domenica, Febbraio 28, 2021

71 anni dalla morte dello scrittore visionario George Orwell, via libera alle pubblicazioni

Scade il diritto d'autore ed è via libera alle pubblicazioni delle sue opere. Tra queste, 1984, una delle più menzionate e discusse durante la pandemia.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

George Orwell, il 21 gennaio 1950 a Londra moriva una delle penne più realistiche, retoriche e distopiche del secolo scorso.

Oggi, 71 anni dopo la sua morte, scade il diritto d’autore e si da il via libera alle ristampe di quelle sue opere che vagano tra crudo realismo e profetica finzione, tra passato e futuro per fermarsi nel nostro presente come un abusato riflesso dei nostri giorni.

Uno degli autori più letti e discussi del secolo scorso, dalla prosa fluida e coinvolgente intrisa di allegorie e simbolismi, segnata da un’esistenza inquieta e sofferta e da un animo ribelle, reazionario e implacabile.

Da Eric Arthur Blair allo scrittore George Orwell

George Orwell, scrittore, ma anche giornalista, reporter, saggista, attivista e critico letterario britannico.
George Orwell lavorò per la BBC trasmettendo programmi culturali e politici per l’India.

George Orwell dice molto, Eric Arthur Blair molto poco.

Pochi infatti conoscono il suo vero nome e la sua vera storia, quella non solo dello scrittore, ma anche quella del giornalista, reporter, saggista, attivista e critico letterario britannico.

Nato in India, a solo un anno si trasferirà con la famiglia nel Regno Unito, dove pur seguendo la scuola cattolica, rimarrà per sempre ateo.

Tra i suoi insegnanti spicca soprattutto un nome, quello di una delle menti più visionarie del Novecento, una mente artificiosa, ma lucida, che oggi diremmo paradossalmente oracolare e che avrà un evidente influsso sul giovane Eric Arthur, Aldous Huxley.

A determinare la personalità singolare ed eclettica di Orwell, saranno esperienze dirette e crude, prima tra tutte quella che lo vedrà a solo 19 anni arruolato alla Polizia imperiale in Birmania, da cui scaturirà un quasi inevitabile disgusto per l’imperialismo e le sue logiche impositive e repressive.

Leggi anche: Chi sono “Gli indifferenti” di oggi

George Orwell e il suo spirito rivoluzionario

Una volta a Parigi il giovane Orwell inizierà a dedicarsi alla scrittura e al giornalismo, prestando particolare attenzione a quanti confinati nella povertà dei sobborghi e nello squallore delle periferie.

Il periodo londinese e quello parigino saranno terreno fertile per le sue prime opere permeate da un chiaro interesse e attenzione per il socialismo, nonché per le condizioni della classe operaia, di cui, accettando anche umili lavori, si sentirà parte integrante.

Alla critica della società borghese contemporanea opporrà quella lente d’ingrandimento rivolta verso quelle classi disagiate e trascurate, o meglio ignorate, quelle dei minatori, operai e disoccupati.

Unitosi al Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM), George Orwell prenderà poi parte alla guerra spagnola contro Fancisco Franco. Sarà ferito e costretto a ritirarsi e, non senza rammarico e contro la sua volontà, anche a esimersi dalla seconda guerra mondiale.

George Orwell e la sua linea di pensiero

I suoi saggi, meno noti, offrono uno sguardo privilegiato sulla realtà del tempo: con tono polemico e provocatorio narrerà una società misera e succube di strapoteri.

Polemista lucido e anticonformista si scaglierà contro il capitalismo, la dittatura, ma anche contro il cattolicesimo e in generale tutte le forme di abuso e sopraffazione.

Il suo animo è apertamente socialista, ma di un socialismo assolutamente unico, personale e visionario, che non troverà compiacimento neanche nel socialismo staliniano, che anzi, invece, lo farà diventare antisovietico per le sue intrinseche contraddizioni, falsità, nonché imperdonabili errori.

Gli ideali socialisti falliranno nel totalitarismo dell’Unione Sovietica e alimenteranno quella tetra e disillusa visione del mondo che pochi come Orwell sapranno tramettere sia con opere intrise di realismo sia con romanzi di finzione.

Morirà nel 1950, un anno dopo aver pubblicato il contributo più celebre da cui nasce il famoso ‘Grande Fratello’, 1984.

Leggi anche: John Lennon: a 40 anni dalla sua scomparsa, una leggenda intramontabile

Le opere di Orwell

1984, George Orwell: nuove e vecchie copertine
George Orwell, 1984: nuove e vecchie copertine.

Due opere soprattutto fanno di Orwell un acuto e fine romanziere, profondamente attuale per la sua riflessione critica e filosofica di una società condannata e corrotta, succube di imposizioni dall’alto e in fin dei conti impotente e destinata alla sconfitta.

A segnare il maggior successo dell’autore saranno La fattoria degli animali, un’allegoria dello statalismo che racconta del fallimento e della morte degli ideali socialisti naufragati nella depravazione e nelle aspirazioni dei singoli.

E 1984, il romanzo distopico più celebre che narra di un potere dispotico, totalitario e onnipresente che ogni istante controlla, determina e limita la vita dei cittadini.

George Orwell, la critica

immagine tratta dal film Orwell 1984 di Micheal Radford, felede trasposizione filmica del romanzo di George Orwell.
immagine tratta dal film Orwell 1984 di Micheal Radford, felede trasposizione filmica del romanzo orwelliano.

Terminata la validità del diritto d’autore, si da il via libera alle ristampe e varie traduzioni di alcune delle opere più sensazionali del Novecento.

Da sempre considerato un profetico visionario, George Orwell già dal secolo scorso sembra aver saputo prevedere il perverso dispiegarsi del futuro, nonché il trasmutare e l’evolversi delle logiche di dominio e esercizio, o meglio, di imposizione dell’autorità.

Nel Grande Fratello si è visto il concretizzarsi della biopolitica, ovvero di una politica che nel significato attribuitole da Micheal Foucault si interessa, o meglio, regola la vita delle persone, e il suo estremo degenerare in interventi e subdoli meccanismi di manipolazione e controllo destinati a intrappolare e incarcerare anche le menti più lucide.

Nelle fake news è emerso il tentativo di diffondere realtà fasulle e ingannevoli e di indurne la credenza.

Nell’avvertimento e nel monito di dubitare di tutto, persino del proprio pensiero, si è invece ravvisato un sollecito a riflettere, ribellarsi e ad aspirare a una libertà autentica.

Parallelismi e riflessioni, dal Grande Fratello alle disposizioni in tempi di pandemia

Che George Orwell sia stata una mente brillante e perspicace nessuno lo metterebbe in dubbio, come nessuno metterebbe in discussione la sua capacità, già un secolo fa, di descrivere in maniera precisa e puntuale molte delle logiche che caratterizzano la società odierna e che si rispecchiano effettivamente nelle sue narrazioni.

Tuttavia, si è scelto in questa sede di raccontare anche un pò dell’esistenza di quest’illuminato personaggio per ammonire quanti hanno invece, forse, abusato delle sue intuizioni in questi tempi di pandemia, in cui 1984 è stato tra i romanzi più letti e discussi.

Tra le critiche alle disposizioni statali che hanno imposto severe restrizioni e costrizioni e che tanto hanno ricordato i tempi del Grande Fratello, si è però trascurato che a essere impediti sono stati i nostri corpi, non le nostre menti.

Oggi cittadini più colpevoli dello Stato

George Orwell ha vissuto tempi ben diversi dai nostri ed è stato in prima linea a combattere per degli ideali, contro dei totalitarismi veri, che della democrazia avevano vietato anche la nomina.

Si omette che troppo spesso ci si trastulla nell’inerzia e nell’ignoranza, che volendo si avrebbe possibilità di accesso a informazioni, conoscenze, saperi e storia, ma si sceglie l’indifferenza perché, infondo, comoda.

Nel criticare severamente lo Stato, che senza dubbio tutt’ora e spesso si serve illegittimamente della sua posizione e autorevolezza, spesso si dimentica che ci è data possibilità di reagire, invece che di essere complici.

Orwell racconta di un regime che cancella la storia, rendendo vero ciò che in base alle esigenze governative è più impellente e utile, e, mentre ci si stupisce e si teme che ciò possa realmente accadere, c’è chi va a sciare sopra le fosse comuni di Buchenwald.

Winston si ribellava, scriveva in segreto e conservava la memoria. Oggi noi cittadini siamo più colpevoli dello Stato.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Ultime notizie