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Educazione digitale, le scuole contro il cyberbullismo

In occasione della Giornata Nazionale contro bullismo e cyberbullismo, gli esperti Davide Dal Maso e Gregorio Ceccone, fondatori del Movimento Etico Digitale, fanno luce sul potere della consapevolezza circa rischi e potenzialità del web per ragazzi e genitori.

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Chiunque abbia in mano un’arma, prima di usarla, dovrebbe conoscerne il potere. Oggi ad avere nel palmo della mano uno strumento dalle infinite potenzialità sono gli adolescenti,  con i loro smartphone dalle due alle quattro ore al giorno, esposti a contenuti di ogni genere in rete. Quattro su dieci di loro, dai 12 ai 16 anni, si imbattono in episodi di bullismo online. Appassionati di social, da YouTube a TikTok, i giovani sono bombardati da contenuti di vario genere, ma in buona percentuale – circa il 47% degli intervistati – senza essersi mai confrontato con i propri genitori sui temi dell’educazione al digitale. Nonostante in più della metà delle famiglie ci siano delle regole per l’uso dei device, nell’80% dei casi questi controlli imposti ai ragazzi equivalgono solo a limitazioni sul tempo di permanenza online.

Questo è il quadro, purtroppo allarmante, delineato dall’analisi dell’Osservatorio della no profit Social Warning-Movimento Etico Digitale. Fondato dal 24enne Davide Dal Maso, Social Media Coach, il Movimento Etico Digitale nasce per sensibilizzare ragazzi e genitori, attraverso una rete capillare di formatori-volontari in tutta Italia, sulle potenzialità e i rischi del web. Lo stesso Dal Maso, in passato vittima dei bulli fra i banchi delle superiori, è riuscito a superare questo ostacolo grazie alla sua passione per la rete. Il suo Social Warning, quindi, vuole portare la cultura digitale nelle scuole secondarie di primo e secondo grado e nelle università, con attività di informazione e azioni etiche che migliorino la società grazie a un uso consapevole della rete.

Leggi anche: Social Warning: il movimento che porta l’educazione digitale nelle scuole

Cyberbullismo non ti temo: come la conoscenza vince sulla violenza

Abbiamo intervistato Davide Dal Maso e il cofondatore di Social Warning, Gregorio Ceccone,  pedagogista, esperto di media education e referente dell’Osservatorio sull’educazione digitale. Ecco cosa hanno condiviso con noi.

Direttivo Social Warning – Movimento Etico Digitale – foto credits Alberto Massignan – CFP Trissino.

Gregorio, quali consigli daresti ad un genitore che vuole avere un dialogo aperto con il proprio figlio su temi come il cyberbullismo?

Suggerirei loro di parlare di digitale come di qualunque altra altra attività. 
Come chiediamo a loro com’è andata a scuola, al campetto o a pallavolo perché non chiedergli “Cos’hai visto oggi di interessante su Tik Tok? C’è qualche profilo interessante su Instagram? Come si comportano i tuoi compagni su Brawl Stars?”.

Inoltre, suggerirei di non sminuire gli interessi digitali dei ragazzi con nomignoli o vezzeggiativi. Il messaggio che passeremo loro è che ciò che fanno non ha realmente un valore, quindi questo atteggiamento rischia di allontanarli da noi.

Davide, come mai argomenti come questo sono ancora dei tabù per molte famiglie e ragazzi?

Non penso che siano un tabù ma più che altro che gli adulti si sentono minacciati da quello che spesso non conoscono o che conoscono solo in parte. Il gap generazionale adesso passa attraverso il digitale. Basta vedere come i ragazzi stanno lontani da Facebook, ormai abitato da vecchie generazioni, e preferiscano social più nuovi e freschi come Tik Tok o, ancora per poco, Instagram.

Fondamentalmente è un problema di comunicazione contraddistinto dalla paura di essere messi in gioco e in discussione. Nulla di più sbagliato. È solo dal confronto e dal dialogo che può instaurarsi una sana relazione, sia nel mondo off-line che in quello on-line.

Gregorio, quanto è importante il fatto che i genitori abbiano delle competenze digitali per arginare il fenomeno del cyberbullismo ed educare i propri figli in tal senso?

È molto importante saper quale competenza digitale sviluppare. Noi insegnanti affianchiamo i nostri giovani nell’approccio alle varie tecnologie, in modo che sia un arricchimento reciproco. Il ragazzo sicuramente saprà raccontare al genitore come funziona un determinato strumento a livello tecnico, così facendo l’adulto avrà la possibilità di farlo riflettere ponendo delle domande tipo: “Cosa ne pensi di quelli che usano un account falso sui social?”. Queste riflessioni, esempi e confronti potrebbero essere generativi di un regolamento di casa rispetto all’uso dei nuovi media, valido non solo per i figli ma per tutta la famiglia.

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Davide, oltre a limitare il tempo di utilizzo, quali sono dei metodi per guidare i ragazzi nella loro vita online?

Innanzitutto, direi di esplorare le impostazioni della privacy assieme ai nostri figli. Qualunque applicazione e/o gioco ci permette di personalizzare la nostra esperienza e come entriamo in contatto con gli altri utenti. Riconoscere queste funzioni e le loro opportunità rappresenta un aspetto molto importante per la crescita della consapevolezza rispetto alla propria sicurezza e privacy da parte dei cittadini digitali, adulti e giovani che siano.

Suggerirei, oltre alla ricerca di limitazioni temporali – quanto e quando usare i media digitali – di ragionare assieme sul dove usare gli smart device. Facciamoci la domanda: abbiamo veramente bisogno di essere sempre e ovunque connessi?

Ad esempio, un’idea potrebbe essere quella di creare degli ambienti della nostra casa digital free. Questi spazi completamente off-line, non toglieranno nulla all’esperienza virtuale, ma permetteranno di sentire meno la pressione digitale. Per esempio una nuova regola potrebbe essere: si va a letto senza smartphone e tablet, al massimo un e-book reader.

Gregorio, quanto i ragazzi sono consapevoli che determinate azioni virtuali hanno, a volte tragiche, ripercussioni reali?

Dipende dall’età dei ragazzi e quanto sono accompagnati nello sviluppo delle loro competenze relazionali e morali. Inoltre, la capacità di prevedere la conseguenza delle loro azioni – il pensiero ipotetico deduttivo – si sviluppa tra gli 11 ed i 14 anni, ma ovviamente questa è una fase della vita in cui lo sviluppo è molto eterogeneo. Negli anni i ragazzi stanno sviluppando maggiori competenze nell’imparare a difendersi e/o ignorare gli stimoli spiacevoli che arrivano dalla rete, da haters o da cyberbulli.

Ovviamente questo non ci deve rassicurare, ma continuare ad investire in attività volte a promuovere la conoscenza del mondo che li circonda, una sana ed equilibrata autostima e far accrescere le proprie social skills.

Davide, sarebbe giusto fare chiarezza sul ruolo degli influencer anche per la lotta al cyber bullismo?

Sarebbe giusto che queste figure siano consapevoli dell’importante ruolo educativo che rivestono. Noi adulti siamo dei modelli di riferimento, che ci piaccia o no, sia off-line che on-line. Dobbiamo esserne consapevoli, non possiamo pensare che tutto sia sempre un gioco o che tutto debba essere sacrificato all’Oracolo di Selfie.

Diversi influencer hanno deciso di collaborare con Social Warning. A noi ovviamente questo fa piacere e stiamo aspettando che altri decidano di partecipare al nostro Movimento Etico Digitale.

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di Federica Tuseo

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