giovedì, Settembre 24, 2020

Gilet Gialli, ci ricordano l’importanza della rivoluzione

Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re. Classe 1990, "Umanista 4.0", è autore e redattore per Triwù, società di comunicazione scientifica, dove si occupa di tecnologia e filosofia. Scrive online su riviste tra cui Linkiesta, Il Tascabile, L’indiscreto e Quaderni d’Altri tempi. È Presidente fondatore dell’associazione CON.CRE.TO., impegnata nell’organizzazione di eventi culturali e interdisciplinari nella città di Milano.

Lo spettacolo a cui stiamo assistendo in questi giorni in Francia deve farci riflettere: è una nuova Rivoluzione o è solo una semplice ribellione? È importante fare distinzione tra questi due termini spesso abusati e confusi. La rivoluzione è palingenetica per natura: intende far ripartire, ossia, da capo la storia. La ribellione è frenetica e aleatoria: e spesso ritorna al punto di partenza. Lo sapeva bene Edmund Burke, primo cronista e primo critico della Rivoluzione Francese, che per dispetto chiamava Rivoluzione in Francia. Ritendendo l’aggettivo francese irrispettoso, copia sbiadita della “Gloriosa Rivoluzione” inglese del 1689… Burke, filosofo e politico inglese, riteneva quella del 1789 una Rivoluzione infausta, proprio perché diabolicamente distruttrice. Mentre, secondo l’intellettuale, inglese, la Rivolta deve, seguendone l’etimologia, sempre esser “ri-volta” al rinnovamento riformatore del già esistente… In qualunque caso non si scherza con le rivoluzioni in Francia. Lo sanno bene i nostri amici d’oltralpe. Ecco la discografia rivoluzionaria France edition: -1789: Ghigliottine e Napoléon -1830 : Barricate e Carlo X -1848: Seconda Repubblica -1870: Comune di Parigi -1968: Fantasia al Potere -2018: Gilet gialli…? Ok. E allora, ora?

Quella dei Gilet Gialli che cosa è?

Una rivoluzione? Una ribellione? Entrambe le cose? Nessuna delle due? Analizziamo la situazione dopo il rincaro delle tasse sui carburanti da parte del governo Macron si leva un grido collettivo da tutte le zone della Francia nordsudovest. E infine Parigi. Ma subito si capisce che c’è di più. Sembra una rivolta della classe media, rurale, non politicizzata. Ma poi arrivano anche le occupazioni dei Licei. E allora il sentimento politico si affina. Sebbene al contempo le piazze parigine si affollino di un variopinto fiume umano: dagli spazzini agli studenti, dai ferrovieri ai macellai.

I GILET GIALLI RACCONTATI DA GUILLAUME, TESTIMONE PARIGINO

Per avere un punto di vista “privilegiato” sulla vicenda ho contattato Guillaume, designer parigino e diretto testimone degli eventi della capitale francese. Questo è ciò che mi ha scritto:

Privilegiato è proprio la parola giusta, faccio parte dell’altra parte della popolazione. In effetti sono nei 17% dei salariati che guadagnano più di 3000€ in Francia. In breve abbiamo votato per un presidente che ci diceva delle belle cose, però fa esattamente l’opposto, e prende la gente per dei scemi. Però ha dimenticato che siamo francesi, e che non si passa così semplicemente qua… Vivo nel 16simo arrondissement, a 800m dell’arco di trionfo e dei Champs Elysées, e anche qui hanno bruciato delle macchine e distrutto dei negozi. Il problema non sono il Gilet Jaunes, ma i Black Bloc dietro e tutti i piccoli gangster che vengono per distruggere e rubare. Vengono con gli attrezzi per aprire i bancomat etc! Sono loro che fanno maggiormente il bordello per mascherare i furti… E i gilet jaune li seguono perché sono arrabbiati e subiscono i gas dopo 2 secondi senza neanche essersi mossi.

I timori di Guillaume che aggiunge:

C’è molta rabbia. Macron non vuole ascoltare e continua a fare le sue cazzate da piccolo Re, dicendo che basta uscire di casa per trovare un lavoro e per dire una cosa del genere devi davvero essere fuori dal mondo. Tornando ai “rappresentanti” de Gilets Jaune, sono stati minacciati, ma il problema è che non sono stati eletti da nessuno! Si sono autoproclamati portavoce del movimento. Quindi non hanno nessuna legittimità, però il fatto che il movimento sia globale per il momento non è male, tutti i gruppi politici cercano di aderirvi, soprattutto l’estrema destra…. Personalmente non ho legittimità a parlarne, ma potrei parlarne per ore perché i problemi che si accumulano sono evidenti e ho molto timore per Sabato… Sarà guerra davvero! Non hanno cambiato nulla, Macron non parla più… Hanno una comunicazione terribile. E la sola cosa che fanno è un Moratoire, cioé rimandare gli aumenti delle tasse a 6 mesi. Nessun’altro cambiamento.

La situazione è apocalittica

I fanti impazziti colorano di giallo la guerriglia, brucia l’Arco di Trionfo e tutt’intorno è terra arsa e desolata. Guillaume non può uscire di casa per il fumo avvolgente di una macchina bruciata davanti al suo portone. Sono effettivamente spettacoli che in una capitale europea non si vedevano da tempo. Forse troppo tempo? Scrive Matteo Galeotti sulla rivista NOT:

I blocchi autostradali e i cortei ci sono stati in ogni centro dell’esagono, a Narbonne un pedaggio autostradale è stato attaccato e parzialmente incendiato, a Le Puy-en-Valay, comune di 20mila abitanti, a bruciare è stata la questura, a Nantes la pista dell’aeroporto è stata bloccata per tutta la mattina, scontri tra migliaia di persone e forze dell’ordine si sono avuti a Tolosa, Bordeaux, Pouzin, nove ore di azioni per una città di 3mila abitanti), a Marsiglia le barricate sono spuntate sulla Canebière, non succedeva dal 1947. La colonia della Réunion è insorta da dieci giorni e ha già convinto l’imperatore-presidente a inviare le sue truppe oltremare. Infine è difficile capire davvero tutto quello che è successo nella capitale, dove fonti non ufficiali parlano di polizia che finisce le munizioni in moltissimi focolai, dove in centinaia hanno conquistato l’Arco di Trionfo vandalizzandolo dall’interno, dissacrando un simbolo fondante della Quinta Repubblica. Sabato la partita di campionato del Paris Saint-Germain è stata rinviata, il governo ha deciso che non poteva sprecare nemmeno un’unità di polizia su altri eventi.

Il movimento è genuino

C’è sempre il problema degli sciacalli, ovviamente, come ha testimoniato Guillaume. Black Bloc e affini furfanti che si inseriscono nei tafferugli per dare sfogo all’ancestrale bisogno di distruzione fine a sé stessa. Per vedere il mondo bruciare. Ma il movimento popolare pare davvero genuino e compatto. E sabato, dicono varie voci parigine, Guillaume compreso, dovrebbe scatenarsi la vera e propria Guerra. Sicuramente i ribelli parigini avranno bene in mente le pagine immortali di Victor Hugo, quando ne I Miserabili racconta la costruzione delle barricate improvvisate e bellissime erette dai più giovani ragazzi francesi, parigini e non, nella torrida estate del 1830. Resta la grande domanda, noi che lavoriamo con gli interrogativi: E dopo? A cosa porterà questo diffuso dissenso violento? Si riuscirà a incanalare questa energia poietica in un discorso più ampio e democratico o rimarrà gioco finito, come un qualsiasi doposbronza? Non ci resta che attendere. E magari prendere qualche appunto anche noi, qui in Italia.   di Alessandro Isidoro Re

Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re. Classe 1990, "Umanista 4.0", è autore e redattore per Triwù, società di comunicazione scientifica, dove si occupa di tecnologia e filosofia. Scrive online su riviste tra cui Linkiesta, Il Tascabile, L’indiscreto e Quaderni d’Altri tempi. È Presidente fondatore dell’associazione CON.CRE.TO., impegnata nell’organizzazione di eventi culturali e interdisciplinari nella città di Milano.

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