lunedì, Settembre 28, 2020

Vespignani: “Abbiamo strangolato il virus, siamo in grado di cambiare la traiettoria dell’epidemia”

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Alessandro Vespignani, epidemiologo e informatico italiano ormai da anni negli Stati Uniti, da mesi informa e suggerisce alla politica come sarebbe necessario agire per affrontare il virus e limitarne la diffusione. La Fase2 è necessaria, nulla in contrario alle aperture graduali, ma ad oggi, secondo l’epidemiologo, manca ancora un’infrastruttura di controllo e mitigazione del virus. Bisogna testare, tracciare e trattare, mettendo in pratica tutto quello che del virus è stato capito. Una fase necessaria alla ripartenza del Paese, che altrimenti dovrà limitarsi a concedere soltanto piccole aperture.

Non è solo un punto di vista

Alessandro Vespignani è romano, classe 55. Fisico di formazione, ha costruito la sua carriera tra l’Europa e l’America, ove ormai risiede da quasi vent’anni. Alla fine degli anni Novanta dallo studio dei virus informatici è passato allo studio di quelli biologici. Era in Congo contro Ebola quando ha iniziato a sviluppare modelli informatici per la tracciabilità dei dati e le analisi matematiche. Era sul campo contro Zika in Sud America, con la pandemia influenzale del 2009, con la Sars. E ora è nel team della Casa Bianca per il nuovo coronavirus. Sull’attuale situazione mette in guardia. Si legge nell‘intervista per TPI:

Abbiamo strangolato l’epidemia. Con il lockdown abbiamo rotto le reti di connessione con cui il virus si trasferisce e si spande tra la popolazione. Ma il virus non è sparito. Se adesso riapriamo tutto il virus tornerà, l’epidemia ricomincerà a crescere e produrrà grandi numeri.

Secondo Vespignani il contagio indotto rimane tra i più alti fattori di rischio, insieme al periodo di incubazione del virus. Rompere le reti di connessioni è stato un primo passo importante nella battaglia al Covid, ma bisogna continuare a lavorare con gli epidemiologi in questa seconda fase.

Step 1: testare

Vespignani ha le idee molto chiare. Il fatto che non ci sia ancora in nessun paese un’infrastruttura di contrasto del virus che impedisca la ricaduta rallenterà il ritorno alla normalità. Bisognerà testare. Tamponi e test, purché omologati. Nell’intervista:

Serve un esercito. Serve una determinazione ossessiva e spietata. Il Veneto sta diventando un ottimo modello. Proprio perché sono partiti dalla prima T. Ma non vedo nessun esercito.

La diffusione di questo coronavirus è molto difficile da prevedere. I calcoli per prevedere la famosa R0, la linea di contagio, sono di grande complessità previsionale. Ma soprattutto, dice Vespignani, la trasmissione asintomatica del virus genere molta confusione. Perciò è importante partire dai test. Leggi anche: Covid, i test sierologici per trovare gli anticorpi sono la soluzione?

Step 2: tracciare

Tracciare significa soprattutto isolare, risalire alle connessioni.

Appena sei positivo c’è qualcuno che ti chiama e ti chiede quante persone hai visto e chi sono. Poi si chiamano, si isolano e si seguono anche quelli. Bisogna risalire tracciando. E continuare a spiegare che anche se stai bene come un pupo, se hai avuto contatti con l’infetto te ne stai a casa due settimane, meno i giorni che sono passati dal tuo contatto.

Per fare ciò serve un esercito di tracciatori, insiste Vespignani. In molti paesi si stanno organizzando per farlo e sta andando bene. Cina, Corea del Sud, Honk Kong, Germania. Anche l’America ha avviato i bandi per partire al più presto. Non servono medici ma personale di base. Devono andare a prendere la temperatura con lo scanner e fare telefonate. Monitorare. E se ci sono problemi passare la palla ai medici.

L’app Immuni

In Italia non ci sono dispiegamenti di risorse in questo senso. C’è Immune, una app per il tracciamento. Ma l’epidemiologo è scettico. Potrebbe essere uno strumento di supporto, ma non può sostituirsi a un servizio umano. Commenta:

Da informatico credo nel valore della tecnologia, ma le persone vanno seguite. Lei se lo immagina uno che si alza la mattina e si isola perché lo schermo del telefonino gli diventa rosso? Sono isolato a casa, in quarantena, non faccio il tampone, nessuno sa come sto, e poi magari chiamo la ASL che non mi risponde perché ha tante telefonate. Folle.

Leggi anche: Arriva Immuni, l’app per tracciare i contagi da Coronavirus

Step 3: trattare

Il virus non si può trattare a casa. Anche per l’isolamento servono strutture dedicate. Dice l’epidemiologo:

Io non posso credere che in Italia ancora oggi si dica ad un infetto di chiedersi in casa sua. Ma prendete un albergo! Aprite una caserma. Fate quello che volete, ma non chiudete gli infetti nelle loro case, ad infettare i loro familiari.

Il professor Vespignani è stato favorevole alla riapertura lenta iniziata il 4 maggio in Italia. Il Paese deve necessariamente tornare a lavorare. Solo che la politica deve fare di più, deve seguire le regole dettate dall’epidemia o ascoltare chi con queste regole le conosce per professione.

Hai l’ospedale Covid e l’albergo dedicato? Hai già l’esercito dei tracciatori? Hai test e tamponi? Hai regole chiare e intellegibili per chi torna al lavoro? Hai le terapie intensive pronte? Hai modo di avere dati costantemente aggiornati su casi e decessi? Se non hai queste cose, allora non sei preparato.

Leggi anche: Silvestri: “Remdesivir contrasta Covid19. Il primo pugno sul naso della scienza a questo virus”

Lasciate combattere questa guerra agli scienziati

Io non sarei capace di trovare un vaccino, ma lavoro con i dati per capire quanti contagiati ci saranno domani, e tra un mese, a Milano, a Bergamo, o a New York. Il mio lavoro, lo dico senza ironia, è molto più simile a quello dei meteorologi. Come per loro, più lontana è la previsione, maggiore è il grado di approssimazione. Con due differenze importanti. La prima è che noi pronostichiamo quasi sempre catastrofi, non ci chiamano se c’è bel tempo. La seconda: un meteorologo ha sempre una bella immagine di un vortice da fare vedere. Noi, invece, non abbiamo nulla di così immaginifico da mostrare. Ma siamo in grado di cambiare la traiettoria dell’epidemia. Lasciate combattere questa guerra agli scienziati.

di Elza Coculo

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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