giovedì, Giugno 30, 2022

“La cellulite è una malattia”: così abbiamo demonizzato il corpo femminile

La cellulite è un flagello che colpisce ogni donna. Per ambire ad una bellezza pura e ultraterrena, ci viene richiesto di eliminare questo difetto fisico. Ma siamo sicure che la causa del problema risieda solo nel tessuto adiposo?

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

La cellulite è una contrazione sociale, un tic e un’invenzione distopica. È un fenomeno stereotipato che ci si è appiccicato nella pelle da così tanto tempo che non riusciamo più a staccarcelo di dosso, è ormai radicato in noi. 

Difficile da credere, ma il problema, in realtà, non esiste, o meglio esiste solo per il contesto in-culturale che ci rifila, estate dopo estate, la solita parabola del nemico numero uno da debellare, eliminare e sradicare.

Il grasso, l’adipe, la ciccia localizzata e la pelle a buccia d’arancia sono elementi naturali e reali, comprensivi dell’anatomia del nostro corpo, eppure la società mette in scena di tutto per convincerci a rimuovere questo difetto e per complessarci che così come siamo non andiamo bene.

Infatti, prima di essere problematizzato e trasformato in una situazione patologica, il problema della cellulite, che problema non è, è sempre stato una pura e normale condizione fisiologica che interessava il tessuto sottocutaneo della nostra pelle. Fino a poco tempo fa, non esisteva neanche un termine per classificare o definire il grasso localizzato e in eccesso. 

Quindi, alla luce di ciò, se qualcuno vi dimostrasse che la cellulite è solo una frottola, una menzogna e un raggiro creato ad hoc dall’industria farmaceutica, come vi sentireste a tal proposito?

C’era una volta la cellulite

La grassofobia è una questione che martella e tormenta la testa di ogni donna. È un tarlo che ci tortura e ci angoscia ogni anno, di solito nel periodo che precede la tanto temuta prova costume, con gli stessi quesiti di sempre: “Come eliminare la cellulite? Quali sono i trattamenti e i rimedi efficaci? Come prevenirla?” 

Bisogna dire che la società reagisce sempre prontamente a questi nostri interrogativi, suggerendoci, puntualmente, le risposte e le azioni da intraprendere: l’utilizzo di creme, bendaggi, massaggi drenanti, radiofrequenza, cavitazione e criolipisi. 

L’obiettivo di queste terapie è neutralizzare l’impatto di un problema estetico che la collettività ha tirato fuori dall’inizio del ‘900. Prima di questa data, la cellulite veniva rappresentata come una caratteristica normale, degna addirittura di essere raffigurata nei dipinti, come ad esempio in quello del pittore francese, Gustave Courbet, La sorgente

Tuttavia, il salto di qualità vero e proprio si ebbe quando, nel febbraio del 1933, la rivista di moda Votre Beauté, pubblicò un articolo in cui la cellulite veniva descritta per la prima volta come problema femminile che andava eliminato.

Il contenuto venne pubblicato e scritto da un certo Dottor Debec che la definì come la combinazione di “acqua, residui, tossine e grasso che formano una miscela contro cui si è male armati”. Sull’onda di questa affermazione, anche altre riviste, come Marie Claire e Vogue nel 1968 (“Cellulite: il grasso che non sei mai riuscita a perdere”) confermarono la stessa idea dei francesi e trasformarono l’argomento, cellulite, in un avversario ostile, in una malattia che le donne avrebbero dovuto autodiagnosticarsi e riconoscere di avere davanti allo specchio.

Cellulite: il salto dalla terminologia medica a lessico comune 

Nel 1873 due medici francesi, Émile Littré e Charles-Philippe Robin, introdussero il termine cellulite nella Dodicesima Edizione del dizionario di medicina.

Il significato della parola non aveva nulla a che fare con fossette, grasso o pelle a buccia d’arancia. Era piuttosto un’espressione riferita ai tessuti e alle cellule che si trovavano in uno stato di infiammazione. Infatti, l’infezione era collegata al termine cellulitis, una diagnosi utilizzata principalmente per problemi pelvici ancora oggi.

Proprio alla fine dell’800, la cellulite fece il suo salto in lungo, da terminologia medica passò a lessico comune, cedendo e perdendo il suo vero significato originario lungo la strada.

Cellulite: la narrazione creata dall’industria cosmetica 

A cavallo tra le due guerre, il concetto di bellezza femminile cominciò a prendere forma. Proprio nel momento in cui le donne stavano attraversando una delicata fase storica, in cui i ruoli di genere tradizionali uscirono di scena e le mogli, diventate semi-autonome, cominciarono ad occupare le posizioni lavorative dei mariti, il nuovo archetipo della femminilità moderna, prese a delinearsi.

In questo nuovo ruolo sociale, libero da restrizioni e da vecchie tradizioni, le donne si sentivano libere e contagiate dagli ideali che propinavano le industrie di bellezza in piena espansione. Dopo la pubblicazione sul magazine francese, le Spa iniziarono a vendere i trattamenti anti-cellulite. I lettori scrissero perfino per capire quali fossero le cause e i rimedi da adottare.

L’immagine che i centri cosmetici pubblicizzavano, rispecchiava quello standard di bellezza che ogni donna avrebbe dovuto abbracciare. La magrezza e la bellezza erano i soli dogmi da seguire. Il grasso era ormai diventato il sinonimo di pigrizia, debolezza e goffaggine.

In questa narrazione opaca, nebbiosa e profondamente alterata, la cellulite veniva percepita come fallimento personale e il suo mito era diventato ormai l’argomento cult trattato dalle riviste di moda.

Per dimostrare la falsità dei contenuti, nel 2014, la Federal Trade Commission, un’agenzia governativa statunitense, intraprese delle azioni legali, contro i produttori di trattamenti anti-cellulite tra cui L’OccitaneWacoalRexallQVC, Nivea per aver tentato di vendere delle cure contro la pelle a buccia d’arancia.

Esiste o non esiste una cura per eliminare la cellulite?

In pratica, non esiste nessuna cura per risolvere il problema della cellulite perché non c’è niente da dover curare. Semplicemente lo strato di grasso, tenuto fermo dal tessuto adiposo, non è altro che un attributo fisico del nostro corpo formato dalle cellule che raggruppandosi, formano delle reti a forma di dossi o fossette.

A differenza del passato, oggi, il mercato cosmetico ha deciso di abbandonare quel linguaggio tetro, minaccioso e malinconico in favore di una diversa e più sana consapevolezza del proprio corpo, eliminare la cellulite, ora, significa prendersi cura di se stesse, stare in forma.

Ad ogni modo la cellulite è stata ed è una condizione costruita per patologizzare il corpo delle donne, per farle sentire eternamente inadeguate e insicure.

Senso di inadeguatezza versus “lo faccio solo per me stessa” 

La scrittrice statunitense, Naomi Wolf, ha affermato che creare un senso di insicurezza nelle donne, aiuta a renderle più vulnerabili e più sensibili all’acquisto di qualsiasi prodotto che possa frenare il loro impulso di inadeguatezza.

Per ottenere quella che la Wolf definisce una qualifica professionale di bellezza, ogni ragazza si dovrebbe concentrare nel mettere in discussione ogni aspetto del suo corpo.

Quindi ci siamo convinte che per placare le pressioni della società e per neutralizzare il conseguente senso di insicurezza, dobbiamo passare ore e ore avvolte nelle bende drenanti o spendere soldi in prodotti relativamente efficaci o essere ricoperte di fanghi di dubbia validità per amarci e rispettarci.

Diciamo compulsivamente a noi stesse e agli altri che lo facciamo per noi stesse, ma in realtà non facciamo altro che rispondere alle richieste di una cultura che è stata in grado di venderci l’aria fritta.

Ma allora se l’origine del mito della cellulite è stato spezzato perché continuiamo a crederci?

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Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

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