giovedì, Dicembre 2, 2021

Cure domiciliari e vaccini, ecco come i medici di base saranno coinvolti nella lotta al Covid

Alcuni si rifiutano di recarsi a casa dei malati per paura, altri non rispondo alle chiamate, alcuni non riescono a prenotare i tamponi per i propri pazienti. Capire l'importanza dei medici di base adesso è fondamentale.

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

I medici di base devono fare la loro parte. La pandemia ha inevitabilmente schiacciato e compresso un sistema sanitario nazionale pubblico che già prima del Covid presentava delle lacune non di poco conto.

Nell’arco di un anno non è cambiato tantissimo, almeno nei numeri, anzi. Sicuramente è migliorata la capacità di tracciamento e la risposta nel trattamento medico quando i sintomi sono ancora lievi e non è necessario il ricovero.

Gli ospedali, però, continuano a essere stracolmi. Le terapie intensive al momento sono 3663, il trend sta calando ma bisogna ancora stare molto allerta. Il numero dei malati attuali si attesta su 544.330 casi di cui 511.816 in isolamento domiciliare. Questo è l’ultimo bollettino della Protezione civile stando ai dati di ieri 8 aprile.

Covid, che ruolo svolgono in questo momento i medici di base?

Che ruolo svolgono in questo momento i medici di base?

I medici di base in questo momento sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale non solo per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, ma anche per quel che riguarda la prenotazione e la somministrazione dei vaccini ai propri pazienti. E su questo punto ci si scontra ancora con le inadempienza del sistema sanitario.

Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, il primo grande passo in avanti è stato fatto alcuni mesi fa, per iniziativa popolare e non governativa. L’iniziativa si chiama Terapia domiciliare Covid 19, a cui hanno aderito tantissimi medici di base anche e non solo.

Una rete attraverso la quale i medici di tutte le regione hanno potuto collaborare tra di loro e concordare cure da fornire ai malati, da remoto, non abbandonando i pazienti al loro isolamento e assistendoli nella guarigione.

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I rischi che i medici di base hanno corso e le nuove iniziative

I medici di famiglia durante la pandemia hanno spesso lamentato che tutte le loro visite a domicilio ai pazienti poi risultati positivi, o a quelli fortemente sospetti, sono state fatte senza poter disporre dei materiali protettivi, come camici usa e getta e occhiali protettivi in dotazione agli ospedalieri.

Questo è un problema soprattutto perché gli stessi medici, continuando a esercitare la professione, oltre che a convivere con i propri familiari, in situazioni di lavoro a rischio potrebbero diventare veicoli del Covid.

L’indicazione delle ASL ai medici di famiglia è stata molto spesso insoddisfacente. “Anche dopo essere stati esposti a casi confermati, non dovevano fare il tampone fino all’eventuale comparsa di sintomi e, nel frattempo, dovevano continuare a lavorare. E questa paura ha portato molti medici di base a rifiutarsi di fare visite sia in studio che a domicilio.

Il contributo dei medici di base adesso però è diventato fondamentale. A un anno dall’inizio della pandemia quasi tutto il personale medico italiano è stato vaccinato e anche i dispositivi di protezione sono facilmente reperibili. Non sempre, ma si va per la maggiore.

Nella stragrande maggioranza delle regioni adesso le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) non effettueranno più il monitoraggio telefonico giornaliero dei pazienti colpiti da Covid che non hanno, fortunatamente, bisogno di ricovero ospedaliero. L’assistenza passa ai medici di base.

Questo perché le Usca sono impegnate con i casi domiciliari che necessitano di assistenza fisica. I medici di base stanno quindi diventando sempre più centrali nella gestione del Covid.

Il monitoraggio giornaliero dei pazienti stazionari da parte loro consentirà non solo di alleggerire il carico delle Usca, ma anche di poter attivare subito la richiesta per gli anticorpi monoclonali che in molte regioni è adesso possibile fare.

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Caos in Puglia per la richiesta dei tamponi da parte dei medici di base

Caos in Puglia per la richiesta dei tamponi da parte dei medici di base

Ieri il segretario della Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) Bari, Nicola Calabrese, in una nota inviata alla Regione Puglia e all’Asl Bari ha scritto:

Per l’ennesima volta dobbiamo denunciare l’impossibilità, per i medici di medicina generale, di ottenere la prenotazione del tampone per i propri pazienti, in quanto il sistema regionale non prevede la possibilità di prenotare direttamente il tampone ma consente la sola richiesta lasciando al Dipartimento la gestione delle agende.

Il sistema, nella stragrande maggioranza dei casi, restituisce una risposta che evidenzia l’indisponibilità di slot per effettuare il test.

Ma la cosa più grave è che di fronte a tale indisponibilità, il Dipartimento non provvede a individuare una data per il tampone.

Tale situazione incide ovviamente in maniera molto negativa sull’assistenza, sul tracciamento e sul contenimento della pandemia e rischia di incrinare il rapporto di fiducia tra medico e paziente.

In riferimento alla segnalazione della FIMMG sulla difficoltà nel prenotare i test molecolari da parte dei medici di base, l’ASL di Bari ha diramato un comunicato in cui dichiarava che che il Dipartimento di prevenzione in accordo con la Protezione civile “è già intervenuto per potenziare la capacità di erogare tamponi molecolari in tutte le attuali sedi presenti sul territorio, dedicati esclusivamente ai medici di Medicina generale. Da lunedì 12 aprile si passerà da 6mila a 15mila disponibilità di tamponi“.

L’Asl ha poi fatto sapere che questo sarà possibile grazie ad una estensione degli orari delle postazioni attualmente attive solo la mattina e che saranno operative anche di pomeriggio e con un rafforzamento del personale.

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Vaccino Covid dai medici di base: sarà presto possibile

Vaccino Covid dai medici di base sarà presto possibile

Il protocollo di intesa, raggiunto a Marzo tra i medici di base, il Governo e le Regioni per le vaccinazioni da Covid-19, permetterà ai medici di base di vaccinare i propri pazienti.

Il protocollo è stato definito, ma ancora non è stato stabilito quando sarà possibile effettuare la pratica. Il caos vaccini dell’ultimo periodo non ha di certo aiutato, ma il disegno dovrebbe partire alla fine di aprile, salvo imprevisti.

Per effettuare il vaccino, il medico di famiglia riceve un compenso che oscilla tra i 6,16 euro per la somministrazione della dose nei locali messi a disposizione dalle aziende sanitarie locali e 25 euro lordi per il vaccino a domicilio. La quota per l’iniezione nello studio medico è di 10 euro.

Le risorse destinate al coinvolgimento dei medici di medicina generale nella campagna vaccinale anti Covid sono a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Ad ogni medico sarà fornito un approvvigionamento di dosi chegli garantirà di rispettare i tempi organizzativi verso i propri assistiti e l’aggiornamento dell’anagrafe vaccinale”.

Per l’impiego dei medici di base nella campagna vaccini sarà utilizzata una piattaforma di registrazione delle vaccinazioni effettuate a livello regionale, che sarà a sua volta trasferita nei dati nazionali. Le regole, come l’obbligo di dotazione specifica dello studio medico, saranno le stesse previste per i programmi di vaccinazione antinfluenzale.

Sarà compito dei medici di base trasmettere immediatamente alla regione di riferimento i dati dei vaccinati, in modalità telematica, secondo le indicazioni tecniche fornite dalla regione.

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Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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