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L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro? Rispondono gli esperti

Quali sono le implicazioni etiche e le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale? Ce lo spiega il panel di esperti presenti all'evento Justbit dello scorso 5 dicembre.

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Un’assistente virtuale dalle sembianze umane che ti sveglia con un bacio la mattina e aspetta con ansia il tuo ritorno a casa la sera. Che sa farti trovare una casa accogliente e ha parole di conforto nei momenti di stanchezza. Questa scena vi ricorda qualcosa? Probabilmente il film Her di Spike Jonze.

Quando il film con protagonista Joaquin Phoenix e la voce di Scarlett Johansson uscì nel 2013, il tema dell’intelligenza artificiale era ancora poco conosciuto ai più, ma comunque abbastanza vicino da lasciare gli spettatori con un brivido di preoccupazione mista a eccitamento per un futuro nuovo e dalle potenzialità infinite.

Il sistema operativo OS1 dell’opera di Jonze oggi esiste davvero, si chiama Gatebox ed è prodotto dalla società giapponese Vinclu.

Certo, a guardare lo spot, questo futuro ha l’aria piuttosto inquietante. In realtà il mondo dell’intelligenza artificiale è molto più ricco e sorprendente di così. Qualche giorno fa Roma ha ospitato un evento su data analytics e intelligenza artificiale realizzato da Justbit negli spazi di Binario F, l’hub romano di Facebook. I relatori hanno esplorato le diverse potenzialità dell’IA presentando un ventaglio di opportunità davvero incoraggiante.

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Benvenuti nell’era della “Datacrazia”

A fare gli onori di casa Carmine Esposito, Partner e Business Developer di Justbit. Apre la serata spiegando come è nata l’idea dell’evento:

Abbiamo deciso di organizzare questo workshop per discutere di quella che alcuni definiscono come una nuova era, l’era della “Datacrazia”. I diversi scenari che viviamo quotidianamente, sia nella nostra sfera privata sia in quella lavorativa, stanno cambiando anche grazie all’intelligenza artificiale e al suo impatto sull’analisi dei dati. Proprio per questo motivo abbiamo selezionato alcune delle principali aziende italiane e abbiamo chiesto loro di raccontarci alcune case concrete per capire meglio questi strumenti al fine di coglierne tutte le opportunità.

Manuel Cugliari, Partner e Head of R&D di Justbit ha realizzato il primo intervento introducendo i concetti chiave dell’IA. Non tutti sanno infatti che Intelligenza Artificiale è un termine-cappello che raccoglie al suo interno il machine learning, ovvero la capacità delle macchine di “apprendere” da informazioni inserite da esseri umani, e il deep learning, un approccio di machine learning che prende spunto dal funzionamento del cervello umano, ovvero l’interconnessione dei vari neuroni. Massimo Canducci, Chief Innovation Officer del gruppo Engineering, ha spiegato in che modo l’innovazione può portare valore nella vita delle persone e come sistemi di intelligenza artificiale possono, ad esempio, aiutare a prevenire incidenti sul lavoro. Barbara D’Acierno, Head of Customer Value Management di PostePay, ha illustrato in che modo la tecnologia e lo studio dei dati hanno radicalmente modificato il paradigma relazionale tra brand e cliente, innescando un ciclo in cui la tecnologia va ad inserirsi nella dimensione pratica, sociale ed emozionale delle persone. Florindo Favale e Francesco Salzano, rispettivamente Head of Customer Experience e Head of Business Integration di SACE SIMEST, hanno ribadito l’importanza della tecnologia in ambito customer experience e hanno chiuso con una frase, a mio avviso, molto significativa presa in prestito da Albert Einstein: “Non tutto quello che può essere contato conta davvero”. In altre parole, va bene raccogliere e studiare i dati, ma soffermiamoci su ciò che è davvero importante per le persone, ciò che rimane loro dell’esperienza con il brand.

Gli esseri umani sono limitati, i sistemi operativi no

È proprio di questi giorni la notizia dell’ex campione mondiale di Go che ha rinunciato a giocare perché battuto dall’IA AlphaGo. È dunque reale il rischio che l’intelligenza artificiale prenda infine il sopravvento? L’intervento conclusivo di Mariano Tredicini, Head of Social Platforms & TIM Data Room di TIM, si è concentrato proprio su questo. Secondo Tredicini, infatti, ad oggi l’IA è utile per tutti quei task routinari che si basano sulla regolarità di un compito ripetitivo e standardizzato. Barbara D’Acierno rinforza il concetto con un esempio. Si pensi a una navetta in aeroporto: potrebbe essere sicuro, in questo caso, un mezzo senza conducente, poiché si tratta di un percorso fisso e senza particolari ostacoli. Tredicini conclude il suo intervento con un elogio alla grandezza della mente e della creatività umana, ad oggi unico mezzo in grado di far fronte al fattore imprevedibilità e di vedere connessioni laddove le macchine ancora non arrivano.

In Her, Samantha alla fine ha un’evoluzione talmente grande da stancarsi degli esseri umani per dedicarsi solo alla conoscenza di altri sistemi operativi. In altre parole, l’enorme velocità di calcolo ha finito col portare lei e gli altri sistemi operativi lontano dagli esseri umani, che per loro natura sono limitati.

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Intelligenza artificiale e etica: saremo schiavi o più liberi?

A questo punto entra in campo il tema dell’etica. Daniele Chieffi, Direttore Comunicazione e Pr del Dipartimento per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collegamento esterno, lancia la questione: la tecnologia ci renderà sempre più schiavi o ci libererà dalle costrizioni umane?

Per quanto ad oggi le questioni etiche siano diverse e complesse e vadano da preoccupazioni legate alla sicurezza dei dati, alla produzione di CO2 del sistema di blockchain, fino al bias della raccolta dei dati, tutti gli esperti presenti al panel si sono mostrati concordi nel dire che con la giusta regolamentazione fornita dalle istituzioni e un’opera costante di educazione digitale, il futuro della tecnologia è luminoso.

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di Clarice Subiaco

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