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Il primo barista con sindrome di Down: da Eataly un gesto di dovuta inclusione

Si chiama Giovanni Brischetta, il ragazzo con sindrome di down tirocinante al bar Ambasciatori di Eataly a Bologna. Segni particolari? Adora Gianni Morandi.

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Un’occasione importante. Un grande segno di inclusione. Questo ci racconta la storia di Giovanni Brischetta, ragazzo di 29 anni affetto dalla sindrome di down. Il giovane è uno degli abitanti della Casa d’Idee, progetto dell’omonima Associazione, realtà bolognese dedicata a “cercare di costruire una società più solidale, capace di tutelare i diritti delle minoranze, anche attraverso la diffusione di iniziative culturali, formative, ricreative che contribuiscono a creare una diversa sensibilità collettiva”.

Un programma dedicato a valorizzare le differenze, a non discriminare chi ha strumenti diversi rispetto ad altri. Una realtà che mira a rendere autonome, sia nella vita di tutti i giorni che in quella lavorativa, quelle persone che hanno bisogno di imparare a sfruttare le proprie possibilità in qualche modo diverse.

Giovanni è uno degli abitanti dell’appartamento di via Saragozza. E per lui, ieri, è arrivata l’occasione che attendeva da anni. Seguito da Giacomo Busi, responsabile degli educatori della Casa, in questo primo periodo di ambientamento al locale, ha iniziato il suo tirocinio come barista all’Ambasciatori di Eataly a Bologna. E se il periodo di prova andrà bene, avrà un lavoro.

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L’entusiasmo di Giovanni

Il primo giorno è andato bene, mi hanno illustrato il piano di lavoro e spiegato cosa devo fare tutti i giorni. Sono alla caffetteria: dovrò sistemare i tavoli, ripulire i piani di lavoro e lavare i bicchieri che raccolgo sui vassoi. Sono molto contento, è una nuova esperienza molto interessante ed è bellissimo il contatto con il pubblico. È quello che mi interessa: il contatto con le persone.

Così dichiara Giovanni, entusiasta per la sua nuova avventura. Chi lo conosce sa quante abilità ha, oltre alla straordinaria capacità di sapere a memoria tutte le canzoni di Gianni Morandi, il suo idolo. E anche qualche dote da attore, dato che è stato uno dei protagonisti del documentario “Sognando Gianni Morandi”, ideato dall’Associazione per fare incontrare 13 ragazzi della Casa con il loro cantante preferito. Non è difficile immaginare che il tirocinio formativo si trasformerà in un vero e proprio lavoro. Come è successo per una ragazza, affetta anche lei dalla stessa patologia, a Milano e sempre per l’azienda Eataly.

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Un’opportunità che dovrebbe diventare una regola

Ancora ci stupiamo, in modo assolutamente positivo, quando leggiamo queste notizie. Come se fosse un caso eccezionale riuscire a trovare un lavoro per persone che nascono con difficoltà e che necessitano di un aiuto particolare. Come dichiarano Rosanna de Sanctis, psicologa fondatrice dell’Associazione insieme alla pedagogista Rita Mastellari, ci hanno messo due anni a trovare un posto per Giovanni, “ma alla fine ce l’abbiamo fatta e con Eataly c’è stato fin da subito un ottimo dialogo, ci siamo incontrati”. Perché purtroppo non è facile dare un’opportunità a chi sembra diverso da chi è considerato “normale”. A volte può sembrare addirittura un miracolo.

Ma il vero evento eccezionale sarà non stupirsi più davanti a queste storie. Considerarle eventi normali che non destino più meraviglia ma che passino inosservati perché all’ordine de giorno.

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di Valentina Cuppone

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