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Giornata mondiale del tumore al seno, la diagnosi precoce resta la migliore cura

Ricevere una diagnosi di tumore al seno fa ancora paura, ma il progresso della ricerca sta portando risultati positivi per un numero sempre crescente di donne.

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Il cancro al seno è una malattia sempre meno spaventosa per le 53mila donne alle quali viene diagnosticato ogni anno in Italia. Ma è anche il tumore più frequente tra quelli che colpiscono il sesso femminile e rappresenta il 29% delle diagnosi oncologiche totali.

Grazie a esami precoci e accessibili a un numero più ampio di donne, e a trattamenti sempre più mirati, efficaci e tollerabili, il tumore al seno è oggi una malattia che si può combattere. La mortalità cala ogni anno dello 0,8%, un risultato importantissimo, che è destinato a migliorare ancora.

I recenti passi avanti sono entusiasmanti: la tecnologia digitale permette diagnosi sempre più esatte, migliorano i farmaci e si fanno strada nuove metodiche impensabili fino a pochi anni fa. In particolare, gli approcci di tipo immunoterapeutico, che fanno leva sull’utilizzo delle difese naturali del paziente, stanno dando ottimi risultati. Anche l’efficacia delle terapie tradizionali, quali chemio e radioterapia sta aumentando, e numerose sono le sperimentazioni in corso da cui si attendono risultati. Ma la tempestività terapeutica rimane una variabile decisiva nella cura della malattia. Gennaro Graviero, medico specialista presso la ASL di Napoli, afferma:

Identificare il cancro quando ha dimensioni inferiori ai 14 mm consente di ottenere un miglioramento della prognosi di 19 volte rispetto a tumori con diametro maggiore ai 30 mm. Con l’aumentare delle dimensioni prevalgono i cloni cellulari più aggressivi e peggiora il grado di malignità istologica del tumore.

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L’importanza di informare sul tumore metastatico

Grazie alla ricerca, fino all’88% delle pazienti colpite è ancora in vita dopo 5 anni dalla diagnosi. Il doppio rispetto a solo venti anni fa. Ma solo il 16% delle donne guarisce completamente, cioè gode di un rischio di mortalità analogo a quello delle coetanee mai colpite da tumore. Quest’ultimo dato è certamente meno diffuso: si parla spesso dei risultati ottenuti nella diagnosi precoce e nella cura in fase iniziale, ma non delle migliaia di donne che convivono con la malattia metastatica, ovvero diffusasi in organi diversi da quello da cui ha avuto origine, in particolare ossa, cervello, fegato e polmoni.

Circa 12.000 nuove diagnosi ogni anno e oltre 35.000 donne in Italia convivono con questo tipo di tumore. Lucia Del Mastro, responsabile dello sviluppo di terapie innovative all’Ospedale San Martino di Genova, spiega:

La malattia metastatica rappresenta in realtà meno del 10% di tutti i tumori mammari, che però colpiscono circa 50.000 persone ogni anno nel nostro Paese.

Fatte le debite proporzioni questa ‘piccola percentuale’ si trasforma in effetti in numeri che superano di gran lunga quelli di altri tumori femminili, come per esempio il carcinoma ovarico o quello del collo dell’utero.

Secondo stime recenti, solo il 7% di tutte le pubblicazioni dedicate al cancro al seno si focalizza sulla malattia metastatica, a dimostrazione di come l’attenzione per questo problema sia ancora piuttosto bassa. Ciò non significa però che la ricerca sia ferma. Sempre la Del Mastro afferma:

Negli anni abbiamo assistito a un progressivo miglioramento della prognosi per le donne con questa patologia, soprattutto grazie alle scoperte sulla biologia del tumore che ci permettono oggi di classificare il cancro al seno metastatico in base alle sue caratteristiche molecolari.

Grazie a queste scoperte è stato possibile disegnare terapie ad hoc, che puntano a un bersaglio molecolare preciso. Per ciascun tumore viene scelto un trattamento specifico sulla base della presenza o assenza di tali bersagli.

Un classico esempio è il recettore di HER2 contro il quale sono stati creati trattamenti mirati molto efficaci: trastuzumab, pertuzumab e altri farmaci in fase di sperimentazione. E proprio quest’anno il premio Lasker-DeBakey per la ricerca clinica è stato assegnato a tre scienziati che più di tutti hanno contribuito a identificare e portare in clinica uno dei farmaci oggi alla base del trattamento del tumore mammario: Herceptin, nome commerciale della molecola trastuzumab.

Herceptin è il primo anticorpo monoclonale che blocca una proteina capace di causare il cancro. Ad oggi è il trattamento standard per le pazienti con tumore del seno positivo per HER2 e sono circa 2 milioni le donne che hanno tratto benefici da questa terapia.

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Una giornata di prevenzione il 19 ottobre

Un’indagine promossa qualche anno fa dall’associazione di pazienti Europa Donna ha sottolineato come convivere con la diagnosi di tumore metastatico abbia un impatto importante sulla vita privata e professionale di chi si ammala. Ciò è dovuto anche a un diffuso senso di abbandono che spesso le pazienti sperimentano, sentendosi trascurate dai medici, dai media e dalle istituzioni, a fronte dei successi sempre più frequenti ottenuti nella maggioranza dei casi di cancro al seno non metastatico.

Ma le cose stanno cambiando anche in Italia. Il 10 ottobre 2019 una delegazione di Europa Donna Italia ha tenuto un convegno presso la Camera dei Deputati con l’intento di farsi portavoce delle esigenze delle donne che convivono con questa patologia.

La risposta delle istituzioni è stata incoraggiante: entro il 2020 potrebbe essere approvato un disegno di legge che istituisce la giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico anche in Italia. Dedicare una giornata a questa malattia nel nostro Paese significherebbe rendere finalmente visibili le oltre 35mila pazienti che, spesso in solitudine e tra mille difficoltà, vivono questa condizione cronica.

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di Elza Coculo

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