martedì, Maggio 11, 2021

Riscaldamento globale, aumenta la temperatura nei comuni italiani

L'Accordo di Parigi del 2015 per ridurre l'emissione di gas serra non è stato un vero un successo. L'impegno dell'Europa oggi è ridurre le emissioni inquinanti del 55% entro il 2030.

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

Il clima sta cambiando velocemente in tutto il mondo. La temperatura è aumentata sia nei comuni italiani che in quelli europei e non si prospettano degli scenari migliori in futuro se non si interverrà al riguardo. Si tratta di un aspetto importante che riguarda tutti perché, come abbiamo visto con il Coronavirus, la natura non fa nessuno sconto.

In Europa i governi si sono mobilitati e molte aziende si sono impegnate per ridurre le emissioni di gas serra. Le iniziative di questi ultimi anni però non possono rimediare a tutti i danni del passato e al fatto che ci sono paesi, come India e Cina, in cui le emissioni di gas aumentano anziché ridursi.

I buoni propositi degli Stati e in particolare dell’Ue

Nel 2015 durante la Conferenza di Rio sui cambiamenti climatici, COP 21, tenuta a Parigi i 195 Paesi partecipanti hanno negoziato un accordo con l’impegno di ridurre l’emissione di gas serra: l’Accordo di Parigi.

L’obiettivo era quello che la temperatura media non superasse i 2°C rispetto ai livelli preindustriali e proseguire gli sforzi per limitarla a 1,5°C.

Il 12 dicembre scorso si è tenuto un incontro virtuale, il “Climate Ambition Summit”, a cui hanno partecipato i Presidenti di ogni parte del mondo, fatta eccezione per il Presidente del Brasile e degli Stati Uniti. In questa occasione Alok Sharma, ministro dell’Energia britannico e presidente della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha affermato in tutta sincerità che gli obiettivi prefissati non sono stati raggiunti.

Durante l’incontro è stato più volte ribadito che se non si interverrà entro il 2100 l’andamento del riscaldamento globale porterà a una crescita della temperatura media globale tra i 3,5° e 4° C, rispetto ai livelli pre-industriali.

L’Europa da parte sua, durante un vertice che si è tenuto a Bruxelles l’11 dicembre, si è impegnata nel voler ridurre le emissioni inquinanti del 55% entro il 2030.

Dalle prime bozze emerge che l’Italia investirà il 37 per cento dei fondi assegnati dal Recovery Fund, quindi 73,4 miliardi di euro, in interventi per aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili, la cosiddetta “svolta green” di cui tanto si parla.

Aumento delle temperature nei comuni italiani

Negli ultimi cinquant’anni in 7.540 su 7.669 comuni italiani la temperatura media è aumentata di almeno 1°C.

In Italia le zone con maggior aumento di temperatura sono quelle più fredde, in particolare le regioni che si trovano vicino alle Alpi e agli Appennini. La provincia di Bolzano è quella dove c’è stata la crescita più evidente, con +2,71°. Al secondo posto il Lazio con +2,60°, poi la Lombardia con 2,55° e il Friuli Venezia Giulia con +2,52°. La Toscana invece è la regione con la crescita minore rispetto alle altre, con 1,67°.

In Lombardia con un’innalzamento medio di temperatura di 2,55° la provincia di Sondrio è stata quella con un aumento medio di +2,98°. Ed è proprio di questa provincia il comune dove la temperatura è cresciuta di più in assoluto e si chiama Novate Mezzola: negli ultimi cinquant’anni la temperatura è aumentata di 4,1°.

Il comune dove la temperatura è cresciuta meno si trova in Piemonte ed è Airasca, a circa quaranta chilometri da Torino, con un aumento medio +0,3° rispetto a cinquant’anni fa.

La situazione in Europa

la temperatura è aumentata
La temperatura è aumentata: mappa che mostra il riscaldamento climatico nei comuni europei (EDJNet)

Questi dati sull’innalzamento delle temperature nei comuni italiani ma anche in quelli europei sono stati raccolti e fanno parte del progetto Copernicus. Si tratta di un programma dell’Unione Europea in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che raccoglie informazioni da molte fonti come sensori di terra, di mare e satelliti per poi metterle a disposizione di cittadini.

L’osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa e EDJNet (European Data Journalism Network), in collaborazione con Sheldon Studio, dopo aver analizzato milioni di dati compresi quelli di Copernicus, hanno realizzato una mappa che mostra come le temperature in Europa sono aumentate, dagli anni Sessanta fino al 2019 in 100mila comuni. In due terzi dei comuni europei la temperatura media è aumentata di oltre due gradi, con picchi che superano i 5° superando la fatidica soglia dei 2°C previsto dall’Accordo di Parigi.

Il problema preoccupa soprattutto le aree più fredde, come le nazioni del nord Europa. Otto dei dieci comuni dove la temperatura è aumentata maggiormente si trovano in Norvegia centrale. Il comune europeo con l’aumento maggiore, di 5,8° in pochi decenni, è Reykjanesbær e si trova in Islanda.

Nella mappa le zone colorate di rosso mostrano i cambiamenti maggiori, che riguardano soprattutto le grandi città e le Capitali, in particolare quelle della zona centro-orientale dell’Europa.

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Le conseguenze del cambiamento climatico

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La temperatura è aumentata: i ghiacciai rischiano di sciogliersi in futuro sulle Alpi e le proiezioni di Filippo Giorgi non sono gratificanti.

I cambiamenti climatici stanno portando diverse conseguenze, che destano preoccupazione e allarme. Sono sotto gli occhi di tutti, in tutta Europa, le alluvioni e i lunghi periodi di siccità. Inoltre i ghiacciai sulle Alpi si stanno sciogliendo e il livello dei mari si sta alzando, come abbiamo visto anche in Italia, con le ripercussioni sulla laguna veneta.

Un’altra situazione a destare preoccupazione è il Mediterraneo. Secondo Filippo Giorgi, direttore della sezione di Scienze della Terra del Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste, tutta l’area del Mediterraneo si trova in una fascia di transizione tra il clima europeo umido e quello secco e caldo del nord Africa. L’impatto tra queste due forze produrrebbe effetti molto forti, tanto da attribuirvi la causa della tempesta Vaia che si è abbattuta nel 2018 sulle Dolomiti distruggendo migliaia di ettari di foreste.

Anche sulle Alpi le previsioni non sono gratificanti. Sempre Giorgi ha svolto una ricerca sull’evoluzione di circa quattromila ghiacciai alpini a partire dal 1901 e con proiezioni fino al 2100.

L’ELA (Equilibrium-Line Altitude), l’indicatore che mostra la linea di equilibrio dei ghiacciai, identifica la quota che separa la zona di accumulo di un ghiacciaio e la zona detta dove la neve sparisce in estate.

Secondo le proiezioni in futuro la ELA potrebbe salire da circa 100 metri fino ad un massimo di 700 metri. Ciò significa che nella peggiore delle ipotesi entro il 2100 potrebbe scomparire fino al 92% dei ghiacciai alpini.

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Accordi di Parigi: un difficile impegno da portare a termine

La temperatura è aumentata_CAT
La temperatura è aumentata: entro il 2100 secondo il Climate Action Tracker (CAT) le temperature dei comuni europei aumenteranno a prescindere. Se non si interverrà però lo scenario sarà molto peggio.

Secondo il Climate Action Tracker (CAT) se tutti i Governi nazionali raggiungessero i loro obiettivi di zero emissioni entro il 2050, comunque l’innalzamento di temperatura potrebbe essere di 2,1° entro il 2100. Si supererebbe ugualmente il limite di 1,5 ° C dell’accordo di Parigi.

Sempre secondo il CAT la proiezione nello scenario delle politiche attuali è scesa da 3,6 ° C del 2015 ai 2,9 ° C oggi. Questo calo è derivato dall’attuazione di nuove politiche da parte dei governi, con l’aumento dell’uso di energie rinnovabili e il minor uso del carbone. Un risultato però ancora troppo esiguo.

Ad oggi quindi sono due gli Stati che hanno messo in campo azioni compatibili con gli accordi di Parigi: Marocco e Gambia. Mentre per quanto riguarda le emissioni di CO2 Cina e Stati Uniti sono ancora ben lontani dagli accordi. L’amministrazione Trump ne era addirittura uscita ma il nuovo Presidente, Joe Biden, ha dichiarato:

Gli Stati Uniti torneranno agli accordi di Parigi nel primo giorno della mia presidenza.

Io inizierò immediatamente a lavorare con i miei interlocutori nel mondo per fare tutto il possibile, compreso convocare un summit sul clima con i leader delle maggiori economie durante i miei primi 100 giorni alla presidenza.

Anche la Cina sembra aver cambiato idea ed ha intenzione di rafforzare il suo obiettivo climatico.

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Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

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