venerdì, 23 Aprile 2021

Mirto: storia, proprietà e ricetta originale del liquore sardo

Tipica del bacino del Mediterraneo, la pianta del mirto è conosciuta fin dall'antichità per le sue proprietà. Le sue bacche aromatiche sono usate nella fitoterapia e per realizzare un profumato liquore sardo.

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

Il mirto è un arbusto selvatico mediterraneo dalle caratteristiche bacche aromatiche. Il suo profumo intenso la rende ideale in cucina per insaporire grigliate e selvaggina. Ma è l’amatissimo liquore sardo ad averla resa celebre in tutto il mondo. Vediamo qual è l’origine di questa pianta e come realizzare la vera ricetta del liquore di mirto sardo in casa.

Mirto: tra storia e leggenda

Tra i vari significati attribuiti al mirto vi è quello di forza ed energia, ma anche femminilità. Per questo la pianta è stata associata alle Amazzoni, le donne guerriere, e si dice che il nome della loro regina, Myrne, derivi proprio dal mirto. Nell’antica Grecia era la pianta prediletta dagli atleti e dai guerrieri perché simbolo di vigore, gli Egiziani la usavano invece come adornamento durante le festività. Un’antica leggenda araba dice che Adamo, una volta scacciato dal Paradiso terrestre, avrebbe portato con sé un ramo di mirto come ricordo di una vita felice e senza peccato.

Nella mitologia greca il mirto era associato ad Afrodite. Una leggenda narra che la dea, dopo il giudizio di Paride, si cinse il capo con una corona di mirto. Ovidio racconta che la stessa, uscita dalla schiuma del mare, si sarebbe nascosta dietro un cespuglio di un mirto per sfuggire allo sguardo indiscreto di un satiro.

Ma accanto a questi significati positivi, vi è anche un’altra interpretazione del mirto in quanto simbolo funebre. Secondo la mitologia greca, quando Dioniso scese nell’Ade per liberare la madre, gli fu chiesta in cambio una pianta di mirto, che da allora simboleggia l’oltretomba. Tuttavia la concezione che gli antichi greci avevano della morte è diversa da quella che abbiamo nella cultura contemporanea. Per loro, non si tratta di una sciagura bensì del compimento del naturale ciclo della vita umana.

Una curiosità che forse non tutti sanno è che il nome della mortadella, derivi dal mirto che anticamente era utilizzato per aromatizzare questo profumato salume.

La pianta del mirto: come riconoscerla

La pianta del mirto appare sottoforma di arbusto o cespuglio e può arrivare fino a un’altezza di 3 metri. Si tratta di una sempreverde tipica della macchia mediterranea. Si riconosce dalle foglie ovali e di un verde brillante, i fiori piccoli e profumati, in genere di colore bianco o rosastro. Ma ciò che rende davvero unica questa pianta sono le bacche, piccole sfere di colore nero-blu o rosso intenso, che maturano tra novembre e gennaio.

Come si coltiva il mirto

Il mirto è una pianta spontanea, perciò può essere coltivata facilmente senza particolari cure. Naturalmente, trattandosi di una pianta mediterranea, cresce con maggiore facilità in zone costiere e nei climi miti, non sopporta perciò le basse temperature. L’ideale è coltivarla in un ampio giardino o in un frutteto. I suoi bellissimi fiori la rendono anche un’ottima siepe ornamentale. In alternativa, l’arbusto può essere anche piantato all’interno di un vaso da posizionare all’aperto. 

Differenza tra mirto e mirtillo

Seppure apparentemente simili, le piante del mirto e del mirtillo non vanno confuse. Il myrtus communis, nome scientifico del mirto, è originario dell’area del Mediterraneo, quindi di tutte le coste dalla Spagna alla Turchia. Cresce ad altitudini fino aun massimo 500 metri ed è esposto al vento e alla salsedine. Il mirtillo, Vaccinium myrtillus, è invece tipico delle regioni del Centro e del Nord Europa, dove cresce ad altitudini superiori ai 500 metri. Sebbene le bacche bluastre possano sembrare simili, il loro gusto cambia notevolmente. Mentre le bacche di mirtillo sono dolci e succose, quelle di mirto hanno un gusto molto forte e amaro.

Gli usi del mirto in cucina

Le bacche e le foglie del mirto possono essere utilizzare in cucina per aromatizzare piatti soprattutto a base di carne. I rametti di mirto aggiunti alla brace, sprigionano un intenso fumo profumato, ideale per rendere più appetitose le grigliate di carne; le bacche possono essere usate insieme al finocchio selvatico e all’alloro per profumare l’acqua delle olive nere in salamoia. Anche i suoi bellissimi fiori possono essere utilizzati, ad esempio, per decorare macedonie di frutta. Ma l’utilizzo senz’altro più conosciuto e apprezzato di questi prelibati frutti è quello della realizzazione del liquore di mirto.

Le proprietà del mirto

Il mirto contiene olii essenziali, tannini, resine e vitamina C che gli conferiscono proprietà antinfiammatorie, astringenti e antisettiche. Per questo motivo, è utilizzato in campo erboristico soprattutto nella cura delle affezioni dell’apparato digerente e respiratorio. Preparare un decotto con le sue foglie, con l’aggiunta di miele, può essere un ottimo rimedio contro mal di gola e raffreddore, grazie alle proprietà balsamiche e antisettiche. L’infuso invece è ottimo per riequilibrare l’intestino grazie alle proprietà astringenti. Il mirto è utilizzato anche nella cura della cistite, per i problemi di cattiva digestione, ed è anche un rimedio naturale efficace contro le emorroidi e le gengiviti.

Controindicazioni del mirto

Il mirto come pianta non ha particolari controindicazioni, tuttavia, un consumo eccessivo potrebbe causare un’infiammazione delle mucose. Inoltre, il consumo delle bacche è sconsigliato nelle donne in gravidanza e nei bambini sotto dei 2 anni. Per quanto riguarda il liquore, trattandosi di una bevanda alcolica e molto zuccherina, se ne consiglia un uso moderato.

La vera ricetta del liquore di mirto

Veniamo ora all’utilizzo più conosciuto di questa pianta: il liquore di mirto. Tipico della Sardegna e la Corsica, è realizzato secondo un’antica ricetta tramandata da millenni ed è considerato un ottimo digestivo da degustare dopo i pasti, ma anche come aperitivo. Prepararlo in casa è un procedimento lungo, ma seguendo questi passaggi, chiunque sarà in grado di realizzare la vera ricetta del mirto fatto in casa:

Ingredienti

  • bacche di mirto 600g
  • alcol puro 90° 1lt
  • zucchero 600g
  • acqua 1lt

Strumenti

  • contenitore con chiusura ermetica
  • bottiglie di vetro
  • filtro o telo di stamigna

Per realizzare il liquore di mirto è necessario utilizzare bacche di mirto fresche, meglio se raccolte a mano per non rovinare la pianta. Le bacche devono essere ben mature, perciò vanno raccolte in autunno o inizio inverno. Una volta raccolte, le bacche di mirto vanno lavate con cura sotto acqua corrente per essere liberate da polvere, impurità, eventuali rametti. Una volta lavate, le bacche vanno lasciate appassire per 2 o 3 giorni in un canovaccio. Dopodiché vanno messe a macerare nell’alcol per 40 giorni. Assicuratevi di utilizzare un recipiente a chiusura ermetica abbastanza capiente da contenere sia l’alcol che le bacche e posizionatelo in un luogo fresco e al riparo dalla luce, avendo cura di agitare il contenitore di tanto in tanto. L’alcol deve coprire tutte le bacche, ma attenzione a non utilizzare una quantità eccessiva: questo comprometterebbe il risultato finale.

Per il liquore di mirto si utilizzano in genere solo le bacche, ma la vera ricetta tradizionale sarda contempla anche l’utilizzo di alcune foglie.

Una volta passati 40 giorni, filtrate la miscela di alcol e strizzate le bacche con un canovaccio pulito o meglio ancora un telo di stamigna per far fuoriuscire tutti il succo ed eliminare al tempo stesso tutti i residui solidi.

Ora è il momento di preparare lo sciroppo. Mettete a bollire l’acqua con lo zucchero, poi lasciate raffreddare e infine unite la miscela all’alcol aromatizzato. Mescolate bene il tutto con un cucchiaio di legno, poi filtrate di nuovo e imbottigliate

Il mirto è pronto, ma non può ancora essere consumato! Lasciatelo riposare per altri due mesi in un luogo fresco e asciutto, meglio se una cantina, prima di degustarlo. 

Con questo procedimento il liquore che otterrete avrà una gradazione alcolica di circa 45°. Per ottenere un liquore di mirto con gradazione più bassa sarà necessario aumentare leggermente la quantità di sciroppo.

Il mirto si serve ben freddo in piccoli bicchieri di vetro.

Leggi anche: Corbezzolo, un frutto quasi dimenticato ma ricco di proprietà

I migliori liquori di mirto scelti per voi

Realizzare il mirto in casa è un procedimento molto lungo e complesso e necessita di ingredienti di prima scelta. Per facilitarvi il compito e avere la possibilità di gustare questo ottimo liquore aromatico in qualsiasi momento, abbiamo studiato i migliori liquori di mirto in commercio e li abbiamo selezionati per voi:

Mirto Zedda Piras: tra i più diffusi e classici liquori di mirto, lo Zedda Piras rimane una garanzia di qualità sarda. Oltre alla classica variante di mirto rosso, lo stesso brand propone anche l’alternativo mirto bianco, preparato con le foglie.

Pure Sardinia Raro Wild Mirto. Questo mirto è prodotto con solo con bacche selvatiche di alta qualità. Ha un gusto balsamico e avvolgente dalle note finali delicatamente tanniche.

Liquore di mirto sardo Nuskus. Per i veri estimatori del mirto sardo, Nuskus propone una versione artigianale prodotta a Donori, in Sardegna.

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

Correlati

Il 2020 è stato l’anno dell’oceano tranquillo: cosa ha significato

Il lockdown ha frenato i movimenti via mare e ciò permetterà agli studiosi di analizzare l’impatto che i rumori umani hanno sulla fauna marina.

Stop alle gabbie negli allevamenti europei: a che punto sono i lavori della Commissione europea?

Il Parlamento europeo sostiene la campagna End the Cage Age, che chiede l’eliminazione dell’uso delle gabbie: in attesa il voto della Commissione. Italia tra i Paesi con più animali rinchiusi

Agrivoltaico, la sinergia tra agricoltura e pannelli solari

Fin da quando esiste l’agricoltura, la primaria fonte di benessere e resa delle piante...