lunedì, Settembre 27, 2021

Omicidio di Attanasio: “Una serie di accuse, sospetti, di cose dette e poi smentite”

“L’omicidio di Attanasio. Morte di un ambasciatore”: nel suo libro Matteo Giusti, delinea l’immagine politico-economica del Congo e ricostruisce l’alone di mistero che si è creato attorno a questo omicidio.

Naomi Di Roberto
Naomi Di Roberto, classe 1996. Sono una giovane giornalista pubblicista abruzzese, scrivo di temi globali, scienza e geopolitica. Ho una laureata in Lettere, una Magistrale in Editoria e Giornalismo ed un Master in "Comunicazione della scienza/giornalismo scientifico". Nella vita inseguo senza sosta il mio sogno: scrivere.

Omicidio di Attanasio, una storia ancora tutta da raccontare.

Sono passati diversi mesi dall’omicidio dell’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, di Vittorio Iacovacci, carabiniere di scorta e del loro autista, Mustapha Milambo. Il mezzo sul quale viaggiavano è stato assaltato da un gruppo di uomini armati che hanno aperto il fuoco contro l’autovettura su cui i due si trovavano, probabilmente con lo scopo di sequestrarlo

Era una mattina del 22 febbraio. L’attacco, è avvenuto nella cittadina di Kanyamahoro, ove l’ambasciatore Attanasio si trovava per un convoglio della MONUSCO,  la missione dell’organizzazione della Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo. Le dinamiche dell’accaduto sono ancora tutte da chiarire. Quello che è certo, è che la regione del Kivu, nel Congo orientale, è una delle zone più difficili del Paese ove gli scontri armati sono decisamente frequenti.

Con il suo nuovo libro, “L’omicidio di Attanasio. Morte di un ambasciatore”, Matteo Giusti, giornalista geopolitico specializzato in questioni africane ed arabe, delinea l’immagine politico-economica del Congo, tentando soprattutto di raccontare l’alone di mistero che si è creato attorno a questo omicidio. 

“Seguendo le vicende del continente mi sono recato più volte in Africa, trattenendomi per oltre tre mesi proprio nella zona dei Grandi laghi fra Uganda, Burundi, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo” ci racconta il giornalista “In questo periodo ho creato una rete di conoscenze formate da colleghi locali, missionari e cooperanti che mi hanno permesso di conoscere le complesse realtà di questa parte di mondo. Nonostante il blocco di questi ultimi due anni ho sempre mantenuto vivi questi contatti, continuando a raccontare cosa accadeva nell’Africa Sub-sahariana”. 

Ci parli del suo ultimo libro.

Quando il 22 febbraio il convoglio del World Food Programme è stato attaccato e sono rimasti uccisi i nostri due connazionali, tutte le testate si sono rivolte a me, dato che siamo in pochi a conoscere personalmente quella regione e quella strada. Così ho iniziato a muovere la mia rete di conoscenze per ricostruire i fatti criminosi che hanno portato alla morte di Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo. Indagando e approfondendo ho trovato tante persone che avevano voglia di raccontarmi chi fosse realmente il nostro ambasciatore e cosa significasse vivere in una realtà dove ogni giorno si può morire. Il libro è stato scritto da tutte le persone che hanno voluto condividere un pezzo del proprio cammino personale  con persone di infinita umanità come il dott. Denis Mukwege, premio Nobel per la Pace 2018, o la dottoressa Chiara Castellani nobel missionario e insignita delle massime onoreficenze dalla Presidenza della Repubblica Italiana.

Tutte vite spese per cercare di aiutare il prossimo e soprattutto un paese morente come il Congo, dove solo nelle travagliate province dell’est, agiscono centinaia di milizie che terrorizzano, violentano, rapinano ed uccidono la popolazione locale. Il mio libro cerca di fotografare la difficile situazione di questo immenso paese, disegnando la cornice dove agivano i nostri connazionali. Dopo le tante e sentite testimonianze della società civile congolese  e dei nostri connazionali che condividono con loro le mille difficoltà giornaliere, ho iniziato a ricostruire passaggio per passaggio cosa era successo ai nostri connazionali sulla Route Nationale 2.

I giorni precedenti, le persone che li accompagnavano e chi fosse intervenuto per aiutarli in quei tragici attimi. Le piste investigative, le inchieste aperte, le accuse e le risposte ad esse sono poi diventate il core business del mio libro con la speranza che questo piccolo contributo posa aiutare a fare luce in una vicenda così tragica. 

Attanasio era forse il più giovane ambasciatore che l’Italia avesse. Ci racconti di lui, che persona era?

Una storia che ha travolto una persona unica e speciale come Luca Attanasio, il più giovane ambasciatore che l’Italia aveva in giro per il mondo, un uomo che insieme alla moglie Zakia aiutava le persone più deboli e più disperate come i bambini di strada. Un uomo di altissimo profilo istituzionale che non aveva bisogno di farsi chiamare Eccellenza, come il suo rango meritava, per essere rispettato e ammirato. Un uomo che temeva per la vita dei nostri connazionali con i quali instaurava rapporti franchi e diretti. Un uomo che sarebbe stato importante per le relazioni internazionali dell’Italia nel futuro. 

L’omicidio di Attanasio si è fin da subito avvolto in un alone di mistero, un omicidio tra luci ed ombre.

Chi poteva avere un interesse ad uccidere una persona di questo spessore e che rappresentava un Paese importante, ma che non ha un ruolo chiave nella regione? I missionari comboniani hanno subito accusato il Ruanda, il piccolo, ma potente stato al confine con il Congo che da decenni destabilizza tutta la regione, cronisti locali vogliono invece approfondire le dinamiche interne del World Food Programme, mentre il governo congolese ha subito incolpato una milizia che ha prontamente smentito accusando a sua volta il rinnegato esercito nazionale. Una serie di accuse, di sospetti, di cose dette e poi smentite che rappresentano in pieno la realtà africana.

 Arriveremo, secondo lei, a svelare questo alone di mistero?

No, non credo che nessuna delle inchieste scoprirà la verità. Le Nazioni Unite si sono limitate a raccogliere le prove consegnandole alla magistratura italiana, che, vista la distanza, difficilmente potrà districare questa intricata matassa. La magistratura militare congolese non ha invece nessun interesse a scavare troppo a fondo, considerando anche il fatto che quella piccola e disorganizzata milizia accusata dal governo resta per loro il perfetto capro espiatorio. 

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Il convoglio su cui viaggiava Attanasio faceva parte della missione ONU MONUSCO, volta proprio alla protezione di civili e al consolidamento della pace. Lei, nel suo libro, traccia le dinamiche politiche ed economiche che fanno un po’ da sfondo all’omicidio dell’ambasciatore. Che idea si è fatto del Congo di oggi? Si può parlare di “maledizione di risorse”?

Omicidio di Attanasio

Il Congo di oggi è un paradiso maledetto. Un paradiso perché la gente è splendida e il Paese ha immense ricchezza: da quelle minerarie come l’ormai noto Coltan, a foreste e natura incontaminata. E’ un inferno perché per impadronirsi di queste ricchezze centinaia di milizie armate dalle multinazionali, dagli stati confinanti o da signori della guerra locali terrorizzano e uccidono il popolo congolese. I villaggi vengono bruciati, i bambini vengono arruolati a forza e le bambine prese come schiave, in un Paese in cui lo stato centrale non esiste e che quando fa intervenire il proprio esercito finisce che questo si rivela peggiore delle milizie stesse. Quella del Congo è indubbiamente una ricchezza maledetta.

Ultima domanda. Lei da vero giornalista ha raccolto dati, ascoltato fonti e testimonianze. Che messaggio desidera lanciare con questo libro?

Vorrei innanzitutto incuriosire e far cercare su un mappa la Repubblica Democratica del Congo, perché tutti i giorni accendiamo e utilizziamo i cellulari grazie ai minerali che da lì provengono. Ma soprattutto vorrei che capissimo che l’Africa è un continente vicino e complesso e che l’Italia, porta dell’Europa, deve esercitare un ruolo chiave nei rapporti con questo gigante. Un mutamento della nostra politica estera che cui riporti al ruolo che meritiamo e che sarebbe fondamentale per le generazioni future. 

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Naomi Di Roberto
Naomi Di Roberto, classe 1996. Sono una giovane giornalista pubblicista abruzzese, scrivo di temi globali, scienza e geopolitica. Ho una laureata in Lettere, una Magistrale in Editoria e Giornalismo ed un Master in "Comunicazione della scienza/giornalismo scientifico". Nella vita inseguo senza sosta il mio sogno: scrivere.

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