lunedì, Aprile 19, 2021

Edi Rama in Puglia per ricordare l’esodo albanese di 30 anni fa

Edi Rama, il primo ministro dell’Albania, in questi giorni in Puglia per ricordare l’esodo albanese di 30 anni fa. Un personaggio eccentrico e molto amico dell'Italia, ecco perché.

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

Edi Rama è il primo ministro dell’Albania e in questi giorni ha fatto tappa a Bari e a Brindisi per ricordare l’esodo di cittadini albanesi in Italia di 30 anni fa. Artista e cestista, giacca, cravatta e scarpe da ginnastica, ha sbaragliato le ultime elezioni del 2017 e ha portato una ventata di cambiamento con l’intenzione fortissima di far entrare l’Albania nell’Unione europea. Da sempre mostra riconoscenza per l’Italia per aver accolto i suoi connazionali con cuore sin dai primi sbarchi del 7 marzo 1991. 

Edi Rama ha incontrato il ministro degli Esteri Di Maio per celebrare un momento storico che ha coinvolto i due paesi e li ha legati da una forte amicizia in nome della solidarietà. I cittadini delle coste pugliesi hanno ancora impressi nella memoria come fotografie indelebili i momenti in cui videro arrivare i primi albanesi disidratati, affamati, stremati ed accorsero a rifocillarli portando loro acqua e viveri, coperte, vestiti. Rama questo non lo dimentica. 

L’esodo albanese

Era il 1991 quando il 7 marzo le prime barche cariche di cittadini albanesi cominciarono ad approdare sulle coste adriatiche italiane. L’esodo era cominciato. Dopo la riunificazione della Germania e la fine dell’Unione Sovietica i paesi europei dell’est subirono un grande stravolgimento sociale e politico, chi più chi meno. L’Albania fu l’ultima a veder crollare il regime comunista. 

Moltissimi albanesi fuggirono vedendo il nostro stivale come unica speranza di salvezza e a infittire l’esodo si aggiunse un fattaccio: Ramiz Alia, a capo del governo del tempo e successore del dittatore Enver Hoxha, accusò l’Italia di aver mandato in Albania aiuti umanitari scaduti. In risposta a questo affronto Alia sganciò una “bomba umana”, si dice anche aprendo le carceri, e decine di migliaia di albanesi scapparono dal loro paese attraverso il Mediterraneo per approdare nel nostro. 

30 anni fa lo sbarco del secolo

Successe allora che l’8 agosto del 1991 la nave mercantile Vlora, dopo aver approdato a Tirana con un carico da Cuba, fu presa d’assalto da quasi 20.000 persone che costrinsero il capitano a dirigersi verso le coste pugliesi. L’attracco a Brindisi fu dirottato a Bari dalle autorità italiane per prendere tempo e prepararsi al primo soccorso. 

Nessuno può dimenticare l’arrivo in porto di quella nave stracarica di persone stipate ovunque, quelle ai bordi con le gambe penzoloni, schiacciate le une alle altre nella stessa posizione per infinite ore. Non bastava il molo per contenerle quando cominciarono a scendere dall’imbarcazione. Alcuni si tuffarono e tentarono la fuga a nuoto. Fu deciso di radunare tutti nello stadio di Bari e molti di loro furono rimpatriati.

Riconoscente nei confronti degli italiani 

Edi Rama aveva quasi trent’anni nel ’91. L’anno dopo avrebbe scritto un libro, Refleksione, mettendo insieme idee sull’emigrazione, sull’economia e sul futuro dell’Albania. L’esodo albanese e soprattutto l’accoglienza degli italiani nei confronti dei suoi connazionali lo colpirono moltissimo e per questo ha sempre dimostrato gratitudine verso il nostro paese.

Lo ha dichiarato molte volte e soprattutto lo scorso anno, quando l’Italia è stata il primo paese investito dall’emergenza Covid, ha voluto restituire solidarietà inviando 30 medici albanesi sul fronte caldo della pandemia, con un messaggio di profonda amicizia difficile da dimenticare.

non siamo ricchissimi, e neanche privi di memoria, non possiamo permetterci di dimostrare all’Italia che noi albanesi ci dimentichiamo dell’amico in difficoltà”.

L’Albania in soccorso nel Mediterraneo

L’emergenza umanitaria dei migranti nel Mediterraneo Edi Rama la porta nel cuore. L’Albania fa parte della NATO dal 2009 e collabora attivamente con Frontex per le operazioni di salvataggio in mare. Non solo, in più occasioni ha accettato di ospitare rifugiati che altri paesi non volevano, come fece nel 2018 con alcuni passeggeri della nave Diciotti. In quella occasione Rama fu molto solidale con Italia e Grecia, accusando l’Europa di averle lasciate sole ad affrontare il problema delle migrazioni. 

Edi Rama si dimostrò pronto ad aiutare anche quando a marzo dello scorso anno la “bomba umana” fu lanciata stavolta dalla Turchia nei confronti dell’Europa, aprendo i confini con la Grecia a centinaia di migliaia di rifugiati: l’Albania ne accolse 30.000. Lo scorso gennaio, ancora, la polizia albanese ha salvato 50 persone in pericolo su un gommone diretto in Italia, sempre nella consapevolezza che il mutuo soccorso è un valore fondamentale. 

L’Europa, una famiglia

L’Albania da anni tenta di entrare a far parte dell’Unione europea. Il sogno europeo di Edi Rama è per tutti i Balcani, quindi anche per la Bosnia Herzegovina, la Repubblica di Macedonia del Nord, il Montenegro, la Serbia e il Kosovo, che secondo lui non hanno altre alternative se non far parte dell’Ue.   

Rama ha lavorato moltissimo in questa direzione con grandi difficoltà per via della corruzione e del narcotraffico presenti in Albania. L’Eu, dal canto suo, ha tenuto alta l’asticella e si aspetta una serie di riforme, tra cui quella elettorale che è stata varata recentemente e che dovrebbe eliminare le pesanti ombre che avvolgono da sempre le elezioni albanesi. 

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Edi Rama verrà rieletto?

Ultimamente l’Albania è turbolenta. Piazze e strade sono spesso infiammate da proteste, soprattutto dei giovani, contro un governo ritenuto ancora troppo autoritario e non abbastanza democratico. Rama si difende dicendo che è opera dei suoi oppositori, sta di fatto che un ragazzo è stato ucciso dalla polizia lo scorso dicembre per non aver rispettato il coprifuoco imposto dalle misure anti-Covid.

Il 25 aprile prossimo ci saranno le nuove elezioni in Albania. Che ne sarà di questo Primo Ministro che, nonostante tutto, ha dimostrato nella sua eccentricità di essere stato decisivo nel processo di transizione e cambiamento del suo paese? 

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Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

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