giovedì, Dicembre 2, 2021

Metaverso, cosa è e perché Facebook ci sta investendo tanto

Facebook sta investendo moltissimo nel metaverso, così come molte grandi aziende del Tech. Di cosa si tratta esattamente e perché ne parlano tutti?

Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

Facebook ha appena annunciato che prevede di assumere 10mila persone in Europa per sviluppare il metaverso, una parola nuova destinata ad entrare nel vocabolario quotidiano di tutto il mondo in un futuro molto prossimo.

Apparentemente il metaverso potrebbe essere considerato una specie di evoluzione della realtà virtuale ma si tratta di molto di più. Se Facebook ha deciso di scommetterci su, viene il forte dubbio che rappresenti qualcosa di grosso, qualcosa di estremamente innovativo che prenderà piede a breve e in modo dirompente.

Che cosa è il metaverso?

Secondo gli esperti il metataverso rappresenta il futuro di Internet e provocherà una vera rivoluzione come accadde quando lo smartphone sostituì i vecchi telefoni cellulari. Trattandosi ancora solamente di un’idea futuribile, non esiste una definizione univoca di metaverso, dunque si possono fare solo ipotesi per ora.

Immaginiamoci un futuro non lontano in cui tutto quello che esiste nel mondo digitale, tutto ciò che è custodito dentro ai nostri device elettronici come computer, smartphone, tablet e game station, potrebbe diventare un ecosistema unico e paradossalmente reale. Il web si evolverebbe e diventerebbe una rete molto più performante in cui le varie parti sarebbero molto più interconnesse tra di loro. A questa altra dimensione, rigorosamente concepita in 3D, inoltre si potrebbe arrivare ad accedere anche solo usando un semplice auricolare con cui guidare il proprio avatar.

Un mondo virtuale fatto di avatar già esiste in molti videogiochi ed è proprio qui la differenza: non si tratterebbe più solamente di un gioco ma di vita reale sebbene vissuta in modo virtuale e in 3D. Questo verrebbe reso possibile dalla alta connettività del 5G e contemporaneamente garantito attraverso gli NFT (Non Fungible Token). In qualche modo si può assumere che il futuro del metaverso dipenda dalla rivoluzione blockchain che ne regolerebbe gli aspetti economici e commerciali.

Lavoro, gioco, concerti, teatro, cinema, eventi, musei, stadio, qualsiasi esperienza reale si potrà fare virtualmente e in 3D come se ci si trovasse realmente in quei luoghi. Si farebbero realmente cose ma nella dimensione eterea del digitale. Si tratterebbe di quella che viene chiamata “realtà aumentata”, un concetto paradossale degno di un tomo di filosofia tutto ancora da scrivere. 

Quanto manca alla rivoluzione del metaverso?

Metaverso - facebook

Letteratura fantascientifica e Hollywood sfornano da decenni e continuamente storie immaginifiche di un futuro in cui la vita vissuta concretamente si mischia o è quasi sostituita da quella vissuta virtualmente, ora indossando un visore 3D, ora interagendo con ologrammi e via dicendo. Allo stesso tempo la robotica nelle fiction minaccia di invadere il mondo umano, sfidandolo.

È oramai evidente che con il metaverso da una parte e l’intelligenza artificiale dall’altra questa promiscuità incrociata tra naturale e digitale si fa sempre più concreta. La tecnologia e la raffinazione continua di algoritmi sono tanto progredite da far supporre che i tempi siano maturi per il salto in avanti, infatti il metaverso è sempre più al centro dei piani strategici delle grandi aziende del Tech.

Facebook non a caso sta facendo della realizzazione del mondo virtuale ma reale una delle sue grandi priorità. I grandi capitali investiti nei suoi visori virtuali Oculus ne sono solo uno dei passaggi, oltre alle app di realtà virtuale che sta creando per i social e per lavorare che interagiscono con il mondo reale.

Ma il colosso social fondato da Mark Zuckerberg non si illude di riuscire ad avere il monopolio su questa prospettiva futura, che comunque secondo le stime necessita ancora di 10-15 anni. Di sicuro Facebook sta ponendo delle pietre miliari ma si prospetta una lotta all’ultimo byte con le grandi aziende del digitale, per cui si è detto disposto alla collaborazione.

Soprattutto, alla luce delle ultime polemiche su danni psichici e dipendenza provocati dai social del gruppo, sembrerebbe che ci sia un impegno a procedere con la dovuta attenzione ai rischi che l’Internet del futuro potrebbe comportare. Per questo Facebook ha investito 50 milioni di dollari nella ricerca da parte di organizzazioni no-profit per “costruire il metaverso in modo responsabile”.

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Chi sono i concorrenti di Facebook? 

Chi altri se non il produttore di Fortnite poteva puntare al metaverso? Tim Sweeney in persona, il boss di Epic Games, ha parlato spessissimo di questa prospettiva e i suoi giochi già in parte la mettono in pratica da decenni. Ultimamente inoltre Fortnite ha ampliato il suo raggio di azione con l’inclusione di concerti ed eventi, dando un’idea ancora racchiusa in un gioco di quella che potrebbe diventare un’esperienza reale e quotidiana.

L’idea di metaverso sta prendendo forma anche attraverso altre aziende. La piattaforma di Roblox per esempio collega in modo interattivo tutti i suoi giochi così come sta facendo Atari, mentre Unity sta investendo nella realizzazione di copie digitali in 3D del mondo reale, un mondo gemello. Allo stesso modo Nvidia sta lavorando alla costruzione di “Omniverse”, una piattaforma che connette mondi virtual 3D.

Quella che si prospetta è una rivoluzione non solo tecnologica ma ancora una volta antropologica, sulla scorta di quella iniziata con l’arrivo di Internet e dei social media. La rivoluzione che, per citare il giornalista Roberto Savio, ha segnato il passaggio “dall’era di Gutenberg a quella di Zuckerberg”.

In tutto questo, quanto corriamo il rischio di finire sempre più soli, invertebrati, grassi e pallidi vivendo sempre meno il pianeta Terra e sempre più il pianeta Metaverso? Chi può dirlo, di fatto il metaverso non può fare a meno della socializzazione. Anche se in modalità virtuale, l’essere umano resta un animale sociale. Gli avatar riusciranno a trasferire nel loro mondo i bisogni umani con annesse emozioni e sentimenti in maniera soddisfacente? Una cosa è certa: per filosofi, sociologi, psicologi e psichiatri c’è tanto lavoro in vista.

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Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

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