climatici in atto da un secolo a questa parte, di cui l’uomo è diretto responsabile, devono essere al più presto fermati, per evitare conseguenze assai più gravi.

2030 punto di non ritorno?

Gli scienziati hanno fissato una data, dopo la quale, se non saranno state messe in atto strategie di contenimento di inquinamento, la terra come la conosciamo oggi non esisterà più. Alcuni parlano del 2030, altri del 2035, altri ancora, più possibilisti, del 2350, i pessimisti sostengono invece di averlo ormai superato.

L’Unione Europea ha stilato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un documento diviso in 17 sezioni di cui la maggior parte sono rivolte a intervenire sui processi climatici.

L’emergenza planetaria del clima

La realtà dei fatti è che si può parlare di un’emergenza planetaria, che coinvolge tutti gli abitanti del pianeta.

Nel 1998 è stato istituito l’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) con lo scopo specifico di studiare e fornire alle nazioni valutazioni dettagliate sullo stato del riscaldamento globale, il nemico numero uno nell’ambito dei cambiamenti climatici.

Queste valutazioni vengono integrate nei sistemi governativi dei vari stati che devono applicare le soluzioni migliori per diminuire il più possibile l’impatto delle emissioni e di spreco energetico.

I punti di non ritorno della terra

Sono stati individuati 30 punti di non ritorno per la terra, 9 dei quali già tristemente raggiunti, anche se non ancora oltrepassati. L’effetto domino che si ingenera in questi casi è la preoccupazione peggiore, perché inarrestabile.

Vediamoli nel dettaglio:

1. Riscaldamento globale
Prerogativa assoluta se vogliamo che i nostri nipoti possano correre spensierati su un prato sotto il sole è mantenere l’aumento di temperatura annuale al di sotto di 1,5°C. Per far questo è necessario una drastica riduzione dei gas che causano l’effetto serra nell’aria. Unito all’inquinamento da plastica

2. 3. 4. Scioglimento dei ghiacci
La regione occidentale della calotta antartica sta cedendo e inizia a sciogliersi anche quella orientale. Se dovessero entrambe riversarsi nell’oceano assisteremmo all’innalzamento di tutti i mari del mondo di 7 metri.
Anche l’artico perde solidità di anno in anno: le correnti d’acqua più calde rispetto al passato stanno scavando il ghiaccio dal basso mentre le temperature dell’aria più alte durante l’estate accelerano lo scioglimento dall’alto.

5. Groenlandia

Allo stesso modo, anche la Groenlandia sta accelerando il ritmo a cui si scioglie, cosa che comporta anche il riscaldamento della superficie di terra al di sotto della calotta. In un circolo vizioso, l’aumento di temperatura del suolo comporterebbe una spinta ulteriore al disgelo.

6. Deforestazione, foreste boreali, foreste pluviali e Amazzonia

Il circolo vizioso dell’aumento delle temperature, unito all’attività antropica di deforestazione dei polmoni verdi del nostro pianeta, fa si che ogni anno milioni di tonnellate di Co2 riversate nell’atmosfera non possano essere più smaltite dagli alberi. Il risultato è ancora una volta un inspessimento dei gas serra.

7. Permafrost

Anche il ritirarsi del permafrost, terreni che rimangono perennemente ghiacciati tutto l’anno, ha conseguenze disastrose. Al di sotto di questi ghiacci perenni ci sarebbero delle grandi sacche di gas serra, specialmente di anidride carbonica e metano, rilasciati nell’aria una volta liberati dal loro tappo di ghiaccio.

8. Corrente del Golfo

La corrente dell’Atlantico Meridionale, nota come Corrente del Golfo, si va indebolendo: un fenomeno inarrestabile dalle conseguenze significative soprattutto per il clima del Nord America e dell’Europa.

9. Coralli
Il rischio è che entro il 2100 l’ecosistema marino perda del tutto la popolazione di coralli, necessaria alla sua sopravvivenza. Questo è dovuto all’innalzamento del ph oceanico che secondo gli ultimi studi raggiungerà la soglia 8 entro il 2050. Mari fino a 150 volte più acidi diventeranno inospitali e incompatibili con una grandissima varietà di specie che si avvieranno verso l’estinzione.

Leggi anche: Artico canadese, collassa l’ultima piattaforma di ghiaccio ancora intatta

Soluzioni

Come abbiamo detto, c’è ancora speranza. Tornare indietro non è possibile, ma si può cambiare rotta. Ad esempio, il processo di scioglimento dei ghiacci anche se non può essere per il momento invertito può per il momento essere rallentato. Mantenendo la temperatura sotto controllo potrebbero impiegare 10.000 anni a scomparire.

Eliminando i combustibili fossili e incentivando un’economia a basse emissioni di carbonio, si può sperare di correre al riparo entro e non oltre i prossimi 10-15 anni.

Molte aziende e società si stanno rapidamente convertendo per utilizzare energia pulita e creare meno impatto sull’ecosistema terrestre.

Inoltre fenomeni globali come il cosiddetto “effetto Greta Thunberg” che ha risvegliato le coscienze di giovani e adulti, governanti e politici, vengono salutati come una nuova era del rispetto della natura.

Punti di non ritorno, che fare per evitarli nel proprio piccolo?

L’unione fa la forza: questo è il principio che sottende tutte le battaglie in favore dell’ecologia.

Alcuni accorgimenti da adottare nella vita di tutti i giorni possono allontanare la fatidica data del punto di non ritorno. Ecco alcuni esempi:

  • Abbassare i consumi del riscaldamento di casa: basta un grado in meno per ridurre di 3 quintali le proprie emissioni di CO2 nell’aria. Regolare il termostato di casa impostandolo sullo spegnimento di notte o quando non ci siamo contribuisce anche ad abbassare la spesa del gas!
  • Spegnere tutto quello che non è necessario, compresi i led degli elettrodomestici come tv o stereo
  • Prediligere l’illuminazione al led
  • Riciclare correttamente
  • Usare il più possibile i mezzi pubblici o spostarsi a piedi o in bicicletta, evitando l’uso della macchina

Leggi anche: L’Europa investe sull’idrogeno: fino al 14% in più di energia sostenibile

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, 33 anni, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

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