giovedì, Gennaio 21, 2021

Farm to fork, la strategia europea da 20 miliardi di euro. Ecco cos’è

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

La nuova strategia europea, nominata Farm to Fork, mira a costruire una filiera alimentare che apporti beneficio ai consumatori e ai produttori, al clima e l’ambiente. Un progetto ambizioso che riguarda principalmente: la riduzione del 50% dell’uso dei fitorfarmaci in agricoltura e del 20% dei fertilizzanti entro l’anno 2030, taglio dei consumi di antibiotici per gli allevamenti e l’acquacoltura del 50%. Un incremento del 25% delle superfici coltivate a biologico e, ancora, un’ulteriore estensione dell’etichetta d’origine sugli alimenti. Un investimento dal valore di 20 miliardi di euro tra fondi Ue, nazionali e privati. Ma la strategia apre la strada anche all’utilizzo delle nuove biotecnologie in agricoltura, ovvero i nuovi OGM, destando qualche preoccupazione.

Food security

La sicurezza degli approvvigionamenti alimentari è il grande tema dibattuto in era Covid. Complice la pandemia, oggi si ritiene fondamentale assicurare l’autonomia dei Paesi nella produzione di beni primari, generi alimentari in primis. Dunque, l’obiettivo è rafforzare le filiere corte per prevenire improvvise carenze di alimenti essenziali. Ha dichiarato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans, responsabile dell’attuazione degli obiettivi del Green Deal:

La crisi del coronavirus ha dimostrato quanto siamo tutti vulnerabili e quanto sia importante ristabilire l’equilibrio tra attività umana e natura. Al centro del Green Deal le strategie di biodiversità e Farm to Fork puntano a un nuovo e migliore equilibrio tra natura, sistemi alimentari e biodiversità. Vogliono proteggere la salute e il benessere dei nostri cittadini e allo stesso tempo aumentare la competitività e la resilienza dell’Ue.

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Gli OGM sono sostenibili?

Entro il 2030 la Commissione aspira a dimezzare l’impiego di pesticidi chimici nell’agricoltura europea. Un traguardo ambizioso, ma poco realistico in termini produttivi. Così, per compensare si pensa all’utilizzo di nuovi OGM, non esplicitamente citati, ma nominati con l’acronimo NBT, New Breeding Techniques. Non ci sono ancora indicazioni vincolanti, ma si preannunciano futuri atti legislativi da concordare. Ma dopo che Bruxelles, lo scorso maggio, ha autorizzato il rinnovo dell’impiego del fungicida metalaxyl-M, gli osservatori temono che l’introduzione degli OGM equivarrebbe a un accordo di dipendenza dai Big 4. Solo per chiarire, il fungicida metalaxyl-M è altamente nocivo per la salute dell’ambiente e degli animali ed è già stato candidato alla sostituzione in quanto pericoloso. Ma l’Europa lo utilizzerà per altri 15 anni ancora.

Criticità e dubbi della strategia

La strategia europea indica complessivamente 27 riforme delle normative UE che incidono su diversi aspetti legati alla filiera agroalimentare. Ma ci sono seri dubbi sull’attendibilità dei target che la Commissione si prefigge di raggiungere entro il 2030. In particolare, non sembra difficile una riduzione del 50% dell’impiego di pesticidi, di cui c’è un abuso sistematico. Come sembra difficile anche un’estensione fino al 25% delle produzioni biologiche. Per ora, infatti, non sono stati definiti obiettivi di medio termine e precise responsabilità sui vari livelli di politica e amministrazione. Motivo per il quale, più che di traguardi, si dovrebbe parlare di ‘aspirational targets’. Leggi anche: Più del 50% del cibo prodotto è sprecato, ma c’è chi ha pensato una soluzione

Cosa dicono gli agricoltori italiani

Dal mondo agricolo italiano sono arrivate reazioni di segno diverso. Per il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, non mancano criticità nella strategia che presenta preoccupanti zone d’ombra, ma saluta con entusiasmo la riforma delle etichette. Ha detto:

L’estensione dell’obbligo di etichette con l’indicazione dell’origine degli alimenti è una vittoria per 1,1 milioni di cittadini europei che hanno firmato l’iniziativa promossa dalla Coldiretti ed altre organizzazioni europee, da Solidarnosc a Fnsea.

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti:

Le proposte della Commissione penalizzano il potenziale produttivo dell’agricoltura e del sistema agroalimentare europeo. È una prospettiva che non condividiamo, anche perché aumenterebbero le importazioni da Paesi terzi che applicano regole diverse e meno rigorose.

Paolo De Castro, dall’Europarlamento ha detto:

Siamo pronti a raccogliere la sfida ambiziosa che ci lancia oggi la Commissione, ma non a qualunque prezzo. È l’inizio di un percorso che deve portare a un patto fiduciario tra produttori e consumatori europei basato sulla qualità, la trasparenza e sicurezza dei processi produttivi e dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole. Siamo molto preoccupati, però, che gli obiettivi di riduzione dell’utilizzo di input produttivi, possano pregiudicare la capacità produttiva dei nostri agricoltori.

di Elza Coculo

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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