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Il casco per superare la chemioterapia senza perdere i capelli

Lo speciale Paxman Cooling Cap è arrivato all’Ospedale San Martino di Belluno. Il casco raffreddante impedisce ai capelli di cadere durante i cicli di chemioterapia, migliorando la risposta psicologica dei pazienti.

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Sottoporsi a chemioterapia senza perdere i capelli: da adesso sarà possibile anche a Belluno. Dopo Padova, Treviso e altre strutture del Nord-Est, anche l’Ospedale San Martino è stata dotato dello speciale Paxman Cooling Cap, la più recente innovazione tecnologica per contrastare i principali effetti collaterali della cura chemioterapica. La perdita dei capelli è, insieme alla nausea, una delle conseguenze più difficili da sopportare per i pazienti che si sottopongono alla cura, poiché incide pesantemente a livello psicologico sulla percezione di se stessi, soprattutto nelle donne. L’apparecchio è già stato sperimentato in vari paesi del mondo e ha ottenuto l’approvazione dell’agenzia federale Food and Drug Administration americana per il suo tasso di efficacia pari al 95%.

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Il meccanismo di azione del Paxman Cooling Cap è molto semplice e non prevede l’assunzione di ulteriori farmaci: basta raffreddare al punto giusto il cuoio capelluto.

Sfruttare il freddo per impedire al farmaco di raggiungere i bulbi piliferi

I farmaci chemioterapici, infatti, portati in circolo dal sangue uccidono le cellule a veloce riproduzione, tra cui ci sono quelle tumorali ma anche quelle che compongono i capelli. I pazienti in cura restano collegati al casco da un’ora prima dell’inizio a un’ora dopo la fine del trattamento. Quando la cute viene raffreddata si attiva una reazione di vasocostrizione che non permette al sangue di raggiungere i bulbi piliferi, prevenendo la caduta dei capelli. Poiché non agisce direttamente sul tumore ma sfrutta una reazione fisiologica al freddo, il casco non è considerato un apparecchio terapeutico in senso stretto, e questo lo rende un trattamento altamente tollerabile, un ulteriore vantaggio che si affianca agli effetti positivi sulla psiche dei pazienti.

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E c’è un’ulteriore nota a favore: nonostante il costo dell’apparecchiatura sia molto elevato, oltre 40mila Euro, i contribuenti non hanno pagato assolutamente nulla. Lo strumento, infatti, è stato acquistato grazie a una donazione della sezione di Belluno dell’Associazione Italiana Leucemie in collaborazione con il club bellunese di InnerWheel.

 

di Marianna Chiuchiolo

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