Home»Cultura»“Aveva 25 anni, cinque più di me. Io sono vivo, lui è morto”

“Aveva 25 anni, cinque più di me. Io sono vivo, lui è morto”

Il discorso dello studente su Prince Jerry commuove l’ateneo e indigna l’assessore leghista.

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Il caso di Prince Jerry Igbinosa, il venticinquenne nigeriano suicidatosi quasi un mese fa dopo aver perso le speranze di costruirsi un futuro nel nostro paese, continua a far discutere. E, proprio come un mese fa, a scontrarsi sul caso sono da una parte solidarietà e speranza e dall’altra cinismo e indifferenza. L’ultima polemica è scoppiata a seguito della Cerimonia di Inaugurazione del 797° Anno Accademico dell’Università di Padova, e in particolare dopo il discorso di Alberto Rosada, presidente del Consiglio degli Studenti, che ha deciso di tornare a parlare di Prince Jerry nel suo intervento.

Le taglienti parole di denuncia di Alberto Rosada

Il testo del discorso, che può essere reperito sul sito web dell’ateneo, è un’accorata richiesta di mobilitazione su temi che i giovani di oggi conoscono bene: lo scarso interesse delle istituzioni a investire sulla cultura, la protezione dell’ambiente, la necessità di soluzioni ecosostenibili per il pianeta. Ma soprattutto un’appassionata denuncia contro l’indifferenza davanti alle diseguaglianze dettate dal diritto di nascita, che favoriscono alcuni privilegiati e precludono grandi opportunità ad altri che avrebbero tutte le carte in regola per coglierle. Le parole di Rosada sono taglienti, come ci si aspetterebbe da un diciannovenne che finalmente si affaccia al mondo:

Lui era nigeriano, io sono italiano, e proprio perché sono italiano a qualcuno sembra che la mia vita valga di più.

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L’assessore: “Il discorso era del tutto inadeguato”. Gli studenti: “Rivendichiamo il diritto a non restare indifferenti”

Ma c’è qualcuno a cui il riferimento a un nigeriano non è proprio andato giù. L’assessore leghista Roberto Marcato, che assisteva in prima fila alla cerimonia, ha ritenuto l’intervento del presidente un’azione meramente politica e del tutto inadeguata al contesto. Secondo Marcato, parlare di politica ed esprimere le proprie considerazioni va bene, ma solo se lo si fa su uno scranno in un contesto dichiaratamente politico e non durante una cerimonia universitaria.  “L’inaugurazione è stata sfruttata per un comizio”, queste le sue parole.

Immediata e tagliente la risposta delle associazioni studentesche, reperibile sulle pagine Facebook che fanno riferimento all’ateneo:

Fa riflettere il fatto che il ricordo di un ragazzo scomparso desti così tanta preoccupazione ad una forza politica, ed è ancora più vergognoso che un discorso venga deriso senza argomentazioni, ma solo con odio ideologico, da un rappresentante delle istituzioni. Se Marcato ci accusa di aver usato quello scranno per aver fatto politica senza chiedere il consenso, dimenticando che ricopre quel ruolo di rappresentanza perché rappresenta elettoralmente migliaia di studenti oltre che delle precise idee politiche, noi rivendichiamo ancora più forte il diritto a parlare di politica. Rivendichiamo il diritto di non restare indifferenti e di alzare la voce davanti alle ingiustizie.

Le reazioni sui social: “Finché ci sono giovani così, la speranza non è morta”

Un altro italiano che decide di schierarsi in favore degli ultimi, supportato dai commenti di incoraggiamento e sostegno che fioccano sotto il video dell’intervento pubblicato su Facebook.

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Non solo messaggi di approvazione e speranza che arrivano da utenti di ogni età ed estrazione sociale, ma anche opinioni in difesa del diritto allo studio per tutti, della necessità di una rivalutazione della cultura come mezzo di emancipazione, e svariate menzioni agli studenti italiani morti all’estero proprio come Prince Jerry. Perché sì, nel discorso di Rosada, strumentalizzazioni e polemiche a parte, si parlava anche di questo.

 

di Marianna Chiuchiolo

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