lunedì, Ottobre 18, 2021

Caso Attanasio, nuove rivelazioni dalle indagini in corso

Dalla ricostruzione degli investigatori emerge che il carabiniere Iacovacci cercò di proteggere l’Ambasciatore Attanasio durante il conflitto a fuoco. Nuove ipotesi sull’agguato dai missionari comboniani del posto.

Luca Tartaglia
Classe 88. Yamatologo laureato in Lingue Orientali, specializzato in Editoria e Scrittura, con un Master conseguito in Diritto e Cooperazione Internazionale. Ama dedicarsi a Musica e Cultura, viaggiare, “nerdeggiare” e tutto ciò che riguarda J. J. R. Tolkien

In attesa del rapporto ONU del Dipartimento di sicurezza e protezione (Undss), atteso a giorni, vanno avanti le indagini della procura di Roma, tra Italia e Congo, sull’omicidio dell’ambasciatore Attanasio, del carabiniere Iacovacci e del loro autista Mustapha Milambo nella regione del Kivu.

Diverse le testimonianze raccolte, in particolare quella di Rocco Leone, il vicedirettore del Pam (Programma alimentare mondiale, WFP) in Congo, sentito nell’ambasciata di Kinshasa tra gli inquirenti italiani.

Da queste ultime novità si evince che nell’agguato del 22 febbraio scorso i nostri connazionali non furono colpiti da fuoco amico dai ranger del vicino parco del Virunga accorsi dopo aver sentito i primi spari.

Altro fattore emerso è quello secondo il quale Iacovacci avrebbe tentato di fuggire proteggendo Attanasio e cercato in un secondo momento di portare il diplomatico italiano fuori dalla linea di fuoco, ma i due sarebbero stati a quel punto colpiti dal gruppo di criminali, criminali non ancora identificati.

Leggi anche: Congo, attaccato un convoglio Onu: uccisi un ambasciatore italiano e un carabiniere

Caso Attanasio e Iacovacci, le prime indagini di Roma dopo i “chiaroscuri”

Uno storia ancora tutta da raccontare, nonostante le indagini vadano avanti da giorni. Un’imboscata, lo scorso 22 febbraio, costata la vita all’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, il carabiniere della sua scorta Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo.

Si va avanti, con chiaroscuri. La Farnesina smentisce i rumors riguardo la richiesta del diplomatico di rafforzare la sua scorta perché inadeguata, sulla la morte del procuratore congolese che investigava sull’agguata in Congo e le ipotesi sul perché di questi fatti.

Un fascicolo a carico di ignoti della procura di Roma, che indaga per attentato con finalità terroristiche e omicidio colposo.

Sono a lavoro per fare chiarezza nell’operazione investigativa congiunta Italia – Congo, il procuratore Michele Prestipino e i pm Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti.

Un agguato vero e proprio, senza dei colpevoli identificati e un movente da chiarire: la teoria Comboniana

Caso Attanasio  agguato Congo

Si sta cercando di identificare il gruppo responsabile dell’imboscata all’ambasciatore Attanasio e la sua scorta. Indagini che hanno visto una battuta d’arresto in Congo dopo che il 2 marzo il magistrato militare Williams Mulahya Hassan Hussein, che stava indagando sul caso, è stato assassinato poco vicino al precedente attentato del 22 febbraio.

Un lavoro molto difficile per gli investigatori, in una terra lacerata dai conflitti, dove sono presenti decine e decine di milizie e gruppi criminali. Al confine con Ruanda e Uganda, uno dei territori più ricchi al mondo di risorse come cobalto, diamanti e oro. Confini porosi e al centro di decine di interessi, nazionali, internazionali e criminali soprattutto. Interessi costati la vita di decine di migliaia di persone tra conflitti, violenza e vere e proprie stragi.

Indiscrezioni uscite sulla rivista specializzata in notizie dal continente nero, Nigrizia, che ha degli spunti da non abbandonare.

I missionari comboniani (dal nome del fondatore del gruppo cristiano Daniele Comboni, si dedicano all’apostolato missionario presso le popolazioni non ancora evangelizzate, specialmente in Africa) sul luogo da anni, ipotizzano una teoria che se non fosse così triste nella sostanza e sia carica di altra sofferenza, sarebbe degna di una spy-story per oggi come la intendiamo.

L’operazione “Milano”, un commando per eliminare le minacce agli interessi criminali del Kivu

Un’perazione, chiamata“Milano”, un commando per eliminare le minacce agli interessi criminali del Kivu che parte e torna in poche ore in Ruanda.

Una teoria che vede al centro il nostro ambasciatore Attanasio indagare su degli omicidi di massa, gli interessi economici colossali intorno alle riserve minerarie del luogo, in particolare nella regione del Kivu. E flussi di soldi “poco chiari”.

Un commando partito dal Ruanda con lo scopo primario di eliminare questa minaccia agli interessi criminali di alcuni gruppi legati anche al paese confinante.

Un’operazione chiamata “Milano” che vede nell’eliminazione di Attanasio una necessità, e il rimuovere un ostacolo su chi stava avvicinando sempre più in faccende che non lo riguardassero. Una teoria tutta da confermare che però sembra avere da chi la pronuncia delle fondamenta.

Leggi anche: Funerali ambasciatore Attanasio e carabiniere Iacovacci, il cordoglio dell’Italia

Luca Tartaglia
Classe 88. Yamatologo laureato in Lingue Orientali, specializzato in Editoria e Scrittura, con un Master conseguito in Diritto e Cooperazione Internazionale. Ama dedicarsi a Musica e Cultura, viaggiare, “nerdeggiare” e tutto ciò che riguarda J. J. R. Tolkien

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