venerdì, Ottobre 7, 2022

Come se per mettere fine alla pandemia bastasse dire “dopo un anno ci siamo rotti”

Da Milano a Napoli, quelle folle di gente che ignorano la pandemia in corso o si illudono sia già finita. Perché stiamo ancora sottovalutando il pericolo?

Giommaria Monti
Giornalista e autore TV (Annozero, Il raggio verde, Omnibus, Unomattina, Cartabianca), ha scritto di politica, cronaca, mafia e terrorismo. A tempo perso di cantautori italiani. Conosce a memoria i testi di Pasquale Panella per Battisti. E se ne vanta.

Ci sono pagine di letteratura che ci ricordano esattamente cosa sia la sottovalutazione del pericolo, proprio come accade per la pandemia in corso:

Ascoltando le grida di esultanza che si levavano dalla città, Rieux si ricordava che quell’esultanza era sempre minacciata. Poiché sapeva quel che la folla in festa ignorava, e che si può leggere nei libri, cioè che il bacillo della peste non muore né scompare mai.

Vedendo le immagini del rave alla Darsena di Milano l’altra sera, mentre la città si apprestava a tornare in zona arancione, sono tornate in mente le parole finali de La peste, quando Camus descrive la fine dell’assedio della città di Orano in Algeria dopo l’epidemia.

Milano, come in un romanzo di Camus ma la pandemia non è finita

Il romanzo dello scrittore francese è una metafora terribile e potente della sottovalutazione del pericolo, dell’esilio, della separazione dagli affetti, della privazione della libertà. E dell’impotenza della scienza, della fragilità del credo religioso davanti alle catastrofi naturali, della paura della morte e del rischio del suo ritorno.

Quello, appunto, che la folla in festa alla fine del romanzo ignorava. Esattamente come il dj che dal microfono incitava le centinaia di ragazzi sulla Darsena a riprendersi la notte e la vita. Solo che in Camus la festa era alla fine dell’epidemia, alla Darsena nel bel mezzo. Come se per mettere fine alla pandemia bastasse dire “dopo un anno ci siamo rotti”.

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Milano, a nulla sono valse le parole del sindaco di Milano Beppe Sala il giorno prima

Vane le parole del Sindaco Sala quando si chiedeva con tono pacato e implorante state attenti, evitate assembramenti, il pericolo non è finito. Ma non è stato un momento di incoscienza dei ragazzi di Milano. Scene analoghe nelle stesse ore si sono viste a Napoli, dove alla pattuglia della polizia che cercava di disperdere l’assembramento i ragazzi gridavano “Libertà! Libertà!”.

Siamo stati troppo fiduciosi, abbiamo confidato eccessivamente nell’intelligenza umana?

Le scene viste ci lasciano stupefatti proprio perché da ormai un anno tutti noi (davvero tutti e le sparute minoranze suscitano indignazione e rabbia) ci atteniamo con fatica alle disposizioni. Con fatica e moltissimi anche con difficoltà economiche ingestibili.

Ma lo facciamo perché, come ha spiegato lo psicoanalista Massimo Recalcati con l’acume che lo contraddistingue, l’esperienza del limite imposto non è solo repressione della libertà ma anzi è la sua massima espressione: attenersi alle regole (mascherina, distanziamento, vaccino) non sono solo “gesti dell’Ego per difendere se stesso ma acquistano anche il valore di una solidarietà nuova alla quale non eravamo più abituati”.

“Essere anarchico non è fare come ti pare, è darsi delle regole prima che te le diano gli altri”

Le scene di Milano e di Napoli come si dice “fanno notizia” perché non sono la normalità, perché a fronte di una nazione intera dove ciascuno attenendosi da un anno alle disposizioni sta tutelando se stesso e il suo vicino di casa, di banco, di scrivania, di fila al supermercato ci sono minoranze rumorose e visibili che fingono che quella sia la libertà.

Nella convinzione un po’ ingenua e un po’ stupida che sia un gesto di ribellione a chissà quale potere oppressivo (De Andrè, che della ribellione ha fatto un cifra di vita, discutendo col suo amico genovese poeta anarchico Riccardo Mannerini diceva “Essere anarchico non è fare come ti pare, è darsi delle regole prima che te le diano gli altri”).

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Voi che pensate di fare irresponsabilmente come vi pare, sapete benissimo che le conseguenze le pagheremo tutti

Nonostante queste scene restiamo certi che ne verremo fuori e sarà anche grazie al senso di comunità che nonostante tutto cementa questo Paese. Voi che pensate di fare irresponsabilmente come vi pare, sapete benissimo che le conseguenze le pagheremo tutti. Ma una cosa non arrogatevi il diritto di fare: usare la parola libertà per dare una verniciata di decenza alla vostra pochezza.  

Giommaria Monti
Giornalista e autore TV (Annozero, Il raggio verde, Omnibus, Unomattina, Cartabianca), ha scritto di politica, cronaca, mafia e terrorismo. A tempo perso di cantautori italiani. Conosce a memoria i testi di Pasquale Panella per Battisti. E se ne vanta.

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