giovedì, Ottobre 22, 2020

Coronavirus, c’è un rapporto fra epidemia e inquinamento atmosferico

La Società italiana di medicina ambientale, insieme all’Università di Bari e di Bologna, ha nei giorni scorsi pubblicato un paper in cui si argomenta “una correlazione tra la presenza di particolato atmosferico nell’aria e la diffusione del coronavirus in determinate aree del Paese”. Per molti non avrebbe fondamento scientifico ma nel papar si è determinati a ribadire:

Nessuna ipotesi fantasiosa. Il position paper che abbiamo pubblicato parte da evidenze scientifiche riportate in numerosi studi di letteratura in merito. Molte ricerche hanno messo in relazione la velocità di diffusione dei contagi virali con le concentrazioni di particolato atmosferico, che può costituire un efficace vettore per il trasporto, la diffusione e la proliferazione delle infezioni virali.

Le polveri sottili sono veicolo del virus

Replica il documento, mettendo in guarda che un metro di distanza fra le persone potrebbe non bastare:

Il nostro studio è condotto con metodo scientifico, basandosi su evidenze. La correlazione è presente. Che i virus si diffondano nell’aria trasportati dalle polveri trova riscontro nella letteratura scientifica. Come trova riscontro il fatto che restino attivi per diverse ore. Perciò è importante ribadire che in condizioni di alte concentrazioni di particolato un metro di distanza tra le persone è necessario, ma potrebbe non bastare, sia in ambienti outdoor che indoor.

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Occorre ridurre le emissioni al minimo

Continua il papar:

Occorre ridurre le emissioni al minimo e aumentare le distanze tra le persone al massimo, occorre limitare i contatti al minimo in termini di frequenza e numerosità. D’accordo con le Arpa, che dicono che non basta solo fermare le auto, non è solo così che si riduce il Pm10: abbiamo più volte messo in evidenza il ruolo della meteorologia e della necessità di fermare o ridurre anche le altre potenziali sorgenti. Certo lo studio scientifico va completato, la correlazione non significa incontrovertibile causalità.

La comunità scientifica deve unirsi davanti al dramma Covid-19

Si conclude con l’invito a non contestare lo studio:

Risulta doloroso e faticoso dover replicare alle dichiarazioni di chi, senza indicare un riferimento bibliografico, quindi non fornendo alcun contributo alla discussione, contesta il nostro studio o reinterpreta scorrettamente il messaggio che ne deriva. Ribadiamo l’invito a ragionare insieme sul merito, così da mostrare la comunità scientifica unita nella ricerca di soluzioni in questi tempi così drammatici.

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