giovedì, Maggio 13, 2021

Chi è Eddi Marcucci e perché è sotto sorveglianza speciale

Eddi Marcucci è stata dichiarata socialmente pericolosa dal Tribunale di Torino e per questo deve essere sotto sorveglianza speciale. Perchè?

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

Lo scorso 22 dicembre è stato confermato il provvedimento di sorveglianza speciale per due anni nei confronti di Eddi Marcucci, all’anagrafe Maria Edgarda, 29 anni, romana, residente a Torino. Eddi è una ragazza italiana che il Tribunale di Torino ha ritenuto soggetto pericoloso per la società e per questo la ha sottoposta in via precauzionale a misure che limitano molto le sue libertà.

Perché Eddi Marcucci sarebbe pericolosa

Eddi Marcucci ha combattuto al fianco delle donne curde e per la causa del popolo curdo a Rojava, in Kurdistan, contro l’ISIS. È stata erroneamente definita una ex foreign fighter, confusa con i miliziani stranieri che combattono in Siria con i ribelli Jihadisti. Al contrario,  questa ragazza si è arruolata nel 2017, quando aveva 26 anni, e nel 2018 ha combattuto nelle Unità di protezione delle donne curde (Ypj) ad Afrin contro lo Stato Islamico, contro quel nemico anche europeo che tiene il mondo sotto minaccia e ha causato vittime innocenti con gli attentati terroristici che hanno insanguinato Francia, Belgio, Austria, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Russia, Turchia, Siria, Tunisia, Algeria, Israele, Libia, Afghanistan, Egitto, Yemen, Iraq, Iran, Indonesia, Pakistan, Giordania, Bangladesh, Filippine, Sri Lanka.

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Avendo ricevuto un addestramento militare, in buona sostanza il fatto che Eddi Marcucci sia stata formata ad utilizzare armi la renderebbe socialmente pericolosa. Questo è il motivo su cui si è bastata l’accusa nei suoi confronti e per il quale, dietro richiesta del PM Manuela Pedrotta, il Tribunale di Torino la ha sottoposta a sorveglianza speciale per due anni, l’unica delle 5 persone attenzionate dalla Digos. Insieme a Eddi Marcucci erano sotto processo Paolo Andolina, militante dell’Unità di Protezione Popolare (YPG), Jacopo Bindi, volontario civile nel TEV-DEM, il giornalista Davide Grasso e Fabrizio Maniero, anche loro combattenti dello YPG. 

Sorveglianza speciale e social oscurati

Il provvedimento di sorveglianza speciale, nato con il codice Rocco del 1931, è oggetto controverso di spinose discussioni tra giuristi, costituzionalisti e difensori dei diritti umani in quanto trattandosi di una misura preventiva, quindi applicata in assenza di qualsiasi indizio di reato, limiterebbe arbitrariamente le libertà fondamentali dei cittadini che vi vengono sottoposti e contravverrebbe a più di un articolo della Costituzione italiana.  Eddi Marcucci non può per alcun motivo uscire di casa dalle 21 alle 7 della mattina successiva, non può vedere più di 5 persone alla volta, non può assolutamente allontanarsi dalla città in cui abita, non può accedere agli spazi pubblici compresi bar e supermercati se non a certe condizioni, le sono stati tolti la patente e il passaporto, le è stata rilasciata una carta d’identità non valida per l’espatrio, deve annotare e comunicare qualsiasi suo spostamento.

Non è tutto. A peggiorare l’isolamento imposto a Eddi Marcucci con il provvedimento del Tribunale di Torino, le sono stati oscurati i profili sui social Facebook e Instagram a tempo indeterminato.

La causa curda e il Rojava

Il Rojava è una zona della Siria settentrionale abitata per la maggior parte da curdi. Il popolo curdo di fatto non ha un suo proprio territorio riconosciuto. Quando nel 1923 furono tracciati i confini della Turchia con il trattato di Losanna, questa popolazione venne considerata una minoranza, il Kurdistan non venne riconosciuto come stato indipendente e fu diviso in quattro tra Turchia, Siria, Iran e Iraq. Questa situazione ha generato movimenti di resistenza con conseguenti repressioni, deportazioni, arresti, torture e uccisioni di massa. Eddi Marcucci ha abbracciato la loro causa. Nel Mini docu “Soggetti pericolosi” ha dichiarato: “Il motivo per cui ho deciso di dare quel poco che potevo per difendere la rivoluzione confederale è perché ne condivido i valori. E i loro valori sono: l’autogoverno -chi vive in un territorio sa di cosa ha bisogno-; l’ecologia -il rispetto della terra con cui vivono in simbiosi- (…); la libertà delle donne (…); la solidarietà tra le persone. Io vorrei che anche il mio popolo vivesse così”.

Per quanto riguarda la sentenza che l’ha colpita ha detto: “Nel momento in cui ho letto gli atti ho provato rabbia (…) perché ho capito che chi stava facendo questa richiesta non aveva alcuna idea di che cosa stesse parlando” e la ritiene una sentenza politica dovuta ai suoi legami con il movimento No-Tav. A sostenerla si sono mossi molti personaggi pubblici tra cui il famoso fumettista Zerocalcare. 

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Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

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