mercoledì, Settembre 23, 2020

Camera iperbarica, a cosa serve e quando si usa

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, 33 anni, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

La camera iperbarica, o camera di decompressione, è un apparato utilizzato in medicina per la somministrazione di terapie a base di alte concentrazioni di ossigeno.

All’interno del macchinario vengono infatti ricreate condizioni di pressione molto superiori rispetto a quella atmosferica, fino a 2 o 3 volte quella presente a livello del mare, esponendo il paziente a miscele di gas, in particolare ossigeno, o aria compressa ricca di ossigeno.

Una vera e propria camera

Si chiama “camera” perché è un apparato delle dimensioni di una piccola stanza. In realtà ne esistono modelli diversi: dalla grandezza di una capsula, in cui un individuo può entrare solo da sdraiato, a quelle multiple, che sembrano piccole cabine di aerei con qualche fila di posti a sedere e lo spazio di manovra di uno o due medici lungo il corridoio.

Quando si usa la camera iperbarica?

La camera iperbarica è utilizzata in tutti i casi in cui sia necessaria l’ossigenoterapia, una tecnica non invasiva che somministra l’ossigeno (02) in concentrazioni elevate per agevolarne la penetrazione nei tessuti.

Esistono anche altri strumenti di somministrazione di ossigenoterapia, come caschi, maschere e cappucci individuali.

Dove si trovano le camere iperbariche?

Solo i centri sanitari come ospedali e cliniche di grandi dimensioni hanno gli spazi sufficienti e il personale  specializzato per avere una o più camere di decompressione.

Anche i centri militari ne dispongono, tanto che nei casi in cui si debba procedere di urgenza, per esempio dopo una risalita incontrollata da grandi profondità, devono accogliere il paziente in pericolo.

Facile come respirare… o no?

L’aria che respiriamo, in condizioni di pressione atmosferica normali, è composta per il 20,9% di ossigeno, per il 78,08% di azoto e per la rimanente percentuale di altri gas e pulviscolo.

Quasi tutto l’ossigeno inspirato si lega all’emoglobina, mentre una parte si discioglie nel plasma. Più aumenta la pressione alla quale viene inalata l’aria, più i volumi di ossigeno disciolti nel plasma aumentano. L’02 contenuto nei tessuti sarà quindi maggiore, apportando svariati benefici.

Ossigenoterapia, i benefici

Perché è così efficace? L’aumento dell’ossigeno tissutale, indotto dall’assorbimento migliore che si ottiene portando la pressione a livelli più bassi, giova al corpo umano in diversi modi:

  • inibisce o uccide i batteri stimolando l’attività dei leucociti
  • crea un ambiente sfavorevole per i batteri anerobi, dove non riescono a sopravvivere, evitando l’estendersi dell’infezione
  • aumenta l’afflusso di sangue dei tessuti mal irrorati
  • stimola l’aumento dei fibroblasti del tessuto connettivo e del collagene
  • stimola la risposta immunitaria
  • ha proprietà antinfiammatorie per via della vasocostrizione
  • accelera il processo di riparazione delle lesioni legamentose, ossee, articolari o muscolari
  • accelera la cicatrizzazione, specie di lesioni diabetiche

Leggi anche: Oxygen bar, a Nuova Delhi l’aria pulita si paga

Cosa si cura con la camera iperbarica?  

L’ossigenoterapia è indicata per la cura di numerosi tipi di patologie e condizioni, acute e croniche. Ma chi prescrive la camera iperbarica?  L’ossigeno terapia iperbarica, o OTI, è paragonata a una terapia farmacologica, e quindi deve essere necessariamente un medico a prescriverla.

I rami specialistici in cui si utilizza di più sono: medicina clinica, diabete, traumatologia, medicina dello sport, neurologia, reumatologia e riabilitazione.

Alla luce di quanto detto, ecco i 5 principali utilizzi:

  1. Malattia o sindrome da decompressione: conosciuta con l’acronimo MDD, è una delle principali patologie associate alla camera iperbarica, nonché, come vedremo, il motivo per cui è stata creata. In estrema sintesi, si verifica specialmente nei sub che risalgono da profondità elevate senza rispettare i tempi di decompressione.

    I gas inerti, come l’azoto, disciolti nel sangue, non vengono smaltiti correttamente, ma secondo le leggi fisiche sulla pressione tornano rapidamente allo stato gassoso, creando microbolle responsabili di danni tissutali.

    Oltre che nelle immersioni, la condizione si verifica anche in caso di depressurizzazione della cabina aerea in alta quota. Spesso la MDD si associa all’embolia polmonare che vedremo tra poco.

    Nel caso in cui si verifichi MDD, l’unico mezzo per ristabilire il giusto equilibrio gassoso ed ematico è somministrare immediatamente ossigeno puro e recarsi al più presto in una struttura con camera iperbarica.

    Il trattamento riporta il paziente alla stessa pressione in cui si trovava quando è cominciata la risalita incontrollata in modo che il sangue abbia il tempo di smaltire il gas in eccesso.
  1. Embolia: questo termine indica l’occlusione di un vaso sanguigno ad opera di un coagulo o di una bolla gassosa, che non permette la corretta circolazione del sangue.

    I casi di emboli di gas, specie azoto, sono comuni, e pericolosi, tra chi pratica immersioni subacquee. Se i tempi di risalita e di relativa decompressione non vengono rispettati, l’azoto disciolto nel sangue subisce uno sbalzo di pressione non graduale e torna allo stato gassoso sotto forma di bolle che ostruiscono il flusso sanguigno.

    La terapia iperbarica in questi casi è molto utile perché riporta il gas allo stato liquido e permette di “risalire” artificialmente, invertendo il processo di gassificazione.
  1. Intossicazione da monossido di carbonio: l’avvelenamento da monossido di carbonio – CO – è una delle cause più comuni di morte per intossicazione da inalazione.

    Poiché il monossido di carbonio è inodore e incolore, spesso non ci si accorge nemmeno di esserne esposti. Entra rapidamente nel circolo ematico sostituendosi all’ossigeno e causando la morte dei tessuti.

    L’ossigenoterapia iperbarica può aiutare a espellere la carbossiemoglobina, prodotta dal legame tra monossido di carbonio ed emoglobina, e ripristinare i corretti livelli di ossigenazione del sangue.
  1. Infezione da clostridi: rientrano in questa categoria alcune patologie dei tessuti molli, come la miosite, la mionecrosi clostridiale (o cancrena gassosa) e la cellulite.

    Si verificano a seguito di traumi da compressione o interventi chirurgici e possono avere serie conseguenze. L’infezione origina dei gas nel tessuto molle colpito, dove i clostridi si diffondono rapidamente in condizioni anaerobiche.

    Anche in questo caso, la camera iperbarica viene utilizzata per ossigenare il sangue ai massimi livelli e impedire la proliferazione dei batteri, distruggendone l’ambiente di replicazione
  2. Lesione da schiacciamento, sindrome compartimentale acuta e altre ischemie traumatiche acute: questi tipi di condizioni cliniche sono causate da una pressione esercitata per lungo tempo su una porzione di corpo, spesso gli arti.

    In tutti i casi aumenta la pressione nei tessuti a tal punto che il sangue non può più circolare liberamente, causando ischemie. Si verifica anche grave ipossia dell’area interessata dallo schiacciamento e relativi danni vascolari.

    Aumentando la pressione dell’ossigeno nei tessuti, l’ossigenoterapia tempestiva può ridurre l’edema dovuto alla compressione e stimolare il processo riparativo dei tessuti.

Altre applicazioni

La camera iperbarica e la terapia dell’ossigeno risultano particolarmente efficaci anche per altri tipi di malattie come:

  • Acufeni o infiammazioni dell’orecchio
  • Anemia grave
  • Ascesso intracranico
  • Ictus
  • Infezioni necrotizzanti dei tessuti molli
  • Innesti e lembi compromessi
  • Insufficienza arteriosa, venosa e post-traumatica e relative ulcere cutanee
  • Lesioni acute da ustioni termiche
  • Lesioni da radiazioni e necrosi ossea
  • Osteomielite (refrattaria)
  • Perdita dell’udito neurosensoriale improvvisa idiopatica

Infine, aiutano le ferite a guarire più velocemente e con maggiore efficacia, contrastando le infezioni e stimolando il rilascio e la crescita delle cellule staminali.

Quanto tempo si può stare nella camera iperbarica? Quanto dura il trattamento?

A secondo del problema da trattare, le sedute di camera iperbarica possono essere più o meno lunghe, per periodi abbastanza brevi.

Di media una singola “discesa” e “risalita” dura intorno alle 2 ore. I cicli di sedute non durano, di solito, più di qualche mese.

Come funziona la camera di decompressione? Procedure e raccomandazioni

Lo svolgimento di una seduta di camera iperbarica è costantemente monitorato da uno specialista e sorvegliato dai tecnici addetti. Spesso il medico stesso si trova all’interno della camera stessa, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di necessità.

La permanenza all’interno del macchinario è solitamente piacevole e si svolge senza problemi: si può addirittura leggere o scrivere! Il paziente viene invitato a rilassarsi e a respirare normalmente, mentre la pressione dell’aria viene fatta scendere per poi risalire secondo tabelle ben precise.

Le fasi della camera di decompressione

La prima fase, di compressione o discesa, porta la pressione dell’ossigeno ai valori equivalenti a quelli presenti sott’acqua, dai 12 ai 18 metri.

La seconda fase, o di “permanenza in quota”, è una fase di stasi e assestamento della pressione. L’ossigeno entra profondamente nei tessuti e le microbolle di azoto vengono riassorbite. In questa fase si indossano maschere individuali, ove previste, per aumentare l’inalazione di ossigeno.

L’ultima fase, di decompressione o di risalita, riporta gradualmente la pressione del gas ai livelli presenti sul mare.

Dà fastidio il trattamento iperbarico?

L’unico fastidio che può insorgere durante la somministrazione dell’ossigeno è quello di sentire il classico “orecchio tappato”, sensazione che si ovvia sbadigliando o deglutendo. A volte si possono percepire brividi di freddo o accessi di calore a seconda della concentrazione di ossigeno che modifica la temperatura dell’aria.

Come si deve vestire un paziente in camera iperbarica?  

La raccomandazione è di non vestirsi mai con materiali facilmente incendiabili, come il nylon o le fibre sintetiche, data la presenza di ossigeno a elevate concentrazioni.

L’ossigeno è infatti un ottimo comburente, in grado di scatenare un incendio da una scintilla, che potrebbe originarsi dalla frizione elettrostatica dei tessuti acrilici.

È infatti vietato portare nella camera iperbarica qualsiasi materiale elettrico, elettronico o facilmente infiammabile o di usare prodotti, anche cosmetici, a base di petrolio.

Rischi e controindicazioni

A parte il succitato rischio di incendio per il quale è necessario attenersi a tutte le disposizioni del personale medico incaricato di seguire la terapia, i rischi legati all’utilizzo della camera iperbarica sono esigui.

Alcuni tipi di patologie pregresse, quali pneumotorace o broncopolmonite severa, o terapie farmacologiche, specialmente con disulfiram, doxorubicina o cisplatino, precludono l’utilizzo della terapia iperbarica.

Se ne sconsiglia l’uso anche in presenza di cardiopatie, febbre, enfisema, tumori e barotraumi dell’orecchio medio e per chi soffre di claustrofobia.

Possono, infine, esserci alcuni effetti collaterali indesiderati, anche se si verificano molto raramente.

I principali sono:

  • l’iperestensione polmonare o barotrauma che può portare a un vero e proprio pneumotorace
  • la miopia temporanea, se la concentrazione di ossigeno è troppo elevata. Di solito passa dopo 3 settimane dalla sospensione del trattamento
  • la rottura del timpano, causata dall’alta pressione
  • il fastidio o il prurito a livello cutaneo, dovuto alle microbolle di azoto. Una volta terminata la seduta dovrebbero sparire
  • mal di testa o senso di stanchezza, dovuti all’ipersaturazione del gas

Curiosità

La creazione della camera iperbarica

Il primo trattamento conosciuto di camera iperbarica risale al 1930, quando la marina statunitense la usò per trattare la malattia da decompressione. Le altre terapie basate sulla saturazione dell’ossigeno sono comparse tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento.

Camere private

Esistono come dicevamo anche delle piccole capsule iperbariche che sono utilizzate per lo più per il cosiddetto “mal di montagna”. Anche se non si tratta di un macchinario medico, sfruttano l’ossigenoterapia per lenire o curare patologie minori.

L’efficacia di tale pratiche ha convinto persino il famoso cantante Justin Bieber a farne uso. All’inizio di quest’anno, a sua detta, ha dormito più volte in una capsula iperbarica personale per ripulire il suo corpo dalle tossine sedimentate in anni di abuso di droghe.

Leggi anche: Realizzato il primo cuore artificiale stampato in 3d

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, 33 anni, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

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