sabato, Settembre 26, 2020

La dittatura dei like sui social network: un’altra via è possibile, forse

Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re
Alessandro Isidoro Re. Classe 1990, "Umanista 4.0", è autore e redattore per Triwù, società di comunicazione scientifica, dove si occupa di tecnologia e filosofia. Scrive online su riviste tra cui Linkiesta, Il Tascabile, L’indiscreto e Quaderni d’Altri tempi. È Presidente fondatore dell’associazione CON.CRE.TO., impegnata nell’organizzazione di eventi culturali e interdisciplinari nella città di Milano.

Non esagero se affermo, senza ironia, che l’invenzione del pulsante like da parte di Facebook sia stato uno degli eventi storici più importanti del terzo millennio. Poche cose hanno infatti cambiato il nostro modo di pensare e agire sull’ecosistema digitale come il pollicione blu – il like ha influenzato la nostra vita a 360 gradi, anche quella reale. Leggi anche: Mark Zuckerberg: “Vi presento il futuro dei Social” Non scherzo. Lo sai anche tu, lettore, quando stai per scegliere una meta estiva o una location per la tua serata ludica: parte della cernita deriva da una previsione di gradimento sui social media – previa naturale condivisione dell’esperienza attraverso status su Facebook, stories su Instagram e tweet vari. Questo è l’internet 2.0, bellezza, direte voi, e tu non ci puoi fare proprio niente. Ma è davvero così?

Scardinare la dittatura dei like: come fare

Se da un lato, è vero, non possiamo cambiare granché finché i grandi boss delle piattaforme social non decidono di cambiare asset, dall’altro è altrettanto vero che possiamo ordire piccoli gesti di disobbedienza social(e). Per esempio, non postare sempre e comunque: capire quando, come e cosa condividere, astrarre, chiedersi se quel contenuto ha davvero del valore intrinseco o se lo utilizziamo soltanto per ottenere più like.

Qualcosa si muove: c’è chi ha già abbandonato i social

Qualcosa però si muove, anche i grandi player non accettano più questa dittatura dell’algoritmo e del like. Lush, celebre brand etico di cosmetici fatti a mano, per esempio, ha deciso appunto di abbandonare questa dinamica malata del like: “Siamo stanchi – queste le parole del marchio – di combattere con gli algoritmi e non vogliamo pagare per apparire nella news feed”. Leggi anche: Lush è la prima azienda che abbandona i social E Instagram stesso, che poi è sempre Zuckerberg, starebbe pensando a eliminare il pulsante a cuoricino. Insomma, i segnali ci sono. E anche noi possiamo decidere, a poco a poco, di boicottare questa economia del like. Basta volerlo.   di Alessandro Isidoro Re

Alessandro Isidoro Re
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Alessandro Isidoro Re. Classe 1990, "Umanista 4.0", è autore e redattore per Triwù, società di comunicazione scientifica, dove si occupa di tecnologia e filosofia. Scrive online su riviste tra cui Linkiesta, Il Tascabile, L’indiscreto e Quaderni d’Altri tempi. È Presidente fondatore dell’associazione CON.CRE.TO., impegnata nell’organizzazione di eventi culturali e interdisciplinari nella città di Milano.

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