venerdì, Dicembre 2, 2022

La monogamia ci ha reso infelici e infedeli

In una società in cui tutto evolve, il modello assoluto di fedeltà è in crisi. La monogamia sembra essere passata di moda, solo 1 coppia su 4 ne è felice.

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

La monogamia è a rischio, è ormai una specie in via d’estinzione causata da un elevato tasso di infedeltà tra la popolazione, da un complicato sistema di strategia evolutiva sessuale e da un dogma incancrenito dai precetti della società patriarcale.

L’incantesimo stabilità-esclusività-sincerità non esiste più. La formula del finché morte non ci separi sembra essersi dissolta nel nulla, sgretolata e incenerita dall’amore aperto che sta modificando il modello relazionale monogamo.

La nostra generazione, cresciuta a pane e fedeltà, sta subendo gli effetti di una prepotente modernità, abituata a consumare e a ingurgitare velocemente tutto quello che gli passa davanti. La convenzione sociale dell’amore, ci ha prima svuotato da qualunque tipo di fantasia sessuale che non coinvolgesse direttamente il proprio partner e poi ci ha rinfilzato la parabola illusoria del per sempre felici e contenti.

La tendenza del tu ed io sembra non entrare più nel cuore di un mondo attratto da fresche forme relazionali. L’amore in bianco e nero è un vago ricordo in una società che è sempre più pronta a sperimentare nuove tonalità di colori.

La monogamia è l’harem della fedeltà assoluta?

Nelle coppie monogame il tradimento va alla grande. Secondo il sito di sondaggi SPYit, 7 italiani su 10 hanno l’amante, durante il periodo natalizio, la percentuale cresce addirittura a dismisura.

Il 58% degli intervistati uomini ha confessato uno o più tradimenti, per le donne invece la percentuale è del 46%. Dal 9° al 25° anno, l’infedeltà si fa seriale, il tradimento è ormai una routine per il 49% degli intervistati uomini e per il 36% delle donne.

Dai dati raccolti, sembrerebbe che nessun rapporto di coppia sia immune all’infedeltà, ma se la sua diffusione è così diffusa perché continuiamo ad elogiare le relazioni monogame? E perché siamo diventati tutti così infedeli?

I rapporti personali sono completamente cambiati rispetto a 40 anni fa, quello che ci disturbava un tempo, oggi non ci importa più. Il significato di fedeltà è cambiato, le relazioni sentimentali sono state inevitabilmente scosse dall’utilizzo dei social media che hanno preso pieno possesso decisionale.

Il tradimento ha cambiato la sua connotazione, viene percepito non più come violazione di norme, ma come strumento per capire se siamo ancora innamorati del partner e per uscire, ogni tanto, da quel tipo di relazione parallela che ci annoia e ci spegne. Vivere nella monogamia, tradendo il nostro caro, ci permette di provare quel brivido che vent’anni fa non avremmo potuto provare.

Il piacere contenuto in questa asimmetria relazionale accresce la nostra soddisfazione dell’auto-realizzazione. I social ci hanno offerto la possibilità di vivere doppiamente la stessa vita: con il partner e con l’amante, hanno creato l’opportunità di aumentare e facilitare gli incontri extra-coniugali, tradendo direttamente dal salotto di casa, senza destare sospetti nell’altra persona.

L’infedeltà è quindi un fenomeno onnipresente che si nasconde dentro le fitte trame di una monogamia sempre più alterata.

Monogamia: tradire o non tradire?

Il professore di psicologia della Adelphi University, Lawrence Josephs, psicoterapeuta familiare e di coppia, nonché guru amoroso, ha analizzato e studiato il tema del tradimento. Esperto di fama internazionale, si è occupato dell’argomento, nel suo celebre libro “Infedeltà: scienza delle relazioni e psicoterapia”. Il manuale tratta di un tema, poco approfondito e dibattuto, che ha contribuito ad aggiornare, spiegare ed elaborare il sentimento del tradimento, da un punto di vista sociale e psicologico.

Secondo lo psicoterapeuta, l’assunto di base è che l’infedeltà sia a tutti gli effetti considerata alla stregua di un trauma, capace addirittura di provocare nel tradito un disturbo post-traumatico fatto di umiliazione, rabbia, gelosia e sconforto.

Il tradimento, non solo rappresenta uno shock costituito da azioni messe in atto da un soggetto, con il quale si ha un legame profondo, ma genera anche una lacerazione interna dell’attaccamento relazionale. Il fenomeno che spinge la patologizzazione di un comportamento sessuale sarebbe influenzato, per Josephs, da alcune caratteristiche legate alla personalità che sembrano evidenziare una maggiore propensione al tradimento.

Secondo lo studio di McHoskey J. W., Worzel W. e Szyarto C, svolto nel 1998, gli individui, caratterizzati dalla dark triad, presenterebbero strategie di accoppiamento più veloci e più superficiali rispetto agli altri e mostrerebbero la classica tendenza dell’usa-getta nei confronti delle relazioni amorose.

L’insieme dei tratti comportamentali, definiti appunto triade oscura e composti da narcisismo (orgoglio, egoismo e mancanza di empatia), intelligenza machiavellica (manipolazione e inganno) e psicopatia (insensibilità, mancanza di rimorso e antisocialità), aiuterebbe nel processo di individuazione dei partner più inclini al sesso occasionale, all’infedeltà e al gioco amoroso.

Quindi il dilemma amletico del tradire o del non tradire sembrerebbe connaturato a delle caratteristiche della propria personalità che porterebbero un soggetto ad essere più o meno esposto all’infedeltà.

Leggi anche: Will Smith: “Io e mia moglie non pratichiamo la monogamia”

Quando l’evoluzione taglia le gambe alla monogamia

Secondo lo studio, del 1993, di Buss e Schmitt, Sexual Strategies Theory, alla base dell’infedeltà ci sarebbero delle strategie sessuali, diverse per individui maschili e femminili, che ostacolerebbero i rapporti fedeli.

La teoria delle strategie sessuali, postulata dai due studiosi, è un’opera che spiega la modalità di accoppiamento maschile e femminile. Si discosta dagli assunti precedenti, in quanto include le motivazioni che ogni soggetto può avere, come ad esempio l’accoppiamento a breve o a lungo termine.

  • Per un uomo, infatti, il miglior modo per trasmettere geni è accoppiarsi con il maggior numero di soggetti fertili (accoppiamento a breve termine) e legarsi stabilmente con un partner che possa allevare, proteggere e nutrire i figli (accoppiamento a lungo termine). I maschi prediligono salute, fertilità, affidabilità e qualità pro-sociali in una donna. Selezionare questo tipo di schema innato, non preclude in alcun modo il tradimento, anzi, rappresenta l’espressione di un criterio universale, basato per il solo piacere di attrarre.
  • Per una donna, le strategie femminili messe in atto includono la ricerca di un uomo che possa crescere i propri figli (accoppiamento a lungo termine) e che possa portare buoni geni. Nel processo di selezione, le donne ricercano indizi di propensione all’investimento parentale e alla condivisione di tali risorse. Nella ricerca a breve termine invece, prediligono quei termini evoluzionistici che possano confermare l’attrattività genetica.

Uomini e donne affrontano la questione dell’accoppiamento sessuale, attivando e attingendo direttamente dai loro repertori strategici.

Leggi anche: Willow Smith, figlia ventenne di Will Smith: “Sono poliamorosa, ho più relazioni contemporaneamente”

La cultura occidentale ha nutrito la monogamia

La cultura patriarcale ha obbligato le persone a stare insieme, opprimendole e manifestando l’assurdo diritto, impartito dalla società, di addomesticare e ingannare il partner con la favola del romanticismo.

La morale, di questo tipo di società, ha permesso agli uomini di vivere una doppia vita: come adulti responsabili e come bugiardi ingannatori. Questi soggetti hanno presto imparato ad abusare di un potere, regalatogli dalla cultura di massa, hanno capito di dover mentire per poter sopravvivere in un contesto normalizzato dalla monogamia.

Il costrutto ingannatore, portato avanti fino ad oggi, ha alimentato la capacità di mentire e tradire per relazionarsi in un mondo in cui l’onore e il prestigio personale stanno al primo posto.

La monogamia è un invenzione del patriarcato per sottomettere gli individui alle regole e alle esigenze di un mercato di cui non si capisce più il senso.

La non monogamia consensuale rende un rapporto più fedele?

La non monogamia consensuale è un termine che raccoglie diversi tipi di sfumature relazionali: quella del poliamore, quella degli scambisti e quella delle relazioni aperte.

Secondo uno studio condotto da ricercatori della York University e dell’Università dello Utah, questo tipo di configurazione sarebbe in grado di migliorare il rapporto tra due persone coinvolte romanticamente.

Per la ricercatrice dello studio, Samantha Joel, le relazioni consensuali non monogame sono stigmatizzate e legate alla credenza popolare ed errata che la loro qualità sia più bassa rispetto ad una relazione monogama.

Gli studiosi, per controbattere questa tesi, hanno analizzato le varie reazioni dei soggetti, per circa due mesi, ed hanno notato come la scelta consensuale di non essere monogami abbia portato ad un miglioramento effettivo della salute e del benessere della coppia.

Tale studio ha dimostrato come altre conformazioni d’amore possano costruire e contribuire alla formazione di un rapporto stabile e duraturo.

Leggi anche: Cos’è il poliamore: avere più relazioni in contemporanea senza tradire

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

Ultime notizie