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“L’intelligenza non dipende dal colore della pelle”: un nuovo studio lo conferma

Uno studio internazionale dimostra che meno del 10% delle differenze nello sviluppo e l'intelligenza dei neonati è attribuibile ai geni.

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Si chiama Intergrowth – 21st, la ricerca a livello mondiale condotta in quattro continenti che ha esaminato lo sviluppo neuro-evolutivo durante la prima infanzia. I risultati? Non ci sono elementi che indichino nella biologia la causa di eventuali disuguaglianze nella crescita, in uguali e soddisfacenti condizioni socio-culturali e di salute. L’unico reale fattore che causa divari è quello ambientale. Finanziata dall’Associazione Bill & Melinda Gates e guidata dall’Università di Oxford, gli esiti della ricerca sono stati pubblicati pochi giorni fa sull’autorevole rivista scientifica Nature. Medici da ogni parte del mondo sono stati coinvolti nel progetto. Per l’Italia, coordinatrice è stata la neonatologa Francesca Giuliani dell’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino. Un ottimo spunto per domandarci se, ancora oggi, esistono persone che pensano davvero che il colore della pelle possa essere un fattore discriminante, un elemento che possa generare differenze.

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L’intelligenza non ha nulla a che fare con il DNA

Non è il colore della pelle a influire sulla crescita di un figlio. L’intelligenza e lo sviluppo non dipendono da fattori riguardanti il dna ma tutt’al più legati alle condizioni socio-ambientali in cui si nasce. La scienza indaga, studia, porta prove incontrovertibili come conseguenze di anni di ricerche. Sicuramente lavoro encomiabile. Ma ci chiediamo, esiste ancora qualcuno al mondo che possa avere dubbi sul fatto che ci siano discriminazioni “naturali” tra un bimbo nato in Italia e un bimbo nato in Kenya? Esiste ancora nel 2019, nell’era della rivoluzione digitale e del progresso senza freni, in un’epoca non ancora troppo lontana da decenni passati in cui l’uomo è stato capace di atrocità assurde, di feroci azioni giustificate da un odio cieco e insensato contro individui di razze diverse, chi può ancora pensare che le persone siano diverse a seconda delle proprie connotazioni fisiche? Il ‘900 ha insegnato che l’uguaglianza, la tolleranza nei confronti di culture diverse, la democrazia, la libertà individuale sono valori da tutelare, salvaguardare e proteggere e non possiamo dimenticarlo.Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, questo studio internazionale li fuga del tutto. Intelligenza e sviluppo dei bambini, in ogni parte del mondo, dal Canada a Timbuktu, da Dacca a Parigi, da Milano a Dakar, non dipendono dai pigmenti della pelle. E in questo particolare momento vogliamo dirlo a voce alta, anche grazie ai risultati di questo studio.

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L’ennesimo studio scientifico per contrastare il razzismo

In esame sono stati presi bambini provenienti da 5 Paesi: Brasile, India, Italia, Kenya e Regno Unito. Piccoli sani che abitano in aree urbane, in diversi contesti culturali e che vivono in buone condizioni ambientali. La prima fase della ricerca ha visto la somministrazione di test multidimensionali per mettere alla prova lo sviluppo neuro-comportamentale durante la prima infanzia. Sono state vagliate le capacità linguistiche, motorie, visive, uditive, cognitive e d’attenzione. In Italia sono stati monitorati, con il consenso ovviamente delle madri, circa 300 neonati. L’ospedale torinese ha selezionato e seguito i piccoli, inviando poi i risultati delle prove a Oxford. Una minima percentuale, che va dall’ 1,3% per l’area cognitiva al 9,2 % per la parte comportamentale, è da assegnare alla variabile legata al dna. Una riprova, qualora ce ne fosse bisogno, e in tal caso verrebbero i brividi, che non esiste alcun appiglio scientifico che sostenga l’esistenza di differenze tra un individuo e un altro.

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di Valentina Cuppone

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