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Il futuro dei libri è di carta, ma c’è chi preferisce l’ebook

Ma siamo sicuri che un formato escluda l'altro? L'eterna guerra tra analogico e digitale.

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C’è chi sostiene che sarà posta una pietra tombale sugli ebook decretando la vittoria dei libri di carta. Chi invece sostiene la praticità di leggere su supporti elettronici, maggiore facilità di reperimento dei testi, possibilità di contenere, in uno spazio ridotto, una grande quantità di libri che aspettano di essere “cliccati”. Un libro di carta si sfoglia, si tocca, si odora. Se ne ammira la copertina, i caratteri usati, la maestria degli editori. Ci si appuntano idee, impressioni, emozioni colte nell’hic et nun della lettura, sottolineando frasi, segnando parole, facendo orecchiette alle pagine. E poi magari dopo anni si riprende quel determinato libro messo a riposare su chissà quale sperduto scaffale della libreria. Magari un po’ di polvere sopra. Lo si apre, si ricomincia a girarne le pagine. Riprende vita, non solo il racconto nascosto tra quei caratteri, ma il ricordo del momento in cui l’abbiamo comprato, portato a casa, letto prima di addormentarci. Riattivatore della memoria, quel libro. Come le madeleine di Proust.

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Discriminare la lettura digitale non ha senso

Un ebook, lo custodiamo nel nostro device. E da quello non ci separiamo facilmente. Non ne percepiamo la materialità, perché non ingombra le mensole della casa, non dobbiamo spolverarlo. Al libro elettronico serve solo una presa della corrente. Lo possiamo portare sempre con noi con il minimo sforzo perché dentro un lettore elettronico, in un iPad, sul pc portatile, potremmo anche avere un intero archivio digitale, meraviglia della tecnologia, per quanto meno romantico possa essere. Pensiamoci: che senso ha discriminare l’esperienza della lettura tramite digitale a favore del classico libro o esaltare, al contrario, l’evoluzione virtuale a discapito della vecchia e amata stampa? L’unico reale problema non interessa noi fruitori, ma chi è legato alla produzione e alla vendita di libri. E anche in questo caso, crediamo che il vero rischio non sia la minaccia dell’ebook, peraltro infondata, ma il fatto che in Italia, secondo il rapporto 2018 dell’Associazione Editori Italiani, il 35% della popolazione non ha mai letto nessun libro in nessuna forma. No carta, no formato elettronico, no audiolibri.

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L’importante è leggere, non importa dove

L’umanità è andata avanti per secoli leggendo e scrivendo prima su pietre, poi su tavolette, poi su rotoli, ma era una fatica improba. Quando ha scoperto che si potevano rilegare tra loro dei fogli, anche se ancora manoscritti, ha dato un sospiro di sollievo. E non potrà mai più rinunciare a questo strumento meraviglioso. La forma-libro è determinata dalla nostra anatomia.

Così scriveva Umberto Eco ne La bustina di Minerva. E parlava di opportunità dei due formati di poter vivere uno accanto all’altro. Perché due esperienze diverse, due necessità differenti per godere di uno stesso oggetto.

Da che mondo è mondo, invenzioni, progresso, adattamenti a mutate condizioni sociali sono state accompagnate dalle più geniali scoperte. La stampa è stata una di queste. Una rivoluzione che diventa spartiacque, una data che segna il succedersi delle epoche storiche. Una rivoluzione che non ha “semplicemente” significato la possibilità di produrre in senso economico copie di manoscritti, ma che ha significato circolazione del pensiero, trasmissione della cultura. Ora stiamo assistendo e viviamo un momento di fervide idee e innovazioni che investono anche il mondo della cultura, perché la tecnologia sta creando l’opportunità di rendere quel mondo maggiormente accessibile. E non è un male.

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Libri analogici e digitali: due facce della stessa medaglia

La rivoluzione digitale ci dà gli strumenti per costruire un modo diverso per creare, esprimere idee, costruire ponti tra mondi lontani, sviluppare la capacità di collegare, avvicinare, di rendere tutto più pratico e a portata di mano. È forse questol’ebook? Lo abbiamo lì, in tasca, a portata di click. E non ha intenzione di sostituirsi a nessuno. Per dirla ancora con Umberto Eco:

Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta. Il coltello viene inventato prestissimo, la bicicletta assai tardi. Ma per tanto che i designer si diano da fare, modificando qualche particolare, l’essenza del coltello rimane sempre quella. Ci sono macchine che sostituiscono il martello, ma per certe cose sarà sempre necessario qualcosa che assomigli al primo martello mai apparso sulla crosta della terra. Potete inventare un sistema di cambi sofisticatissimo, ma la bicicletta rimane quella che è, due ruote, una sella, e i pedali.

La sostanza non cambia nonostante si diversifichino i modi di vivere l’esperienza della lettura. Per Giulietta, Romeo sarebbe rimasto il suo amato anche se avesse rinunciato al suo nome. Se leggessimo l’opera shakespeariana dietro lo schermo di un marchingegno elettronico o tra i fogli di carta, resterebbe comunque l’immortale capolavoro che è.

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di Valentina Cuppone

 

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