domenica, Agosto 7, 2022

Valentina Bìssoli, la rivincita di un corpo libero dagli stereotipi

La moda è un mondo spietato e rigido, pieno di schemi e congetture ingessate. Ne abbiamo parlato in un'intervista con la modella Valentina Bìssoli, che ci spiega come un'inversione di marcia è finalmente possibile.

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

Valentina Bìssoli è la ventata d’aria fresca di cui tutti abbiamo bisogno in questi giorni di tremenda calura estiva.

Modella 29enne di origini veronesi, affermata nel campo della moda internazionale, spende il suo tempo non solo in sfilate e servizi fotografici, ma anche in attivismo sociale volto a produrre un reale cambiamento di pensiero. 
Consapevolezza, convinzione e valorizzazione del proprio corpo sono i punti su cui Valentina si concentra.

Dotata di tempra morale, la modella veronese non è solo bellezza e linee infinite, è determinazione, talento e intraprendenza. Promotrice di un’ideale di bellezza sano, la Bìssoli combatte affinché tutti i fisici siano apprezzati e stimati. 

Testimonial di successo per la campagna Yamamay del 2019, la 29enne sostiene che ogni corpo abbia la sua identità, individualità e spessore, spetta solo a noi crederci. 

Ma in un mondo in cui le donne si trovano ancora ingabbiate in rigidi stereotipi imposti dall’alta moda, come possiamo credere che il nostro corpo vada bene? L’abbiamo chiesto a lei in un’intervista.

L’intervista a Valentina Bìssoli, una voce fuori nel coro nel modo della moda italiana

L’intervista con Valentina Bìssoli nasce dal bisogno di sentire finalmente una voce fuori dal coro. Chi ha detto che il corpo delle modelle debba essere uguale, e più in generale, chi ha stabilito che il corpo delle donne debba omologarsi a quello di chi sfila in passerella?

Cosa significa per Valentina Bissoli essere promotrice di una bellezza sana? 

Significa accettarsi per quello che si è anche con le proprie forme. Amarsi incondizionatamente. Prendersi cura del proprio corpo, mantenendo la forma fisica, ma senza troppo stress e rinunce. Perché tante volte un difetto può trasformarsi in un punto di forza. Ho aperto la strada a molte modelle simili a me in una Milano che non voleva ragazze fuori dagli stereotipi. Bisogna solo crederci fermamente e proseguire con perseveranza il proprio percorso senza farsi influenzare. Nessuno può definire chi tu possa diventare! 

Nel 2022 sempre più donne sono oggetto di bodyshaming, discriminazione e derisione del proprio corpo, perché accade?

Tutta questa cattiveria, frustrazione ed invidia malsana (soprattutto tra donne) derivano secondo me da un malessere e insoddisfazione generale di base. I social purtroppo non hanno aiutato questo processo. Semplicemente i “leoni da tastiera” provano piacere a deridere e criticare negativamente gli altri. A me, per fortuna, accade raramente però so bene cosa significa sentirsi a disagio ed essere discriminati per il proprio aspetto fisico o modo di essere. Da bambina venivo sempre emarginata dai miei coetanei perché non ero abbastanza cool, alla fine però la vita mi ha premiata.

Nel mondo dell’alta moda assistiamo spesso all’esaltazione di fisici scheletrici, macilenti, quasi invisibili, perché la taglia 34 viene ancora così divinizzata? 

Nonostante l’inclusività degli ultimi anni, la moda rimane fissa sui propri ideali. Perché? Il motivo è semplice: deve emergere il vestito e non la modella. Quest’ultima è solo un accessorio finale che permette all’abito di sfilare in passerella, ma talvolta senza anima, come se fossero veri e propri manichini viventi. C’è stato un cambiamento importante dagli anni ’90 ad oggi, quando vedevamo sfilare le famigerate “Big Six”, dotate di fisici sani e perfetti ed una personalità travolgente. Oggi è difficile che accada se non con rare eccezioni. 

Il messaggio che un corpo bello debba essere magro, passa non solo dalle passerelle di moda, ma anche dallo spettacolo e dai social, come possiamo invertire questo meccanismo ossessivo?

L’imitazione sociale è inevitabile. Esiste da sempre, solo che prima si conservavano poster e riviste da attaccare alla propria cameretta, oggi siamo sempre aggiornati con Instagram. Cambia la modalità, ma non il contenuto. Da bambina sognavo con le pubblicità di Adriana Lima per Tim o Meghan Gale per Omnitel. Entrambe rappresentavano fenomeni dello show biz che tutte noi imitavamo, come del resto accade anche oggi. L’inclusività è un argomento molto ricorrente, è presente una varietà di corpi che prima non c’era. Speriamo sia sempre più accentuata! Io attraverso i miei post su Instagram sento una grande responsabilità nei confronti delle nuove generazioni di ragazze. Cerco di offrire un esempio più sano possibile a 360 gradi e di dare la parte più bella a livello personale e professionale. “Bello è/e magro” non viaggiano sullo stesso binario, anzi.

Come è nata l’idea di creare il blog “Vita da modella” ?  

È nata durante il periodo del lockdown. La moda era completamente ferma e avevo bisogno di nuovi stimoli che completassero il mio lavoro. Così incoraggiata da un mio amico collega e da un giornalista che lavorava per il portale, ho iniziato a scrivere articoli raccolti in un blog intitolato ”vita da modella”. Parlo di tutto ciò che caratterizza il mondo della moda, luci ed ombre. Dal blog è nata anche “Law4model” insieme a due avvocatesse in cui forniamo aiuto, assistenza e trasparenza per chiunque voglia intraprendere un percorso simile.

I millennials seguono modelli di bellezza estremi, omologando la propria identità per somigliare alla modella di turno. Come si può impedire e credere in se stessi? 

Semplicemente valorizzando la propria identità e non solo il proprio aspetto fisico. Il problema di fondo è che nessuno ormai si accetta per quello che è. L’omologazione è ormai un tema ricorrente soprattutto con l’avvento dei social e degli influencer, molto spesso privi di contenuti. L’importante non è più conservare gelosamente la propria essenza, ma postare in continuazione foto tutte uguali su Instagram. Io lo faccio di lavoro e ogni tanto pesa anche a me. Siamo in un’epoca molto superficiale e poco originale dove vedo sempre più mancanza di sostanza.

Le campagne di bodypositive e bodydiversity, arrivate in Italia, cominciano a rimodulare l’immaginario collettivo, ma come si accetta il proprio corpo? 

Amando se stessi incondizionatamente. Per me è stato difficile, mi facevo del male da sola a causa delle mie insicurezze e del giudizio degli altri che mi pesava costantemente. È un percorso lungo, non ci si arriva in un giorno. Il proprio valore è inestimabile.

Migliaia di ragazzine vengono ogni giorno derise e bullizzate a causa del loro aspetto, che consigli senti di dare? 

Non ascoltate ed andate avanti per la vostra strada. Sono solo parole che non hanno significato e che non rappresentano la verità e la realtà delle cose. La vita mi ha offerto la rivalsa di cui avevo bisogno, dopo anni difficili vissuti nell’ombra. Nessuno è “sfigato” esistono solo momenti e caratteri diversi.

Ogni fiore ha la sua stagione e ha tempi diversi per sbocciare. Proprio per questo è giusto rispettare chiunque. La scuola dovrebbe aiutare questi processi ma purtroppo tutto ciò molto spesso non accade. Abbiate la forza di reagire sempre garbatamente, non chiudetevi in voi stesse, parlatene con persone di fiducia, apritevi al mondo perché la vita stessa riserva prima o poi per ognuno il proprio grande successo.

Ringraziamo Valentina Bìssoli per questa intervista.

E le auguriamo uno splendido futuro professionale e personale in cui, ogni corpo sia libero di esprimersi senza venir giudicato, aggredito e offeso perché diverso. 

Leggi anche: Body shaming, quando il corpo delle donne diventa un bersaglio

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

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