lunedì, Ottobre 18, 2021

Cos’è il Teatro Patologico: inclusione e guarigione in scena. Il racconto di Francesco Giuffrè

Il Teatro Patologico è il luogo magico di inclusione e guarigione fondato da Dario D'Ambrosi in cui ragazzi con disabilità mentali esprimono se stessi. Ce lo racconta il regista Francesco Giuffrè.

Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

Francesco Giuffrè, regista teatrale e docente di discipline teatrali, dirige e insegna anche al Teatro Patologico, un luogo magico di inclusione e guarigione. Un luogo pensato e creato dall’attore e autore Dario D’Amobrosi in cui, attraverso l’arte del palcoscenico, ragazzi con disabilità mentali trovano finalmente il loro posto e possono esprimersi. 

Il grande amore di Giuffrè per il teatro, ereditato da suo padre Carlo, e la sua grande sensibilità ed empatia fanno del suo racconto di questo posto speciale una storia bellissima. È una di quelle storie nascoste che quando le scopri si spalanca il cuore, si ristora l’anima.  

È la storia di un gruppo di persone che insieme accendono la magia del teatro con persone speciali. Un gruppo che dà vita a quella quarta dimensione, a quel mondo parallelo creato da immaginazione e fantasia includendo persone che finalmente vengono considerate non per le loro disabilità ma per le loro capacità, dopo essere state invisibili, dimenticate, ignorate. 

Come è nato il Teatro Patologico

Tutto cominciò nel 1992 quando Dario D’Ambrosi, attore ed autore teatrale, dopo aver indagato per anni il mondo della disabilità mentale, decise di dar vita ad un laboratorio teatrale a Roma per le persone con disagi psichici chiamandolo Teatro Patologico

L’incontro con Francesco Giuffrè arriverà anni dopo e la loro collaborazione ha dato vita ad una compagnia stabile di veri attori professionisti che hanno messo in scena diversi lavori. La loro bravura e l’enorme successo dei loro spettacoli li hanno portati in giro per il mondo fino in Australia. Nel frattempo è nata Radio Patologico ed anche il primo corso universitario di discipline teatrali per ragazzi speciali. Francesco Giuffrè, Dario D’Ambrosi e Alessandro Corazzi inoltre hanno ricevuto il riconoscimento speciale Books for Peace 2020.

Tutto si sostiene grazie a donazioni e agli sforzi delle persone che collaborano a questa realtà meravigliosa. La pandemia purtroppo ha reso le cose ancora più difficili ma il Teatro Patologico non demorde, va avanti tenace.

L’incontro e il colpo di fulmine 

Francesco Giuffrè
Domenico Iannacone, Dario D’Ambrosi, Francesco Giuffrè

Francesco Giuffrè racconta:

Il mio incontro con il Teatro Patologico è stato casuale, fortuito, come spesso nella vita accade. Molte volte le cose sono forse anche più belle perché non le programmi, non te le aspetti. Qualche anno fa mi sono trasferito da una zona di Roma ad un’altra e sono capitato a circa trecento metri dal teatro. Per tanto tempo tornando a casa leggevo la scritta Teatro Patologico, vedevo questo enorme capannone, questa enorme struttura e il pensiero andava a “chissà che cosa si fa”.

Da lì il contatto, spiazzante come un colpo di fulmine, con Dario D’Ambrosi e i suoi ragazzi speciali. Francesco Giuffrè ricorda il primo di loro che gli si fece incontro in un corridoio affollato, Paolo Akira Vaselli, l’attore che avrebbe poi interpretato Akàkij Akàkievič ne “Il Cappotto” di Gogol e Ulisse ne “l’Odissea – il viaggio di Ulisse”, l’ultimo lavoro della compagnia. Giuffrè racconta:

Mi disse “Ciao, piacere, mi chiamo Paolo”, con questo suo bel sorriso. Io risposi “Piacere sono Francesco, sono un regista, sono venuto a capire che cosa fate”. Mi disse “Benvenuto!”. Mi stupì quel “benvenuto” perché siamo abituati, e lo dico senza retorica, a quelle frasi un pochino fatte, un pochino dovute e invece era veramente un benvenuto, si vedeva dalla sua energia e dal suo sorriso.

La prima lezione e la vittoria del Festival Teatro Patologico

Completamente a suo agio grazie al benvenuto di Paolo, Francesco Giuffrè entrò nella meravigliosa sala del Teatro patologico dove potè assistere per la prima volta ad una lezione del laboratorio teatrale. Racconta:

Li guardavo. Li guardavo come si muovevano, come agivano sul palco durante questa ora di lezione e pensai subito: sarebbe bello fare uno spettacolo con loro.

Nel frattempo Dario D’ambrosi aveva invitato il regista a partecipare al Festival Teatro Patologico, un festival che Francesco Giuffrè vinse con “Delitto e Castigo”, messo in scena con una compagnia di suoi studenti. 

Io e Dario ci siamo conosciuti così fondamentalmente, attraverso uno spettacolo. Lui mi piacque molto e iniziammo piano piano a lavorare insieme. Oggi ormai è il quinto anno anche se è un anno un po’ particolare perché siamo fermi da gennaio. Così ho iniziato questa mia avventura parallelamente alla mia attività registica fuori.

La compagnia stabile 

Francesco Giuffrè

Francesco Giuffrè continua il suo racconto:

La compagnia stabile è un’idea che Dario ha avuto credo nel 2018 e il primo spettacolo che abbiamo messo in scena è stato Il Cappotto di Gogol che io scelsi come testo perché mi sembrava molto rappresentativo del tentativo di omologarsi a tutti i costi. Ma alla fine quando ti omologhi sparisci. Infatti Akàkij, il protagonista, alla fine muore perché vuole a tutti i costi comprarsi questo cappotto che lo renderebbe uguale agli altri e accettato dagli altri.

Ma come si fa ad entrare a far parte della compagnia? Il regista risponde:

Alla compagnia stabile sono stati ammessi i ragazzi con più esperienza, chiamiamoli gli anziani del Teatro Patologico, quei ragazzi che vengono da più anni e hanno fatto tantissimo laboratorio (…) Ad un certo punto ci siamo detti anche con Dario che dopo tanto laboratorio probabilmente alcuni accusavano anche stanchezza (…) Era anche giusto metterli un pochino alla prova con una compagnia. 

Tuttavia, in casi eccezionali in cui un ragazzo o una ragazza dimostrino di avere attitudini particolari il percorso si accorcia, come è successo con Carlo che è passato dal corso universitario ad essere attore della compagnia stabile. Una compagnia che, Francesco Giuffrè tiene a sottolineare, ha le regole di una compagnia professionale:

Su questo teniamo tantissimo, cioè la puntualità, la serietà, il comportarsi da attori, non soltanto farlo sul palco.

Il corso universitario

Di pari passo alla nascita della compagnia del Teatro Patologico, Dario D’ambrosi con l’aiuto del MIUR e dell’Università di Roma di Tor Vergata è riuscito a realizzare un vero e proprio corso universitario in discipline teatrali per ragazzi con disabilità mentali. Un’idea rivoluzionaria che purtroppo in questo momento è sospesa a causa del Covid, ma che con le riaperture darà di nuovo il diritto ai ragazzi speciali di ottenere anche una laurea. Francesco Giuffrè ne è uno dei docenti e racconta che:

C’erano diverse materie. Io sono passato un po’ da Drammaturgia all’uso delle luci, dello spazio scenico ma c’era anche Costumi, ovviamente Recitazione, Movimento del Corpo.

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L’approccio del regista Francesco Giuffrè con i ragazzi del Teatro Patologico

Francesco Giuffrè spiega molto chiaramente il suo approccio: non è lui ad andare verso i ragazzi, quasi a concedere eccezioni per via delle loro disabilità, ma il contrario:

Non sono mai sceso a compromessi, perché ho pensato subito di portare loro verso di me piuttosto che andare io verso di loro. È stato subito istintivamente così (…) Inizio come inizio sempre, non mi pongo in maniera diversa perché è il Teatro Patologico. Inizio con il pensare ad un percorso visivo, poi ovviamente si lavora sul testo e il lavoro sul testo è importante perché molti hanno delle problematiche di parola, altri hanno delle problematiche di memoria.

Quindi si va a fare un lavoro che va a facilitare loro mantenendo sempre la comprensione e la potenza della parola. A livello di immagini è bellissimo. Li “uso”, nel senso buono, come uso i miei attori di solito, per creare questi significati che il teatro può avere. Il teatro ti può dare una potenza immaginifica e una potenza di metafora come nessun’altra arte (…) Quando iniziamo il percorso di lavoro ovviamente ci sono degli ostacoli che io tendo sempre a voler superare. Solo quando capisco che una cosa non la posso ottenere allora faccio un passo indietro”.

Francesco Giuffrè racconta come per esempio Daniele, uno dei ragazzi, nel “Don Chisciotte” doveva attraversare il palco in orizzontale più volte e non ci riusciva. Tendeva a trovare percorsi più protetti, vicino alle quinte o alle pareti. Il regista però ha voluto insistere e la sfida è stata vinta:

Ci abbiamo lavorato tantissimo, forse è stata la cosa su cui ho lavorato di più in quello spettacolo, però la grande soddisfazione è che alla fine Daniele è riuscito non soltanto a fare il percorso in linea retta ma aveva addirittura una maschera e le luci erano molto basse.

Teatro Patologico, luogo di guarigione e inclusione 

teatro patologico

Le sfide vinte sul palco con i ragazzi speciali sono per la vita. Il teatro è una terapia, un luogo di guarigione e inclusione. In un podcast di Radio Patologico, Alessio, uno dei ragazzi, spiega quanto sia importante per lui e per i suoi compagni fare teatro per superare i propri limiti.

L’esperienza in teatro per lui è una forma di espressione artistica che può essere usata sia nel quotidiano nella gestione delle emozioni e delle situazioni, sia come terapia per superare i propri limiti, in modo che non ci siano più. Alessio spiega che il teatro aiuta a:

Avere la mente vuota, rilassata (…) superi tutto in un’unica botta (…) Il teatro poi è utile nella socializzazione e nel condividere la propria espressione teatrale con un pubblico, una platea, tutti. 

Terapia ed inclusione sono le parole chiave di questo luogo magico dove le differenze tra chi è “normale” e chi no vengono cancellate. Geniali, a tal proposito, la maglietta del Teatro Patologico e la felpa in vendita per raccogliere fondi con su scritto: “Io sono un po’ matto, e tu?”.

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Una vera Odissea, l’ultimo spettacolo del Teatro Patologico

Teatro Patologico

Sembra uno scherzo della sorte il fatto che la compagnia del Teatro Patologico diretta da Francesco Giuffrè allo scoppio della pandemia stesse preparando lo spettacolo “Odissea – il viaggio di Ulisse“. Una vera e propria odissea infatti è stato portarla in scena, dopo la sospensione delle prove per il lockdown e la chiusura dei teatri.

La determinazione dirompente di Dario D’ambrosi e di tutto il gruppo di lavoro ha fatto sì che lo spettacolo sia andato in scena nonostante tutto a luglio sulla spiaggia di Ostia. Un grande successo non solo per esserci riusciti ma soprattutto per l’interpretazione straordinaria di tutti gli attori.

La storia dello spettacolo è stata seguita e filmata dal giornalista e regista Domenico Iannacone che ne ha raccolto i passaggi nel suggestivo documentario-film “L’Odissea” andato in onda su Rai3 lo scorso 2 aprile.

Con le prossime riaperture la compagnia riprenderà le prove e riporterà in scena lo spettacolo il prossimo luglio. Francesco Giuffrè e tutto il Teatro Patologico non vedono l’ora di tornare insieme per proseguire la loro avventura che oltre ad arricchirli a livello professionale lo fa soprattutto a livello umano.

È  una grande gioia lavorare lì, spero che dal documentario si veda. Ci divertiamo tantissimo. Credo che sia alla base di qualsiasi lavoro teatrale anche al di fuori del Teatro Patologico. Stando bene a teatro tendo a trasmettere questa mia gioia. I ragazzi la recepiscono, ci divertiamo, ci prendiamo in giro, c’è un rapporto ormai di amicizia. Quindi affrontare un lavoro con loro è sempre una grandissima avventura ed è estremamente stimolante.

Cecilia Capanna
Appassionata di temi globali, di ambiente e di diritti umani, madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità

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