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Copyright vs Internet, a rischio la libertà digitale

La riforma del copyright dovrebbe essere approvata martedì 26 marzo dal Parlamento Europeo. Vediamo quali effetti avrà sulla libertà di espressione nel mondo digitale.

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Avevamo parlato in precedenza dell’importanza della votazione del Parlamento Europeo sulla legge per il copyright digitale. Importante perché alcuni articoli di quel documento potrebbe impedire il libero utilizzo di immagini da usare per i social media, per esempio per i nostri amati meme, mezzo precipuo della comunicazione web.
Dopo due lunghi anni di attesa il testo della direttiva è finalmente pronto, aspettando la disamina del Parlamento Europeo. E, dobbiamo dirlo, non è un bel testo: i nostri timori si sono in parte avverati.

Filtri e restrizioni: cosa dice la direttiva

In primo luogo l’articolo 11 dichiara che i piccoli editori dovranno espressamente fornire il permesso scritto per ogni ripubblicazione delle notizie tramite una licenza.
E già questo basterebbe a far capire come si renderebbe farraginoso un sistema – la Rete – che per sua natura è invece agile e dinamico. Lo ha sostenuto anche Tim Berners-Lee, il quale creò proprio il World Wide Web 30 anni fa, al CERN di Ginevra, per veicolare velocemente grandi quantità di informazioni.
Proseguendo la lettura, poi, ci si imbatte anche nel celebre articolo 13, quello che prevederebbe filtri per l’uploading di immagini. Una sorta di dogana anti-meme, come abbiamo detto, ma non solo. L’articolo 13 della direttiva Copyright dichiara infatti che tutte le piattaforme web che consentono il caricamento di immagini da parte degli utenti – i social media, per esempio – dovranno munirsi di licenze per tali contenuti multimediali.
Questa regola vale per tutti? Non proprio, perché nella direttiva sul Copyright di Internet vengono ammesse eccezioni per siti o imprese che:
1) Siano aperti da meno di 3 anni
2) Abbiano un fatturato annuo inferiore a 10 milioni
3) Abbiano meno di 5 milioni di visitatori al mese
Dulcis in fundo, ci imbattiamo nell’articolo 3: un confuso giro di parole per dire che gli autori possono impedire qualsiasi utilizzo da parte di terzi, a meno che si tratti di questioni di ricerca.

Gli effetti della normativa sul digitale

Gli effetti che potrebbe produrre questa normativa sul Copyright sul digitale sono numerosi e nefasti. Innanzitutto è quasi fisiologicamente impossibile per una piattaforma online possedere i diritti di tutti i contenuti multimediali che possono essere caricati. In aggiunta, per impedire il caricamento di contenuti protetti da Copyright da parte degli utenti, questi siti dovranno armarsi dei celebri filtri: ma, come ben sappiamo, la fauna dei contenuti digitali non è monodimensionale. Questi tornelli virtuali dovranno infatti saper filtrare testi, immagini, melodie, ritmi, volti, disegni, modelli 3D et coetera.
Questi filtri, insomma, saranno costosissimi. E a non poter permetterseli saranno proprio le piccole aziende e i piccoli siti web, alimentando ancor di più l’oligopolio mediatico che già infesta Internet.

Voci critiche: Tim Berners-Lee e non solo

Come accennato, Berners-Lee e altri esperti del settore hanno levato un grido pubblico in favore della libertà di Internet, contro la direttiva sul Copyright. Con le testuali parole provenienti dalla lettera di monito inviata ad Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, Berners-Lee e gli altri paladini della libertà digitale affermano:
L’articolo 13 della direttiva Copyright minaccia Internet perché, sebbene anche noi siamo tutti creatori di contenuti e vogliamo rispetto per le nostre creazioni, non è la giusta via per ottenere questi benefici. Internet è nato libero e opera per la libertà di parola e comunicazione – e questa direttiva sul Copyright uccide lo spirito di Internet.
Un vibrante invito per il Parlamento Europeo a riesaminare il testo della direttiva. Anzi, per il bene di Internet, il gruppo di pionieri digitali auspica la completa distruzione dell’articolo 13.
La direttiva Copyright, insomma, è un testo che appare nebuloso e pericoloso, che favorisce palesemente la grande editoria a detrimento delle piccole piattaforme digitali.
Dobbiamo stare all’erta, insieme.
Nuvole oscure si stanno addensando sulle praterie digitali.
di Alessandro Isidoro Re
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