sabato, 27 Febbraio 2021

Il casco per superare la chemioterapia senza perdere i capelli

Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Laureata in Mediazione Linguistica con un passato nella musica e nel teatro, scrive per il web da diversi anni. Appassionata di scienza, psicologia e viaggi, ama particolarmente passare ore a discutere di personaggi e trame analizzandone caratteristiche, vittorie e incongruenze. Scrittrice di racconti e sceneggiature perché l'immaginazione spesso lo richiede. Giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

Sottoporsi a chemioterapia senza perdere i capelli: da adesso sarà possibile anche a Belluno. Dopo Padova, Treviso e altre strutture del Nord-Est, anche l’Ospedale San Martino è stata dotato dello speciale Paxman Cooling Cap, la più recente innovazione tecnologica per contrastare i principali effetti collaterali della cura chemioterapica. La perdita dei capelli è, insieme alla nausea, una delle conseguenze più difficili da sopportare per i pazienti che si sottopongono alla cura, poiché incide pesantemente a livello psicologico sulla percezione di se stessi, soprattutto nelle donne. L’apparecchio è già stato sperimentato in vari paesi del mondo e ha ottenuto l’approvazione dell’agenzia federale Food and Drug Administration americana per il suo tasso di efficacia pari al 95%. Leggi anche: Ha il figlio malato: i colleghi le donano 471 giorni di ferie per stargli vicino Il meccanismo di azione del Paxman Cooling Cap è molto semplice e non prevede l’assunzione di ulteriori farmaci: basta raffreddare al punto giusto il cuoio capelluto.

Sfruttare il freddo per impedire al farmaco di raggiungere i bulbi piliferi

I farmaci chemioterapici, infatti, portati in circolo dal sangue uccidono le cellule a veloce riproduzione, tra cui ci sono quelle tumorali ma anche quelle che compongono i capelli. I pazienti in cura restano collegati al casco da un’ora prima dell’inizio a un’ora dopo la fine del trattamento. Quando la cute viene raffreddata si attiva una reazione di vasocostrizione che non permette al sangue di raggiungere i bulbi piliferi, prevenendo la caduta dei capelli. Poiché non agisce direttamente sul tumore ma sfrutta una reazione fisiologica al freddo, il casco non è considerato un apparecchio terapeutico in senso stretto, e questo lo rende un trattamento altamente tollerabile, un ulteriore vantaggio che si affianca agli effetti positivi sulla psiche dei pazienti. Leggi anche: Il primo bebè con tre genitori nascerà fra qualche mese: il prezzo del progresso? E c’è un’ulteriore nota a favore: nonostante il costo dell’apparecchiatura sia molto elevato, oltre 40mila Euro, i contribuenti non hanno pagato assolutamente nulla. Lo strumento, infatti, è stato acquistato grazie a una donazione della sezione di Belluno dell’Associazione Italiana Leucemie in collaborazione con il club bellunese di InnerWheel.   di Marianna Chiuchiolo

Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Laureata in Mediazione Linguistica con un passato nella musica e nel teatro, scrive per il web da diversi anni. Appassionata di scienza, psicologia e viaggi, ama particolarmente passare ore a discutere di personaggi e trame analizzandone caratteristiche, vittorie e incongruenze. Scrittrice di racconti e sceneggiature perché l'immaginazione spesso lo richiede. Giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

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