sabato, Dicembre 5, 2020

Corbezzolo, un frutto quasi dimenticato ma ricco di proprietà

È un arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea, che produce un frutto dall’aspetto e dai colori inconfondibili. Non solo pianta ornamentale, il corbezzolo è anche ricco di proprietà fitoterapiche. Se ne utilizzano le foglie, le radici e i frutti.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Il corbezzolo è un arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea, che, se cresciuto in condizioni climatiche favorevoli, può raggiungere anche i 10 metri d’altezza. La pianta, conosciuta anche con il suo nome latino, arbutus unendo, fiorisce in autunno/inverno e fruttifica da agosto a novembre dell’anno successivo, motivo per il quale il corbezzolo si presenta contemporaneamente con frutti e fiori. Per questa sua caratteristica, le fronde della pianta sono comunemente utilizzate a scopo ornamentale, mentre, più spesso, se ne sottovalutano le interessanti proprietà curative e alimentari. Dell’albero di corbezzolo, infatti, si utilizza tutto: le foglie, le radici e i frutti. Conosciuto sin dai tempi antichi e molto amato dai Romani, le corbezzole sono ottimi per le marmellate e in Sardegna, dove la pianta viene ancora pienamente valorizzata, sono utilizzate per la produzione del miele amaro, nettare che contiene elevate proprietà antisettiche. Non di rado il corbezzolo è utilizzato anche per la cura delle affezioni bronchiali ed è un rimedio naturale in caso di cistiti e diarrea.

 A cosa fanno bene i corbezzoli? Ecco tutte le proprietà

corbezzolo
Il corbezzolo è un arbusto sempreverde tipico dell’Europa meridionale, nonché del Nord Africa. È molto diffusa anche sulle coste atlantiche del Portogallo, della Spagna e nel sud dell’Irlanda.

Il corbezzolo, insieme al giuggiolo, al nespolo, alle mele o alle pere cotogne, è considerato un “frutto dimenticato”. Per dirla tutta, di frutti dimenticati nel nostro Paese ne esistono centinaia di varietà. Con questa espressione ci si riferisce generalmente a piante di antica tradizione, che per secoli hanno fatto parte dell’alimentazione umana, e che, a un certo punto, sono state trascurate o abbandonate perché non adatte alle logiche commerciali più contemporanee. In controtendenza, molti gastronomi ne sostengono invece il recupero e la diffusione, poiché molto spesso queste piante oltre a produrre frutti dai sapori incredibili e particolari, sono anche ricche di proprietà officinali. Questo è anche il caso del corbezzolo.

Come accennato, della pianta si utilizza tutto, dalle radici al frutto. In particolare, le foglie contengono un’elevata concentrazione di tannini, polifenoli responsabili dell’azione antisettica sull’organismo. Sono ottime per la preparazione di decotti, consigliati in caso di problemi al fegato, alla cistifellea, ai reni e alle vie urinarie. Il frutto, invece, è ricco di vitamina E che, per la sua rinomata efficacia antiossidante, contrasta la formazione dei radicali liberi e previene l’invecchiamento cellulare. Come rimedio popolare, invece, il frutto di corbezzolo è usato per la sua capacità antidiarroica, oltre che per l’azione antispasmodica e diuretica. Alcuni lo preferiscono per alleviare gli stati infiammatori, grazie al suo potere disinfettante. Tuttavia, un consumo smodato del frutto viene sconsigliato a causa dell’elevata concentrazione di sostanze alcaloidi in esso contenute, che potrebbero avere controindicazioni sull’apparto digerente. E questa sua caratteristica sembra giustificare la definizione tratta da Plinio Il Vecchio che scriveva “unum edo”, cioè se ne mangia uno alla volta. Il legno del corbezzolo, infine, è decisamente apprezzato dai falegnami poiché adatto per la lavorazione al tornio e per essere levigato.

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Come si chiama il frutto del corbezzolo e altre curiosità

corbezzolo
Il frutto di corbezzolo, le corbezzole, hanno forma di bacca e crescono in grappolo.

I frutti del corbezzolo si chiamano corbezzole. Proprio come per gli altri frutti, dove l’albero è nominato con un sostantivo maschile, vedi il melo, il pesco o il pero, il frutto viene chiamato con un sostantivo femminile: la mela, la pesca o la pera. Dunque, anche per il corbezzolo la storia non cambia, motivo per il quale il frutto di corbezzolo viene chiamato corbezzola, al plurale corbezzole. Nonostante la ‘regola’, però, nell’uso comune è assai diffuso riferirsi al frutto della pianta con il suo nome maschile. Più raramente, i frutti di corbezzolo sono chiamati albatre e non di meno, qualcuno si riferisce all’arbusto anche chiamandolo pianta di Garibaldi. Il motivo? Per capire basterà osservare i bellissimi colori di questa pianta: foglie verdi, fiori bianchi e frutti rossi. In linea con il patriottismo risorgimentale, sono proprio i colori della bandiera italiana!

Cosa contengono i corbezzoli?

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Le corbezzole, quando pienamente mature, hanno un colore rosso acceso e superficie granulosa. La polpa all’interno è gialla.

La pianta di corbezzolo si presenta come arbusto e produce frutti dall’aspetto e dai colori inconfondibili. Tali frutti hanno una forma di bacca carnosa e un colore rosso acceso con superficie granulosa. La polpa è gialla e ha un sapore molto piacevole che la rende adatta all’uso alimentare. Proprio per questo, i frutti di corbezzolo vengono di norma utilizzati nella produzione di marmellate e liquori. Ma cosa contengono i corbezzoli? Il frutto è ricco di zuccheri, sino al 20%, ma contiene anche pectine, arbutina, pigmenti di varie tipologie, steroli, flavonoidi e vitamine, che ne favoriscono l’utilizzo officinale. Per quel che riguarda i valori nutrizionali, 100 grammi di corbezzole corrispondono all’incirca a 76 chilocalorie, 0,8 g di proteine e ha zero grassi.

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Che gusto ha il corbezzolo?

Il frutto di corbezzolo se maturo può essere consumato fresco e, solitamente, si tratta di una proposta molto apprezzata poiché il loro sapore è decisamente gradevole. Come accennato, per gustarli freschi bisogna aspettare che i frutti giungano a maturazione e si presentino di un colore rosso intenso, cosa che accade usualmente tra la fine di ottobre e dicembre. Di questo periodo, quindi, le corbezzole si possono usare anche semplicemente per arricchire macedonie, yogurt, gelati o dessert. Diversamente, si possono cucinare per la produzione di marmellate o impiegarle nella fermentazione per la preparazione di liquori, uso tipico in Sardegna, per esempio. Ma il frutto di corbezzolo si presta anche ad essere caramellato o conservato sotto spirito. Ancora, il nettare dei suoi fiori è molto apprezzato dalle api che ne producono un ottimo miele. Ma capiamo meglio insieme il suo sapore.

Miele di corbezzolo, una produzione di nicchia

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Miele di corbezzolo si presenta ambrato quando liquido, mentre tende al nocciola/marrone quando inizia a cristallizzare.

Per quanto in alcune località venga considerato un prodotto comune, il miele di corbezzolo in realtà è una delle tante produzioni di nicchia del nostro Paese, tra i mieli più rari e di difficile produzione da trovare in commercio. La pianta è piuttosto diffusa lungo la Penisola, ma la sua tardiva fioritura limita l’esercizio delle api. Il miele di corbezzolo, infatti, viene prodotto in zone in cui anche nella stagione autunnale il clima consente agli insetti di impollinare, e parliamo principalmente della Sardegna. Nelle annate buone qualche produzione c’è anche in Toscana. Una volta raccolto, inoltre, il miele di corbezzolo deve essere ulteriormente lavorato dall’apicoltore per ridurre l’umidità del miele qualora le api non fossero in grado di concentrarlo a sufficienza. Tutto questo rende il prezzo di questo prodotto decisamente elevato rispetto a quello di altre varietà.

Il suo sapore, però, è la caratteristica che lo contraddistingue veramente. Comunemente miele di corbezzolo viene descritto come “amaro” o “difficile”. Aroma e odore sono molto forti e pungenti. “All’olfatto ricorda il profumo delle foglie di edera, dei fondi di caffè, delle fave di cacao, del rabarbaro e della genziana. Al palato, similmente, restituisce un sapore di foglia di tabacco bagnata e di radici amare” scrivono gli esperti di 3Bee. Che dire, decisamente un miele di nicchia.

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Liquore di corbezzolo, la ricetta sarda

Il corbezzolo si presta anche alla produzione di ottimi liquori. Il suo frutto profumato dopo una lunga infusione, circa dieci giorni, restituisce un alcolico dal colore rossastro. Considerato un’eccellenza sarda, è molto apprezzato come digestivo. Anche in trasformazione, le corbezzole mantengono le loro proprietà benefiche. Bevuto bollente, infatti, il liquore è ottimo contro il mal di gola.

Marmellata di corbezzoli

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Il frutto maturo di corbezzolo tende a fermentare facilmente, motivo per il quale viene spesso conservato come mrmellata.

I frutti maturi di corbezzolo si presentano morbidi al tatto, mentre quelli molto maturi diventano come “spalmabili” e tendono a fermentare facilmente. Proprio per questo, il modo migliore per conservare e assaporare le corbezzole anche fuori stagione è farne della marmellata. La sua preparazione è abbastanza semplice, occorrono solamente corbezzole, limone e zucchero, quest’ultimo a discrezione del palato del consumatore, poiché il frutto maturo di corbezzolo è già estremamente dolce.

Che significa corbezzoli?

Come spiegato, nell’uso comune spesso ci si riferisce ai frutti della pianta di corbezzolo utilizzando il sostantivo maschile, dunque, erroneamente, i suoi frutti vengono anche chiamati corbezzoli. La parola, però, ha un ulteriore significato. Cercando la voce sul vocabolario Treccani, per esempio, all’espressione corbezzolo corrisponde anche la seguente definizione: “Esclamazione scherzosa di meraviglia, per ulteriore eufemismo da corbelli!. L’esclamazione “corbezzoli!”, infatti, si riferisce anche a un modo di dire. La parola non fa certo riferimento alla pianta, l’arbusto sempreverde, ma ha ben altre origini. I corbelli, di fatti, a loro volta sono eufemismo per indicare una parte del corpo maschile, i testicoli. Utilizzato soprattutto in Toscana, non è raro nella Regione ascoltare frasi del tipo: “avere qualcuno sui corbelli”, “rompere i corbelli”, etc… Inoltre, si legge su Treccani: “Corbello 2. eufemismo di coglione. Popolare: minchione, stupido. “Sei stato un bel corbello!”. Dunque, la parola viene anche utilizzata per riferirsi a persona sciocca.

Usata invece da bambini, o da persone che ambiscono a un linguaggio non volgare, la parola può esprimere anche il significato di esclamazione non scurrile, un modo di dire per rendere lo stupore o la meraviglia appunto. Anche se la sua origine non è tra le più nobili, l’esclamazione ‘corbezzoli!’ ha una dignità diversa dalla più comune parolaccia.

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Elza Coculo
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Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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